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Quale ruolo per le donne?

Written by Nezha El Ouafi Thursday, 03 May 2012 15:48 Print

Un ruolo importante nelle rivoluzioni della Primavera araba è stato svolto dalle donne, che ora stanno lottando, nei Parlamenti nazionali, affi nché vengano riconosciuti, oltre al principio di parità di genere, i più ampi e fondamentali diritti civili degli individui. È quanto, ad esempio, sta avvenendo in Marocco.


Il movimento delle donne in Marocco è senza dubbio un esempio di impegno collettivo e della volontà di cambiare di quel paese. Rappresenta un contributo essenziale per il cambiamento e per le riforme che riguardano i diritti umani e civili, che hanno prodotto le riforme del Codice del lavoro, del Codice della famiglia, e i diritti costituzionali delle donne che hanno introdotto la parità di genere. Queste riforme rappresentano un modello di conciliazione tra le norme previste dal sistema legislativo islamico e l’insieme dei diritti ritenuti patrimonio comune a tutto il genere umano. Ciò che contraddistingue la lotta delle donne in Marocco è la pluralità delle voci all’interno del movimento, di cui fanno parte anche le cosiddette “femministe musulmane”, donne che vogliono liberarsi di quel pesante fardello culturale che grava su di loro e che non ha fondamento né nella religione né nella cultura islamica, che sono invece basate sull’integrazione e sull’uguaglianza tra gli uomini e le donne; nella cui storia ci sono importanti esempi di donne che hanno partecipato con entusiasmo alle lotte di emancipazione, riconoscendosi nel giusto equilibrio tra l’eredità storica della corretta interpretazione islamica e il patrimonio umano comune. Per quanto riguarda i diritti delle donne, ci soffermiamo su alcuni aspetti della lotta che stanno portando avanti, soprattutto nella fase di epocale cambiamento che tutto il mondo arabo islamico sta vivendo nei rapporti con l’Occidente.

In primo luogo bisogna segnalare che il progetto dei partiti cosiddetti islamisti, attraverso i quali queste donne operano, non è un progetto di carattere religioso, e nel suo programma non sono incluse né la diffusione né la propaganda della religione islamica. In Marocco, ad esempio, le uestioni religiose sono di competenza del re.

I movimenti politici femminili di ispirazione islamica presenti in Turchia, in Marocco, in Egitto e in Tunisia sono fieri del loro richiamarsi  al patrimonio musulmano e lavorano per influenzare il modello culturale  arabo-islamico e trarre beneficio dai valori, dalla cultura e dalle esperienze democratiche degli altri paesi.

Non è perciò necessario difendere la democrazia con il solo approccio secolare; i messaggi lanciati dalla gioventù araba nelle piazze che inneggiavano  alla libertà hanno dimostrato che non c’è antagonismo tra la democrazia e i riferimenti religiosi e culturali dei popoli, quali che siano, perché la democrazia soddisfa un’esigenza dei popoli, è la base della dignità, della giustizia sociale e dell’uguaglianza. Il partito marocchino Giustizia e sviluppo rappresenta un esempio di partito fiero della storia e del patrimonio religioso e culturale dei marocchini e impegnato, insieme alle altre forze politiche, nella difesa della  democrazia intesa come sistema non in opposizione a quello religioso. Le priorità che questi movimenti si danno sono la difesa della dignità e della libertà,la lotta alla corruzione e alla tirannia. L’Occidente dovrebbe evitare di guardare ai partiti islamisti utilizzando degli stereotipi, di demonizzarli  e condannarli senza alcuna distinzione.

Dovrebbe invece accettarne l’esistenza, così come accetta che partecipino  attivamente alla vita politica europea partiti con un chiaro riferimento religioso e che, più di una volta, ad esempio in Belgio, hanno ricoperto posizioni  di potere. Quando ci riferiamo al mondo arabo questi movimenti vengono inseriti nella cornice negativa del fondamentalismo e dell’estremismo.  Non si può d’altro canto non fare riferimento all’evoluzione sia  sul piano teorico che su quello pratico che hanno vissuto questi partiti, come nel caso, ad esempio, della Tunisia e del Marocco e che li ha portati  ad abbracciare i valori del pluralismo, della democrazia e dell’allargamento dei confini dell’impegno civile rifiutando ogni azione violenta.

Oggi viviamo inoltre il momento della caduta dei regimi fantoccio, che dovrebbe porre fine al rapporto ineguale che regolava le relazioni fra l’Occidente e il mondo arabo e islamico; un rapporto che a lungo si è  fondato su un principio di sicurezza geopolitica e di convenienza econo-mica, senza preoccuparsi che fosse garantito alcun sostegno all’affermazione  della democrazia, della libertà, del rispetto dei diritti umani e della  dignità dei cittadini arabi.

I fautori della democrazia, della libertà e della dignità devono chiedere ai  governi occidentali di riesaminare questo rapporto in modo coerente con  i principi della democrazia occidentale, della libertà e dei diritti umani, e di non mettere questi principi da parte quando si tratta di proteggere i loro interessi: questo è il compito di sensibilizzazione che devono svolgere  i cittadini, i leader politici e le organizzazioni della società civile.

Le donne dei partiti di ispirazione islamica in Marocco dovrebbero impegnarsi affinché:

a) venga riconosciuta chiaramente l’uguaglianza dei diritti, la libertà politica,culturale,civile,sociale, economica;

b) venga riconosciuto il principio della parità di genere nelle istituzioni  rappresentative del paese; che venga combattuta ogni forma di discriminazione e rimarcata l’intangibilità della dignità delle donne; che vengano allo stesso tempo garantite pari opportunità per tutti e una attenzione particolare alla tutela delle donne che versano in condizioni di vulnerabilità  (articolo 19 della Costituzione marocchina);

c) che venga tutelata la famiglia, in quanto nucleo fondante della società  e strumento indispensabile per conseguire l’integrazione, la solidarietà,  la sua enfasi sulla necessità di essere garante delle istituzioni; e concretizzazione dell’uguaglianza, della dignità e della giustizia sociale.

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