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Legami

Written by Michele Ciliberto Tuesday, 22 November 2011 18:52 Print
Legami Illustrazione di Emanuele Ragnisco

Il problema dei legami è in positivo e in negativo, direttamente o indirettamente, uno dei punti centrali della riflessione filosofica e politica moderna. Se si volesse però individuare un grande classico che lo pone al centro della sua riflessione si potrebbero citare i “Discorsi” di Machiavelli e, in modo particolare, i capitoli del primo libro in cui si affronta


Il problema dei legami è in positivo e in negativo, direttamente o indirettamente, uno dei punti centrali della riflessione filosofica e politica moderna. Se si volesse però individuare un grande classico che lo pone al centro della sua riflessione si potrebbero citare i “Discorsi” di Machiavelli e, in modo particolare, i capitoli del primo libro in cui si affronta la questione della religione.

Per Machiavelli, infatti, essa costituisce, precisamente, il legame, il vincolo che tiene avvinta una civiltà e che ne fonda la forza e la potenza. Si tratta naturalmente di verificare, volta per volta, di che religione si tratti perché è quella di tipo civile che può svolgere effettivamente questo compito, come è reso evidente dall’esperienza dei romani. Quando il legame religioso viene meno, una società, uno Stato, entra invece in crisi, si corrompe e finisce uscendo dal cerchio della storia e precipitando nella barbarie.

Machiavelli, in altre parole, secolarizza il concetto di religione, dandone una interpretazione strettamente politica, estranea a ogni considerazione di tipo trascendente. In questo senso si può dire che il moderno concetto di ideologia – quale è stato teorizzato, ad esempio, da Gramsci nei “Quaderni del carcere” – è una ripresa e uno sviluppo di una concezione del vincolo di questo tipo: per il partito politico – specie in quanto prefigurazione del futuro Stato – è fondamentale una ideologia autonoma e indipendente, nella quale i suoi militanti possano riconoscersi e unificarsi dando vita a quello che Gramsci definisce un centralismo di tipo “organico”, contrapposto a quello di carattere “burocratico”. Quest’ultimo nasce precisamente dalla crisi, o dalla rottura, del legame originario rappresentato, nel suo campo specifico, dalla moderna ideologia.

Nella riflessione sui legami c’è un nesso continuo con il concetto di crisi, come si può vedere nella riflessione di Tocqueville sulle origini, e sulle cause, della Rivoluzione francese; o in quella sviluppata da Marx ne “La questione ebraica”, dove si sottolinea come la “rivoluzione politica” abbia dissolto i legami operanti nella società civile affrancando l’uomo e rendendolo indipendente, ma precipitandolo in una situazione di isolamento, di chiusura, di puro egoismo.

È lo stesso tipo di problemi con cui Tocqueville, or ora citato, si era confrontato ne “La democrazia in America” rilevando che l’uguaglianza «pone gli uomini fianco a fianco, senza un comune legame che li unisca» e spinge l’individuo «a non pensare ai suoi simili».

Dall’analisi della crisi e dalle modalità individuate per risolverla scaturisce, in modo congiunto, la riflessione sui legami che ha connotato la tradizio-ne socialista e in particolare il pensiero di Marx – a cominciare, come è ovvio, dai legami di “classe”, che sono stati il punto di riferimento essenziale (sia sul piano teorico che su quello pratico) del movimento operaio lungo tutta la sua storia, incluso il Novecento. Ma è proprio negli ultimi decenni del XX secolo, e con l’avvento del nuovo millennio, che la questione dei legami ha preso forme nuove, intrecciandosi a una pluralità di trasformazioni – economiche, sociali, politiche, ideologiche – che ha consegnato al passato i vecchi legami della tradizione operaia, ponendo la necessità di individuarne altri di tipo nuovo.

Essi, oggi, tendono infatti a oltrepassare la dimensione della classe e rimettono al centro quella dell’uomo come “genere”, il rapporto con la natura, con le nuove forme di approccio alla vita e alla morte, le relazioni fra gli uomini. Sono i nuovi legami connessi a quelli che oggi si chiamano “beni comuni”, i quali tendono a individuare un universo di problemi e di valori condivisi, al di là delle tradizionali barriere di classe, razza e sesso. È una battaglia tutt’altro che conclusa; anzi si tratta di un conflitto apertissimo a livello globale, nel vivo di una lotta continua contro le forme di egoismo individualistico – e di diseguaglianze – che si sono sviluppate negli ultimi decenni e contro cui hanno preso posizione le tendenze più autorevoli, sia del pensiero laico che di quello cattolico.

Ma proprio questo riferimento consente di fare una precisazione ulteriore e di chiarire in che modo e perché la problematica dei legami possa (e debba) avere una inclinazione progressiva.

Essi non vanno pensati in modo “organicistico” o facendo prevalere gli impulsi e le tendenze di carattere “comunitario” sulle aspirazioni all’emancipazione individuale che caratterizzano in modi complessi, e certamente contraddittori, la nostra epoca. I legami, in altre parole, devono essere in grado di mantenere dentro se stessi l’elemento della differenza, nutrendosi, e arricchendosi, della pluralità delle distinzioni – e perfino delle opposizioni – che attualmente complicano i nostri cerchi vitali e sociali.

In altre parole, e per concludere – facendo anche propria la lezione di una storia tragica –, i legami oggi devono essere strumento di affermazione e realizzazione delle sfere individuali e non, come spesso è accaduto, un modo per comprimerle e dissolverle. Devono essere, come era ben chiaro a Niccolò Machiavelli, uno strumento di “libertà” e di “potenza” dei «corpi semplici», oltre che dei «corpi misti» (per riprendere il suo lessico) – cioè dei singoli individui.

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