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Collegare sapere e crescita: quali politiche?

Written by Francesco Profumo Wednesday, 14 October 2015 14:45 Print

L’economia della conoscenza avrà sempre più bisogno di persone in possesso della giusta combinazione di competenze tanto trasversali quanto specialistiche. Le risposte che questa sfida impone di adottare richiedono l’attuazione di riforme in alcuni ambiti prioritari: aumento del numero di diplomati nell’istruzione superiore, miglioramento della qualità e della pertinenza dello sviluppo del capitale umano nell’istruzione superiore e creazione di meccanismi efficaci di governance e di finanziamento a sostegno dell’eccellenza, rafforzamento del “triangolo della conoscenza” tra istruzione, ricerca e attività economica.

La formazione e il mercato del lavoro per i 500 milioni di cittadini dei 28 paesi dell’Unione hanno sempre più una dimensione europea e la Strategia Europa 2020, le sue “iniziative faro” e i nuovi “orientamenti integrati” pongono la conoscenza al centro degli sforzi dell’UE per ottenere una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva. La proposta della Commissione relativa al quadro finanziario pluriennale 2014-20 sostiene questa strategia attraverso un aumento significativo del bilancio dedicato all’investimento in istruzione, ricerca e innovazione. In effetti l’istruzione, e in particolare l’insegnamento superiore e i suoi collegamenti con la ricerca e l’innovazione, svolgono un ruolo fondamentale nei progressi dei singoli e della società, oltre che nella formazione del capitale umano altamente qualificato e dei cittadini di cui l’Europa ha bisogno per creare posti di lavoro, favorire la crescita economica e garantire la prosperità.

L’Europa non è più alla guida della corsa mondiale verso la conoscenza e il talento, mentre l’investimento delle economie emergenti nell’istruzione superiore aumenta rapidamente. Malgrado il fatto che entro il 2020 il 35% di tutti i posti di lavoro nell’UE richiederanno qualifiche elevate, oggi solo il 26% della manodopera possiede un diploma d’istruzione superiore. L’Europa è in ritardo per quanto riguarda la quota di ricercatori nella popolazione attiva totale: 6%, contro il 9% negli Stati Uniti e l’11% in Giappone.

L’economia della conoscenza ha bisogno di persone che siano in possesso della giusta combinazione di competenze: competenze trasversali, digitali per l’era digitale, creatività e adattabilità unite a una solida conoscenza del settore prescelto (ad esempio scienze, tecnologia, ingegneria o matematica). Ma un numero crescente di datori di lavoro nel settore pubblico e in quello privato, in particolare nei settori a forte intensità di ricerca, sottolinea gli squilibri e le difficoltà che incontra per individuare persone capaci di rispondere alle loro esigenze in costante evoluzione.

La principale responsabilità nell’attuazione delle riforme nell’istruzione superiore spetta agli Stati membri (e quindi anche all’Italia) e agli istituti. Tuttavia, il Processo di Bologna, il progetto di modernizzazione delle università dell’UE e la creazione dello Spazio europeo della ricerca dimostrano che le sfide e le risposte strategiche superano ampiamente le frontiere nazionali.

Al fine di ottimizzare il contributo dei sistemi d’istruzione superiore europei a una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva devono essere realizzate riforme in alcuni settori prioritari: aumento del numero di diplomati nell’istruzione superiore a tutti i livelli; miglioramento della qualità e della pertinenza dello sviluppo del capitale umano nell’istruzione superiore e creazione di meccanismi efficaci di governance e di finanziamento a sostegno dell’eccellenza, rafforzamento del “triangolo della conoscenza” tra istruzione, ricerca e attività economica.

Inoltre, la mobilità internazionale degli studenti, dei ricercatori e del personale, nonché l’internazionalizzazione crescente dell’insegnamento superiore, influiscono fortemente sulla qualità e su ciascuno di questi settori principali. I paesi membri più attenti a tali temi hanno messo in atto politiche a livello nazionale strettamente connesse con quelle dell’Unione europea, con canali di finanziamento e di cofinanziamento in modalità matching funds, che hanno consentito un utilizzo ottimale dei fondi europei, che, non dobbiamo dimenticare, derivano dai tax payers dei singoli paesi (e quindi anche dagli italiani). Il nostro paese è in ritardo su queste politiche e deve avviare un processo accelerato di recupero, perché ormai il tempo è scaduto.

AUMENTARE IL LIVELLO DI QUALIFICAZIONE PER FORMARE DIPLOMATI E RICERCATORI

L’obiettivo principale di Europa 2020 in materia di istruzione prevede che, entro il 2020, almeno il 40% dei giovani del nostro paese sia in possesso di un diploma d’istruzione superiore o equivalente. I livelli di qualificazione sono fortemente aumentati un po’ ovunque in Europa nel corso dell’ultimo decennio, ma rimangono ancora insufficienti per rispondere alla crescita prevista dei posti di lavoro a forte intensità di conoscenza, per rafforzare la capacità europea di trarre vantaggio dalla globalizzazione o perpetuare il modello sociale europeo. Moltiplicare il numero di diplomati dell’istruzione superiore deve inoltre essere un catalizzatore a favore del cambio sistemico, del miglioramento della qualità e dell’elaborazione di nuovi modi per impartire l’insegnamento.

L’Italia ha bisogno di attrarre un campione più vasto della società verso l’istruzione superiore, compresi i gruppi svantaggiati e vulnerabili, e di mobilitare tutte le risorse necessarie a raccogliere questa sfida; è inoltre essenziale ridurre i tassi di abbandono nell’istruzione superiore. Ma l’insegnamento terziario non può da solo rispondere a questo sviluppo delle aspirazioni e delle realizzazioni: il successo verrà anche dalle politiche volte a migliorare i risultati educativi precedenti e a ridurre l’abbandono scolastico conformemente all’obiettivo della Strategia Europa 2020 e la recente raccomandazione del Consiglio relativo all’abbandono scolastico precoce.

L’Italia ha anche bisogno di un maggior numero di ricercatori, per preparare il terreno alle industrie del domani. Per le economie a maggiore intensità di ricerca, e per raggiungere l’obiettivo del 3% del PIL dedicato agli investimenti nella ricerca, l’Unione avrebbe bisogno di un milione di nuovi posti di lavoro nella ricerca, soprattutto nel settore privato. Lottare contro gli stereotipi ed eliminare gli ostacoli incontrati dalle donne per raggiungere livelli più alti nel terzo ciclo universitario e nella ricerca – soprattutto in alcune discipline e in posti direttivi – può consentire di liberare talenti non ancora sfruttati.

MIGLIORARE LA QUALITÀ E LA PERTINENZA DELL’ISTRUZIONE SUPERIORE

L’insegnamento superiore incrementa il potenziale individuale e deve dotare i diplomati delle conoscenze e delle competenze trasferibili che consentiranno loro di riuscire a ottenere posti altamente qualificati. Tuttavia, i programmi d’insegnamento reagiscono spesso con lentezza all’evoluzione delle esigenze dell’economia in generale e non riescono ad anticipare le carriere del futuro, né a contribuire a modellarle; i diplomati fanno fatica a trovare un impegno di qualità che sia conforme ai loro studi. Associare i datori di lavoro e le istituzioni del mercato del lavoro alla definizione e alla realizzazione dei programmi, sostenere gli scambi di personale e introdurre l’esperienza pratica nei corsi può aiutare ad adattare i programmi di studio alle necessità attuali e future del mercato del lavoro, favorendo l’occupabilità e lo spirito imprenditoriale. Un migliore controllo da parte degli istituti d’istruzione dei percorsi di carriera dei loro ex studenti può fornire importanti informazioni sull’elaborazione dei programmi e migliorare la loro pertinenza.

Il bisogno di approcci e di metodi d’insegnamento e di apprendimento flessibili e innovativi è sempre più evidente: per migliorare la qualità e la pertinenza ampliando il numero di studenti, per aumentare la partecipazione di gruppi diversificati di discenti e per lottare contro l’abbandono scolastico. Un modo determinante di ottenere questi risultati consiste nello sfruttare le capacità di trasformazione collegate alle ICT e alle nuove tecnologie per arricchire l’insegnamento, migliorare le esperienze di apprendimento, sostenere l’apprendimento personalizzato, facilitare l’accesso grazie all’apprendimento a distanza e alla mobilità virtuale, razionalizzare l’amministrazione e creare nuove opportunità per la ricerca.

La riforma e la modernizzazione dell’istruzione superiore nel nostro paese dipendono dalla competenza e dalla motivazione degli insegnanti e dei ricercatori. Spesso, tuttavia, il reclutamento degli insegnanti e dei ricercatori non tiene conto di queste esigenze. Migliori condizioni di lavoro, accompagnate da procedure di reclutamento trasparenti ed eque, un migliore sviluppo professionale iniziale e continuo e un migliore riconoscimento e valorizzazione dell’eccellenza nell’insegnamento e nella ricerca sono essenziali per fare in modo che l’Italia produca, attiri e conservi il personale universitario di alto livello di cui ha bisogno.

AUMENTARE LA QUALITÀ CON LA MOBILITÀ E LA COOPERAZIONE TRANSNAZIONALE

La mobilità a fini d’apprendimento aiuta gli individui a rafforzare le loro competenze professionali, sociali e interculturali nonché la loro occupabilità. I ministri dello Spazio europeo dell’insegnamento superiore (EHEA) (e quindi anche il nostro ministro dell’Istruzione, dell’università e della ricerca) hanno deciso di raddoppiare la quota di studenti che compiono un periodo di studio e di formazione all’estero portandola al 20% entro il 2020. L’EHEA ha apportato profondi cambiamenti: la struttura laurea-master-dottorato e il progressi nella garanzia della qualità hanno facilitato la mobilità individuale e rafforzato le istituzioni e i sistemi. Al tempo stesso, lo sviluppo dello Spazio europeo della ricerca (SER) sta incrementando la complementarità tra i sistemi nazionali al fine di migliorare l’efficacia, in termini di costi, degli investimenti destinati alla ricerca e intensificare gli scambi e la cooperazione tra gli istituti.

In Europa il riconoscimento dei titoli universitari ottenuti all’estero è ancora troppo difficile; la portabilità delle borse e dei prestiti è limitata, così come la mobilità “verticale”; una serie di ostacoli limitano a loro volta la libera circolazione dei ricercatori nell’ambito dell’UE. L’applicazione della raccomandazione del Consiglio volta a promuovere la mobilità a fini di apprendimento, e il ricorso a strumenti europei di garanzia della qualità, come il Registro europeo delle agenzie di garanzia della qualità, potrebbero facilitare la fiducia reciproca, il riconoscimento accademico e la mobilità.

ATTIVARE IL TRIANGOLO DELLA CONOSCENZA

La futura capacità dell’Europa in termini d’innovazione dipenderà dal fatto che gli istituti d’istruzione superiore accetteranno di svolgere pienamente il loro ruolo nell’ambito del “triangolo della conoscenza”, accanto alle imprese e agli organismi di ricerca non universitari.

L’Istituto europeo di innovazione e tecnologia (EIT) costituisce un autentico modello d’integrazione dell’istruzione superiore nel triangolo della conoscenza. Attraverso programmi d’istruzione con eccellente reputazione accademica, l’EIT e le sue “comunità della conoscenza e dell’innovazione” favoriscono l’imprenditorialità a forte intensità di conoscenza basata sulla ricerca pluridisciplinare e innovativa. L’EIT si sforzerà sempre più di diffondere le lezioni ricavate, fornendo in tal modo esempi di partnership integrate e di nuovi modelli di governance e di finanziamento al fine di aumentare il potenziale d’innovazione degli istituti d’istruzione superiore, in collaborazione con le imprese. Il nostro paese, anche in questo caso, non ha saputo utilizzare al meglio le opportunità proposte dell’EIT, che nel 2010 e nel 2013 ha bandito due call nei settori ICT, energia, cambiamenti climatici, salute e materiali e in Italia solo Trento e l’ENEA sono stati selezionati per la creazione di un co-location center nell’ambito delle comunità della conoscenza e dell’innovazione.

SOSTENERE LE RIFORME ATTRAVERSO LA RACCOLTA DI DATI PER LE POLITICHE, L’ANALISI E LA TRASPARENZA

Il nostro paese dovrà sforzarsi di migliorare l’insieme dei dati che servono all’elaborazione delle politiche nei settori essenziali. Le informazioni disponibili sulle prestazioni degli istituti d’istruzione superiore sono principalmente incentrate su università a forte intensità di ricerca e riguardano pertanto solo una porzione minima degli istituti d’istruzione superiore in Europa: è essenziale sviluppare un’ampia gamma di analisi di dati, vertenti su tutti gli aspetti della prestazione – per orientare le scelte di studio degli studenti, consentire agli istituti di individuare e sviluppare i loro punti di forza e sostenere i decisori nelle loro scelte strategiche di riforma dei sistemi d’istruzione superiore. Una serie di elementi dimostrano che è possibile elaborare uno strumento pluridimensionale di classificazione e d’informazione, ampiamente sostenuto dalle parti interessate del settore dell’istruzione.

Inoltre, una migliore conoscenza del mercato del lavoro in termini di bisogni di competenze presenti e future aiuterebbe a individuare i comparti che favoriscono la crescita e l’occupazione e rafforzerebbe l’adeguamento tra l’istruzione e le esigenze del mercato del lavoro. Come già indicato nella strategia per le nuove competenze e l’occupazione, la Commissione elaborerà il “Programma europeo delle competenze” destinato a migliorare le conoscenze in materia di bisogni di competenze presenti e future.

MIGLIORARE LA GOVERNANCE E IL FINANZIAMENTO

I sistemi d’istruzione superiore richiedono un finanziamento adeguato e la Strategia Europa 2020 sottolinea la necessità, al momento di stabilire le priorità delle spese pubbliche, di proteggere l’istruzione e la ricerca, settori che favoriscono la crescita. Tuttavia, anche se i livelli di spesa variano considerevolmente tra i vari Stati membri, l’investimento totale nell’istruzione superiore è troppo debole in Europa: 1,3% del PIL in media, contro il 2,7% degli Stati Uniti e l’1,5% del Giappone. Anche per l’Italia, l’investimento pubblico deve rimanere il fondamento di un’istruzione superiore sostenibile; tuttavia le dimensioni del finanziamento richiesto per supportare e sviluppare sistemi d’istruzione superiore di qualità richiederà ulteriori fonti di finanziamento, siano esse pubbliche o private. Gli Stati membri si sforzano sempre più spesso di ottimizzare il valore delle risorse investite, in particolare grazie ad accordi di rendimento mirati con gli istituti, finanziamenti concessi sulla base di gare d’appalto e convogliando gli aiuti direttamente sugli individui. Essi cercano di diversificare le fonti di finanziamento utilizzando gli investimenti pubblici per mobilitare altri tipi di risorse e ricorrendo ulteriormente al finanziamento privato; le tasse d’iscrizione tendono a generalizzarsi, in particolare a partire dal livello di master.

Le sfide che deve affrontare il settore dell’istruzione superiore richiedono una governance e sistemi di finanziamento più flessibili, in grado di conciliare una maggiore autonomia con la responsabilità degli istituti d’istruzione verso tutte le parti interessate. Istituti autonomi possono specializzarsi più facilmente e ciò favorisce i buoni risultati a livello dell’istruzione e della ricerca nonché la diversificazione nell’ambito dei sistemi d’istruzione superiore. I vincoli giuridici, finanziari e amministrativi continuano tuttavia a ostacolare la libertà degli istituti di definire le loro strategie e strutture e di differenziarsi dai loro concorrenti. L’efficacia degli istituti d’istruzione superiore, e quindi dell’investimento pubblico, può essere rafforzata mediante una riduzione dei vincoli che gravano sulla raccolta di fondi privati, sull’investimento di capitale, sulla proprietà dell’infrastruttura, sulla libertà di assumere personale e sull’accreditamento.

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