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Editoriale. La forza della cultura

Written by Italianieuropei Tuesday, 22 February 2011 17:01 Print
Editoriale. La forza della cultura Illustrazione di Anna Godeassi

«Con la cultura non si mangia» pare abbia affermato il ministro Tremonti un paio di mesi fa, a margine della discussione sulla finanziaria 2011, per giustificare gli ulteriori tagli apportati alla voce di spesa per il settore. I dati raccolti in un recente studio della European House Ambrosetti rivelano invece che, oltre agli indiscutibili benefici immateriali che la diffusione della cultura porta con sé, essa ha anche importanti ricadute dal punto di vista economico.

 

«Con la cultura non si mangia» pare abbia affermato il ministro Tremonti un paio di mesi fa, a margine della discussione sulla finanziaria 2011, per giustificare gli ulteriori tagli apportati alla voce di spesa per il settore, tradendo così l’idea, evidentemente condivisa da molti suoi colleghi di governo, che le somme spese nella promozione della cultura non producano effetti benefici materiali ma rappresentino solo una voce di costi.

I dati raccolti in un recente studio della European House Ambrosetti rivelano invece che, oltre agli indiscutibili benefici immateriali che la diffusione della cultura porta con sé, essa ha anche importanti ricadute dal punto di vista economico. I dati raccolti e le analisi condotte rivelano infatti che ogni euro prodotto dal settore culturale ha un impatto complessivo sul sistema economico pari a 2,49 euro e importanti effetti positivi anche in ambito occupazionale, per cui ogni incremento di una unità di lavoro nel settore culturale determina un aumento dell’occupazione nel sistema economico complessivo pari a 1,65 unità.

Lo stesso effetto moltiplicativo si produce in caso di disinvestimento: ogni 500 milioni di euro in meno di PIL nel settore culturale in senso stretto corrispondono ad un calo di 1,2 miliardi di euro di PIL nazionale, di cui 375 milioni di euro riconducibili direttamente al settore industriale. Alla luce di quanto detto possiamo solo farci una vaga idea delle opportunità di crescita economica e occupazionale perse in seguito al mancato investimento nella valorizzazione del settore in un paese come l’Italia, che possiede un patrimonio storico-artistico-culturale di inestimabile valore, ricchezza di talenti artistici e maestranze di riconosciuta eccellenza.

Ma non basta, al danno si aggiunge la beffa di vedere altri partner europei investire in cultura una quota del proprio PIL superiore a quella italiana (Regno Unito e Francia solo per citare i più importanti) e registrare, a fronte di una minore dotazione di asset culturali-ambientali, performance migliori delle nostre. I crolli di Pompei, accertati e presunti, simbolizzano bene il punto di non ritorno di una fase di declino della cultura italiana e della salvaguardia del patrimonio di cui, diciamolo, non è responsabile solo la pioggia.

Eppure non è uno scenario di macerie quello che qui vogliamo raccontare, perché nonostante i tagli e le scelte poco lungimiranti fatte dal governo di centrodestra per il settore, la cultura e l’industria culturale italiane non solo sopravvivono, ma dimostrano grande vitalità, creatività e capacità di confrontarsi con le sfide epocali della rivoluzione tecnologica e digitale, della globalizzazione dei consumi culturali di massa, della crescente domanda di cultura di giovani e meno giovani. E lo fanno, appunto, senza il sostegno di una vera e compiuta politica di sviluppo culturale del paese.

Abbiamo voluto raccontare che esiste un modo di fare cultura capace di utilizzare le opportunità offerte dalle nuove tecnologie, di coniugare necessità di fare impresa e rispetto dei valori culturali, di valorizzare le tante professionalità che risiedono nel nostro paese, di fare della cultura un volano importante della ripresa economica e uno dei settori di punta del modello economico post industriale dell’Italia nel dopo crisi.

Chissà quali rigogliosi scenari potrebbero aprirsi se la spesa in cultura cominciasse ad essere considerata, come merita, un buon investimento?

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