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Editoriale 8/2012

Written by Italianieuropei Monday, 03 September 2012 17:22 Print


Alla vigilia di un’altra settimana delicatissima per i mercati, con una dichiarazione congiunta seguita al colloquio telefonico del 28 luglio, il presidente del Consiglio italiano Mario Monti e il Cancelliere tedesco Angela Merkel hanno lanciato un messaggio rassicurante sulla tenuta della moneta unica: Italia e Germania faranno tutto quanto è necessario per proteggere la zona euro. È un’affermazione che segue quella, dello stesso tenore, fatta dal presidente della Banca centrale europea Mario Draghi alcuni giorni prima, e segna un’inversione di tendenza rispetto al passato: la politica non sembra più disposta a farsi dettare l’agenda dai cosiddetti “mercati”. La palla è ora, di nuovo, nelle mani del Cancelliere Merkel e la Germania, per l’ennesima volta dall’inizio della crisi, si trova a dover decidere quali margini di flessibilità è disposta a concedere pur di offrire una chance di futuro alla moneta unica europea.

All’analisi delle ragioni profonde dell’atteggiamento tedesco nei confronti del progetto europeo e delle sorti e delle politiche dei suoi partner è dedicata la rubrica di apertura di questo numero. Vedremo che sono ragioni di natura economica, sociale, politica e morale che, sopite per alcuni anni, vengono spinte oggi a galla dai timori generati dalla crisi. Sono proprio le difficoltà e le incertezze di questi anni che hanno portato alla luce le profonde differenze culturali tra la Germania e i suoi vicini europei e i nodi irrisolti della costruzione dell’Unione europea che risalgono al Trattato di Maastricht.

L’atteggiamento tedesco presenta molte più sfaccettature di quanto non faccia trasparire l’approccio “intransigente” di Angela Merkel e la complessità della situazione non consente di distinguere in senso assoluto i “buoni” dai “cattivi”. In Europa, infatti, capita che paesi solidi sul fronte del debito pubblico non lo siano affatto per quanto riguarda la solidità delle loro banche. «Le banche tedesche – afferma Edoardo Reviglio nel suo contributo – sono oggi un rischio per l’Europa, non una opportunità; né più né meno del debito pubblico italiano o della bolla immobiliare spagnola o della inettitudine in materia di politica fiscale della Grecia». Quello della solidità del sistema bancario è il fronte su cui si giocherà la prossima fase di questa complessa crisi. «Affermiamo che è imperativo spezzare il circolo vizioso tra banche e debito sovrano» si legge nella Dichiarazione del vertice della zona euro del 29 giugno, documento in cui si prefigura anche la creazione di un «efficace meccanismo di vigilanza unico con il coinvolgimento della BCE» in virtù del quale sarà possibile, all’occorrenza, un intervento dello ESM per «ricapitalizzare direttamente gli istituti bancari».

Sono ormai ampiamente riconosciute le responsabilità che la deregolamentazione del settore finanziario e l’abnorme finanziarizzazione dell’economia che ne è seguita hanno avuto nel provocare la crisi, così come è noto il ruolo propulsivo che in questo processo ha avuto il sistema bancario, colpevole, oltretutto, di aver tradito la sua missione originaria: quella di raccogliere il risparmio per indirizzarlo al sostegno finanziario dell’economia reale, delle famiglie e delle imprese. Anche su questo fronte, è tempo che la politica torni a fare la sua parte, a svolgere il ruolo di mediazione e di “redistribuzione dei compiti” che le è proprio.

Alla tenuta del sistema bancario continentale, all’analisi del ruolo che gli istituti di credito potranno, anzi dovranno giocare per garantire la ripresa economica in Europa e all’azione positiva cui la politica è chiamata in questo settore sono dedicati gli articoli dell’Agenda di questo numero.

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