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Editoriale. Superare una società immobile

Written by Italianieuropei Tuesday, 21 June 2011 14:46 Print
Editoriale. Superare una società immobile Illustrazione di Guilherme Kramer

Eppur si muove. Questo paese dall’anima conservatrice, all’apparenza immobile, individualista e, pensavamo, impregnato di disinteresse e disillusione nei confronti della politica, ripiegato nell’edonismo della sua dimensione privata, vittima di un populismo affabulatore e prevaricatore; ebbene, questo paese da alcuni mesi sta dando invece segni di risveglio.


Eppur si muove. Questo paese dall’anima conservatrice, all’apparenza immobile, individualista e, pensavamo, impregnato di disinteresse e disillusione nei confronti della politica, ripiegato nell’edonismo della sua dimensione privata, vittima di un populismo affabulatore e prevaricatore; ebbene, questo paese da alcuni mesi sta dando invece segni di risveglio.

Hanno cominciato in autunno i ricercatori precari delle università, mobilitatisi contro la riforma del ministro Gelmini; e poi sono venute le donne, che con il movimento “Se non ora quando?” il 13 febbraio hanno riempito le piazze italiane per dire al mondo che loro non sono disposte a farsi ingabbiare in uno stereotipo che le vede accondiscendenti in una società tutta pensata e declinata al maschile. E infine sono arrivati i figli, i giovani precari, i NEET, quei giovani – che oramai in Italia superano i due milioni – che non studiano e non lavorano, i “bamboccioni forzati” a cui è stato sottratto, per loro stesso dire, il futuro. È il risveglio di chi finora non aveva fatto sentire la sua voce, che non si è sentito ascoltato e rappresentato dalla politica ufficiale e che ha quindi deciso di prendersela da sé, la parola. L’hanno gridata in piazza, dopo averla condivisa per settimane, dopo averla discussa per mesi, non nelle sezioni dei partiti, non nei circoli, non nei club, ma in spazi nuovi, virtuali, nei social network, in una rete che ha rivelato una forza d’urto imprevista. E come in Nord Africa, dove attraverso la rete sono passati gli slogan che hanno permesso la caduta di regimi oppressivi al potere da decenni, anche in Europa sulla rete viaggia il desiderio di una democrazia nuova, partecipata, attenta alle istanze e ai bisogni di chi quella democrazia vive e fa vivere.

Di questo nuovo bisogno di democrazia si sono nutriti i tanti uomini e donne che hanno sostenuto i candidati sindaco alle ultime elezioni amministrative; giovani spesso per la prima volta attivamente impegnati in politica, o meno giovani ritornati alla politica dopo anni di disagio nel rapportarsi con essa, di delusioni e di ripiegamento nel privato o nel volontariato sociale. Se è vero che la società che abbiamo di fronte è sempre più disgregata, è anche vero che da più parti emergono con chiarezza un bisogno profondo di solidarietà e l’esigenza di progettare azioni e interventi non in termini di strategia politica di breve termine ma di lunga durata. Comincia a soffiare un vento nuovo. Bene, lo stavamo aspettando.

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