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Le relazioni tra India, Stati Uniti e Cina. Il loro impatto sullo sviluppo e la pace in Asia

Written by Ouyang Liping Friday, 29 February 2008 21:11 Print

Cina e India sono vicini di casa. Per la Cina, il 2006 ha rappresentato il ventesimo anno di crescita economica ininterrotta, con un andamento medio del 7,9%. Per l’India vale la pena citare l’articolo di Gurcharan Das, apparso recentemente su «Foreign Affairs»,1 in cui si afferma che «l’economia indiana ha registrato una crescita annua del 6% tra il 1980 e il 2002, e del 7,5% tra il 2002 e il 2006, tale da renderla la quarta al mondo per dimensioni, e si appresta a superare il Giappone, collocandosi così al terzo posto». La Cina, nel perseguimento dei propri obiettivi generali di politica estera, ha dato la massima priorità alle azioni diplomatiche con i paesi confinanti e da un paio d’anni sostiene di voler stabilire rapporti di buon vicinato stabili e reciprocamente vantaggiosi con tutti i paesi con cui confina, e si sa quali straordinari risultati abbia ottenuto.

Sull’altro versante, grazie a un continuo sviluppo economico e a un’altrettanto ininterrotta crescita della propria potenza, fondata principalmente su una forte presenza nell’Asia meridionale, l’India esce dai confini del subcontinente e sviluppa un’agenda diplomatica più attiva, che punta a espandere la propria influenza anche verso altre zone del continente asiatico e del resto del mondo. Gli ultimi anni hanno visto frequenti scambi di visite ufficiali di personalità di alto livello tra l’India e le potenze mondiali e dell’area: gli Stati Uniti, la Cina, il Giappone, gli Stati dell’Asia centrale, l’ASEAN, la SCO (Shanghai Cooperation Organization), gli Stati dell’Asia orientale (East-Asia Summit). La partecipazione attiva dell’India agli affari asiatici contribuirà indubbiamente a promuovere e a favorire la cooperazione e gli scambi tra tutti i paesi del continente. La rinascita dei due giganti rivali, e soprattutto il rafforzamento delle relazioni reciproche, possono essere di grande importanza per l’ascesa di tutto l’Oriente e dell’intero continente asiatico.

Fin dagli anni Novanta l’India e la Cina hanno progressivamente modificato le loro relazioni diplomatiche che, negli anni più recenti, sono passate da uno stato di «pace fredda» a uno di «cooperazione calda». Sul fronte economico c’è stato un forte incremento del commercio bilaterale. Nel 2004 il volume degli scambi ha raggiunto il livello di 13,6 miliardi di dollari, per balzare a 18,73 miliardi l’anno successivo. Si calcola che, entro la fine del 2006, esso supererà i 20 miliardi. La Cina si è posta un chiaro obiettivo: raggiungere i 50 miliardi di dollari di scambi bilaterali entro il 2010. Supererebbe così gli Stati Uniti, diventando il principale partner commerciale dell’India, che a sua volta entrerebbe nel numero dei primi dieci partner commerciali della Cina. Per raggiungere questi obiettivi, le due parti hanno già costituito sei gruppi di lavoro, incaricati di affrontare e risolvere tutti i problemi di natura commerciale.

Sul fronte politico entrambi i paesi hanno dimostrato grande flessibilità e lealtà nella risoluzione delle loro annose dispute sui confini, decidendo nel 2003 di cercare una composizione su base politica e di rinunciare a rivendicazioni di natura giuridica o storica. Nell’aprile 2005, nel corso della visita in India del premier cinese Wen Jiabao, si sono svolti importanti colloqui con il primo ministro indiano Manmohan Singh, che hanno portato alla firma di una dichiarazione congiunta dei due governi che annunciava la nascita di una partnership di cooperazione strategica tra i due paesi, allo scopo di favorire la pace e lo sviluppo economico. Le cause di dissidio fra le due parti si sono ridotte in seguito all’adozione del principio del rispetto reciproco e di consultazioni avviate su un piano di parità. In questo modo, ad esempio, i due paesi hanno stipulato un accordo sui principi politici che dovranno servire da guida nelle controversie relative ai confini. Sul fronte militare, nel maggio 2006, il ministro indiano della difesa, Mukherjee, si è recato per la prima volta in Cina e i due paesi hanno sottoscritto un memorandum d’intesa sulla collaborazione per la difesa reciproca. Le due parti si sono anche impegnate ad intensificare gli scambi militari tra le proprie forze armate. Il 21 novembre 2006, durante la visita del presidente Hu Jintao, la Cina e l’India hanno trovato un accordo per un programma in dieci punti teso a rafforzare i loro legami, e ancora il 23 novembre, a Bombay, in occasione dell’India-China Economic, Trade and Investiment Cooperation Summit and CEO Forum, hanno sottoscritto un’altra proposta in cinque punti per la promozione della loro cooperazione economicocommerciale. Il 2006 è stato anche «L’anno dell’amicizia sino-indiana», che ha portato i buoni rapporti fra i due paesi al loro apice. Rispetto all’India, la Cina ha sottolineato molto di più i dati relativi alla propria crescita economica, attirando molto l’attenzione e suscitando addirittura qualche invidia e qualche sospetto, mentre l’India ha recuperato terreno in silenzio e solo negli ultimi due anni ha attirato l’attenzione del mondo. Il che è un bene per questo paese.

Le relazioni attuali tra India, Stati Uniti e Cina Un altro fattore della notevole ascesa dei due paesi si può ritrovare nella recente evoluzione dei loro rapporti con gli Stati Uniti. L’unica superpotenza mondiale attribuisce grande importanza all’Asia e cerca di stabilire legami di collaborazione più stretti sia con la Cina sia con l’India. Riguardo alle relazioni con l’India, all’inizio di marzo del 2006, nel corso del suo viaggio in quel paese, il presidente Bush ha affermato con chiarezza di avere programmi ambiziosi per l’India e ha precisato che si tratta di programmi concreti. Le relazioni fra i due paesi non sono mai state così buone. L’India è uno dei più importanti paesi del mondo e con esso gli Stati Uniti intendono rafforzare l’importante partnership strategica che già esiste. Le relazioni tra Cina e Stati Uniti, poi, hanno sempre attirato l’attenzione internazionale per il loro continuo andamento oscillante. Cina e Stati Uniti hanno bisogno l’una degli altri, avendo tante cose in comune in alcuni campi, ma dovendo anche fare i conti con una serie di difficoltà che non sono facili da superare nel breve periodo. Recentemente, entrambi i paesi hanno rivisto le proprie posizioni e le proprie politiche, assumendo atteggiamenti molto pragmatici nei confronti l’uno dell’altro. Ora possono approfittare di una solida relazione e la collaborazione fra loro tocca quasi ogni aspetto. Gli Stati Uniti hanno mandato un chiaro segnale alla Cina lo scorso anno, definendola responsible stakeholder, espressione che, sebbene interpretata e intesa in modo ambivalente, sul versante cinese è stata comunque accolta in maniera favorevole. È essenziale per la pace e lo sviluppo dell’Asia che le relazioni tra India, Stati Uniti e Cina godano di buona salute. E ci fa piacere osservare come le relazioni tra i tre paesi, come quelle bilaterali, attraversano un periodo eccellente, quale raramente si è registrato nella storia dei loro rapporti. Questa tendenza positiva porterà in un certo qual modo a un brillante futuro per tutta l’Asia e il nostro auspicio è che la situazione non cambi.

Alcuni possibili motivi di preoccupazione Agli occhi di alcuni esponenti cinesi, gli Stati Uniti hanno, nei rapporti con l’India e in quelli con la Cina, un approccio diverso. In altri termini, gli Stati Uniti hanno un atteggiamento diverso davanti ai progressi dell’uno e dell’altro paese.

Riguardo all’India, non si è mai sentito parlare negli ambienti americani di una «minaccia indiana», nemmeno nei momenti di maggiore freddezza delle loro relazioni bilaterali. Nel complesso la politica degli Stati Uniti verso l’India è caratterizzata da un impegno generalizzato. Sono gli Stati Uniti, per esempio, che di propria iniziativa si aprono e promuovono una sostanziale collaborazione, che stabiliscono una partnership strategica con l’India, che stipulano uno storico accordo sull’uso civile del nucleare, che rafforzano i legami di collaborazione sulla sicurezza, che gettano le basi per rapporti duraturi in materia di difesa, che allargano il proprio sostegno alle riforme economiche indiane e al processo di liberalizzazione delle attività commerciali e d’investimento, dell’accesso ai mercati delle merci e dei servizi, creando e contribuendo al finanziamento dei 30 milioni di dollari per la Bi- National Science and Technology Commission che deve dare vita a una partnership per la cooperazione in campo scientifico e tecnologico, per esplorare le possibilità di una futura collaborazione nel campo dell’aerospaziale civile, dell’esplorazione spaziale, della navigazione satellitare e delle scienze della Terra.

Rispetto all’ascesa della Cina, gli americani hanno manifestato sentimenti contrastanti. Per un verso, gli Stati Uniti hanno accolto bene le riforme economiche e la crescita cinese, e godono di stretti legami economici e commerciali con questo paese. Per l’altro, osservano con sospetto la rapida crescita della potenza cinese nel suo complesso, e s’interrogano sull’orientamento che prenderà in futuro. Per questo, per un certo tempo, negli Stati Uniti, e soprattutto negli ambienti della sicurezza e in quelli militari, si è parlato prevalentemente di «minaccia cinese ». Una percezione della Cina di questa natura è dovuta a varie ragioni e quella principale è l’atteggiamento abituale degli americani nei confronti del grande paese asiatico. La Cina e gli Stati Uniti hanno ideologie diverse, una diversa scala di valori, sistemi politici differenti e gli Stati Uniti, inoltre, devono affrontare la realtà e capire come comportarsi con una Cina in rapida crescita; in Asia orientale, anche a prescindere dalla questione di Taiwan, hanno importanti interessi nel campo della sicurezza e hanno il timore di vederli messi in crisi da una «Cina ambigua».

Con questa idea in mente, gli Stati Uniti guardano alla Cina attraverso lenti colorate, con forti pregiudizi. Per questo mantengono ancora l’embargo alle forniture di armi alla Cina e impediscono all’Unione europea di togliere le sanzioni verso il paese asiatico. Sono tutti qui i fattori che influenzano negativamente le relazioni bilaterali tra i due paesi. Attualmente la «minaccia cinese» non è più in primo piano, e la «questione cinese» non è più al centro di accesi dibattiti durante le campagne elettorali presidenziali, grazie al notevole miglioramento nel livello della comprensione reciproca e della collaborazione tra i due paesi. Anche da parte cinese, rispetto a qualche anno fa, si avvertono molto meno critiche e sospetti circa le intenzioni e le ragioni degli americani nelle aree vicine alla Cina. Quello che si può osservare oggi è l’aumento della cooperazione e l’intensità degli scambi realizzati a ogni livello. Negli ultimi due anni abbiamo visto moltissime personalità di spicco in visita in Cina.

Quando c’è un avvicinamento tra India e Stati Uniti, si sentono voci che affermano che forse gli americani vogliono servirsi dell’India come contrappeso dalla Cina. Opinioni del genere sono diffuse anche tra i cinesi. Su questo punto ci si può però chiedere: l’India di oggi ha davvero bisogno dell’America per contrastare la Cina? Tra le priorità strategiche dell’America c’è la creazione di un cordone sanitaria intorno alla Cina? Qualora le due precedenti ipotesi fossero vere, la Cina dovrebbe farsi prendere dal panico?

In passato, l’India e la Cina hanno vissuto un breve periodo di tensione a causa delle questioni di confine e di altri problemi, e hanno attraversato una fase che è stata definita di «pace fredda». Sporadicamente, anche in India si è cominciato a parlare di «minaccia cinese», ma anche nei momenti peggiori l’India non si è mai rivolta alle grandi potenze per cercare alleati allo scopo di controbilanciare il peso della Cina. Dopo essere stata alla testa del movimento dei paesi non allineati, l’India sta emergendo ormai come una nuova grande potenza. L’avere stretto relazioni più forti con gli Stati Uniti, l’essere riconosciuta da questi come una potenza mondiale, è quanto il paese sognava da tempo. Ma ciò di cui l’India ha bisogno è un rapporto sul piano di parità con le grandi potenze e non per utilizzarlo contro terzi. L’India forse guarda con sospetto e apprensione all’ascesa cinese, ma ciò non vuol dire che sacrificherà i rapporti con la Cina, che sono un requisito indispensabile della propria stessa ascesa, per migliorare quelli con gli Stati Uniti. Le relazioni tra India e Stati Uniti e tra India e Cina non sono un gioco a somma zero.

Nel mondo attuale, nessuna potenza o gruppo di potenze, che sia la Cina, l’India, la Russia o chiunque altro, è in grado di misurarsi con gli Stati Uniti. La storia delle relazioni internazionali non ha mai visto una simile distribuzione di forze a favore di un’unica nazione e, nel futuro prevedibile, non c’è dubbio che gli Stati Uniti resteranno la potenza dominante. Anche così, però, la potenza americana non è illimitata e ha bisogno della collaborazione di altri paesi in molti campi, sia in quelli tradizionali della sicurezza sia in quelli meno tradizionali. Gli americani l’hanno già capito ed è per questo che ricercano e assicurano la propria cooperazione sia con la Cina sia con l’India.

Conclusioni L’instaurazione di buoni rapporti tra India, Stati Uniti e Cina è nell’interesse non solo di questi tre paesi, ma di tutta l’Asia e del mondo intero. Buone relazioni tra India e Cina, India e Stati Uniti, e Cina e Stati Uniti portano vantaggi a tutti e tre i paesi.

Per fare sì che tale tendenza positiva continui e si sviluppi ulteriormente, questi tre attori devono esplorare spazi di collaborazione nuovi e più vasti, per esempio nel campo dell’energia, della sicurezza nei mari, della lotta al terrorismo, al crimine organizzato internazionale, e devono contrastare le percezioni errate che ognuno di essi ha degli altri. La Cina e l’India hanno moltissime cose in comune, hanno problemi simili da affrontare, per esempio sul modo di gestire e sfamare sacche immense di popolazione, nella lotta alla corruzione, nell’eliminazione della povertà, per arrivare a un boom dell’economia e degli scambi bilaterali, e per stabilire una serie di misure generali tese a rafforzare la fiducia, a migliorare e a stabilizzare ulteriormente i rapporti reciproci.

[1] G. Das, The India Model, in «Foreign Affairs», 4/2006.

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