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La vittoria elettorale dei socialdemocratici greci e il suo significato per il centrosinistra europe

Written by Panos Papoulias Thursday, 10 December 2009 17:22 Print

La vittoria del PASOK nella tornata elettorale svoltasi in Gre­cia lo scorso 4 ottobre e la concomitante caduta dei parti­ti conservatori e delle formazioni più estreme enfatizzano il malcontento degli elettori nei confronti del precedente governo di centrodestra. Tuttavia, tale vittoria va ascritta anche alla capacità dei socialdemocratici di riproporre gli ideali che da sempre ne hanno caratterizzato la storia e la tradizione pur accogliendo le sfide che il contesto locale e la situazione di crisi mondiale hanno portato di recente al l’attenzione.

Il 4 ottobre scorso il Partito Socialista Panellenico (PASOK) ha superato alle elezioni con un altissimo numero di voti il suo principale avversario, il partito di centrodestra Nuova Democrazia (ND), che ha chiuso la giornata con il peggior risultato elettorale di sempre. Il Partito Comunista di Grecia (KKE) e la coalizione della sinistra radicale (SYRIZA) hanno ottenuto risultati inferiori alle aspettative dei loro dirigenti e sostenitori. Il partito di estrema destra LAOS ha visto aumentate le proprie percentuali di qualche frazione di punto, deludendo anch’esso le aspettative dei suoi sostenitori, mentre il partito verde (EcoGreens), pur avendo raddoppiato i voti rispetto alle precedenti elezioni, non è riuscito a raggiungere la soglia del 3% ed è quindi rimasto privo di una rappresentanza parlamentare. Quella che sembra essersi verificata, quindi, nella notte del 4 ottobre, è in primo luogo una scelta esplicita e senza riserve da parte dell’elettorato greco in favore dei socialdemocratici e a spese delle due formazioni conservatrici, e, in secondo luogo, il rifiuto di espressioni più radicali (almeno nominalmente) sia della sinistra sia della destra.

In questo articolo si valuterà in che misura questa vittoria elettorale rappresenti, in concreto, un chiaro consenso verso gli ideali socialdemocratici. La risposta a questo interrogativo potrebbe essere d’aiuto al centrosinistra europeo per trarre conclusioni importanti sulle sue aspettative riguardo alla possibilità che, in un futuro prossimo, si affermino in tutta Europa governi socialdemocratici.

Partendo dagli antefatti di questa vittoria, dai dibattiti elettorali e dalle scelte politiche contrapposte, non è lecito sottovalutare la vistosa inadeguatezza e la netta incapacità che i conservatori di ND hanno dimostrato nel trattare le questioni affrontate durante gli anni di governo. A cominciare dai problemi forse non prevedibili prima della loro ascesa al potere nel 2004 (come la crisi finanziaria globale), fino alla gestione quotidiana degli affari di Stato e alla concreta conduzione delle assemblee parlamentari, i conservatori hanno dato prova di una reale incapacità di agire in modo accorto e coerente. Un senso di scontentezza e di abbandono ha pervaso coloro che sono coinvolti nelle pratiche quotidiane della gestione pubblica. Non è necessario fare un elenco dettagliato di tutti i loro errori. Basterà dire che sono stati numerosi, si sono verificati a intervalli frequenti e hanno avuto dimensioni spesso tali da coinvolgere politici ed esponenti di punta della pubblica amministrazione.

Per questo, al fine di spiegare la schiacciante vittoria dei socialdemocratici in Grecia, è prudente attribuire buona parte delle motivazioni ai fallimenti e alle carenze (secondo qualsiasi criterio obiettivo) del precedente governo conservatore. Può darsi che tale aspetto della vittoria socialdemocratica sia irripetibile e legato al contesto, e che tale situazione politica sia diversa da quella in cui operano altri partiti socialdemocratici europei. In ogni caso, la campagna elettorale ha presentato due modi nettamente distinti di affrontare i problemi che contraddistinguono i temi di pubblico interesse e che sono legati in un modo o nell’altro alla crisi finanziaria globale. Il centrodestra ha puntato, infatti, sulla necessità di politiche cariche di retorica e di obiettivi neoliberisti, implicitamente associate all’urgenza di aumentare il carico fiscale delle classi medie e di tagliare la spesa. Nello specifico, ND ha insistito sull’esigenza di mantenere una tassazione ridotta e un sostegno pubblico alle grandi imprese, ma al contempo non ha escluso un aumento delle imposte dirette o indirette sui redditi medi. Parimenti, ha ribadito la necessità di ridurre le dimensioni del settore pubblico – una scelta che, oltre a esse-re economicamente discutibile in una fase di calo della domanda e di crescenti difficoltà sociali, è anche impopolare, perché gran parte dei lavoratori greci è dipendente dal settore pubblico. La sinistra radicale, come l’estrema destra, ha fatto ricorso a vari livelli a una retorica reazionaria, spesso puntando ad attaccare singoli individui accusati di malversazione, mentre gli EcoGreens non sono stati capaci di sfruttare le questioni ambientaliste che hanno scosso il paese negli ultimi due anni al fine di ottenere un risultato elettorale che permettesse loro l’accesso in parlamento.

In campagna elettorale, i socialdemocratici hanno proposto un’alternativa reale, un’opzione completamente diversa. Hanno compreso che la crisi finanziaria globale presentava al centrodestra problemi inimmaginabili, tali da scuotere le stesse fondamenta di questa formazione politica. Questioni che sembravano superate fin dagli anni Trenta e dal crollo dell’Unione Sovietica sono d’improvviso riapparse con nuova forza, con ripercussioni pesanti e in molti casi disastrose per i singoli cittadini e per la società. Tra le basi politiche della concezione neoliberale dell’economia di mercato, c’è infatti la tesi secondo la quale quest’ultima sarebbe indispensabile per assicurare la realizzazione delle libertà fondamentali, come il diritto di proprietà, e per facilitare il pluralismo e la libertà di scelta, non solo in termini di alternative offerte al consumatore, ma anche per quel che riguarda lo stile di vita e le finalità della propria esistenza. I socialdemocratici sono stati molto espliciti nel negare questo nesso causale tra le politiche neoliberali, le libertà fondamentali e la qualità della vita.

Mentre la socialdemocrazia non si vergogna di accettare l’economia di mercato, essa conserva comunque un’idea utopistica del ruolo rivestito dalla dimensione collettiva e dall’emancipazione dello Stato. Per questo il PASOK non ha sottovalutato l’importanza di un debito pubblico già enorme e in aumento e non ha completamente avallato l’idea secondo la quale questo problema si sarebbe dovuto affrontare riducendo la spesa e limitando i servizi pubblici. Ha invece riconosciuto l’esigenza sempre maggiore di uno Stato sociale responsabile ed efficiente, che si adatti e venga incontro alle necessità dei cittadini in tempi di difficoltà sociali ed economiche. Dal punto di vista dei conservatori, invece, uno Stato sociale “buono” è quello che ha dimensioni minime.

Certo, il livello di qualità dei servizi pubblici in Grecia non è all’altezza delle aspettative, secondo qualunque parametro oggettivo. Per tale motivo non è sufficiente sostenere una forte presenza pubblica senza prevedere un immediato intervento volto al deciso miglioramento della qualità dei servizi erogati. Questa deve diventare una salda convinzione non solo del governo socialdemocratico, ma anche dei sindacati e di ogni soggetto politico che si consideri di sinistra all’interno dello schieramento politico.

Al centrodestra è mancata quella spinta utopica necessaria per insistere sull’importanza di garantire Stato sociale e servizi pubblici. Di converso, la sinistra radicale non è stata abbastanza flessibile da ammettere che, date la penetrazione de facto e l’accettazione generale dei meccanismi del libero mercato, il miglioramento della qualità dei servizi nel settore pubblico potrebbe richiedere le capacità manageriali tipiche dei mercati liberi. Per giunta, la sinistra radicale spesso non è riuscita ad accettare il fatto che i servizi pubblici sono importanti e non rappresentano esclusivamente una “valvola di sfogo” della pressione sociale, che finirebbe solo per rafforzare quella che la sinistra radicale stessa definiva una modalità repressiva delle relazioni sociali. Questa potrebbe essere un’obiezione valida, ma è stata respinta con forza da circa il 90% degli elettori. La falsa coscienza degli elettori potrebbe in teoria essere una valida spiegazione di tale scelta, ma è qui che l’utopismo del centrosinistra si arresta e prevalgono gli ideali liberaldemocratici ispirati a quelli della Costituzione greca.

Questa posizione ricorda da vicino – non è difficile accorgersene – quella del conservatorismo caritatevole di Michael Oakeshott’s – che è molto diverso da quello ostinato e reazionario che ha prevalso nei discorsi e nei programmi pubblici. Tuttavia, data l’avversione del centrosinistra per una completa «ripulitura della tela», per usare la formula di Karl Popper, un socialdemocratico non deve provare imbarazzo nell’accettare una certa affinità con tale posizione. Rispetto a molte altre ideologie politiche, il centrosinistra ha il vantaggio di sopravvivere alle pesanti sfide poste nei confronti delle convinzioni e dell’orientamento politico che lo contraddistinguono. Se persevera nella sua simpatia verso certe espressioni utopiche e nel suo impegno verso gli ideali liberali sociali e politici, conservando nello stesso tempo il proprio approccio critico verso le attuali soluzioni, e se contemporaneamente sviluppa e manifesta le capacità politiche e organizzative necessarie a concretizzare la propria visione, il centrosinistra non ha nulla da temere nell’avallare apertamente anche alcuni elementi di teorie politiche che gli sono estranee.

Al contrario, il centrodestra, che tanto insiste sulla “fine della storia” e sulla vittoria del neoliberalismo, si rifiuta di accettare l’evidenza: obiettivi dell’ideologia socialdemocratica, quali l’assistenza sanitaria e l’istruzione gratuite, sono ormai conquiste acquisite da milioni di persone in tutto il mondo. Il centrosinistra non deve incorrere in un errore del genere.

Se la socialdemocrazia riuscirà a miscelare questi diversi orientamenti ideologici nel proprio impianto teorico sarà anche in grado di intraprendere iniziative politiche significative, che aprano a solide speranze, rispetto all’immigrazione, all’equità intergenerazionale, alla giustizia globale e a uno sviluppo economico sostenibile.

In sostanza, ciò che il PASOK ha offerto agli elettori greci non è un elenco specifico di direttive politiche ma una solida speranza che i problemi posti dalla crisi finanziaria e aggravati dalla cattiva gestione del governo conservatore possano essere affrontati adottando un orientamento politico alternativo a quello, privo di fantasia, proposto dal centrodestra.

I problemi posti dalla crisi finanziaria sono stati infatti lo strumento impiegato dalla formazione risultata vincitrice per articolare le sue proposte. La crisi ha dimostrato che un gran numero di persone non è partecipe del surplus di valore creato dal sistema capitalistico globale. Le classi a basso reddito hanno cercato, in definitiva senza successo, di accedere alla proprietà privata delle abitazioni. Tale impossibilità ha impedito a questi strati sociali di contribuire alla creazione di altra ricchezza nel sistema capitalista neoliberale e ha ulteriormente esacerbato la crisi. Alla maggior parte degli elettori è sembrata un’ingenuità cercare di uscire dalla crisi attraverso la riproposizione di quelle stesse politiche che, ai loro occhi, avevano provocato quel disastro.

Il PASOK non ha offerto un’alternativa dettagliata e specifica, ma ha trasmesso la speranza di un orientamento diverso, perseguibile con fiducia per superare le sfide poste dalla crisi. Ha comunicato agli elettori la sicurezza che l’aspetto rilevante, nella moderna gestione dello Stato, non è costituito dalla semplice capacità manageriale, come sosteneva ND, né da una semplice convinzione politica. Per presentarsi in modo diverso, il PASOK ha promesso di utilizzare strumenti differenti rispetto a quelli neoliberali per assicurare la conquista di diritti non negoziabili che i padri della democrazia rappresentativa liberale, come John Locke, consideravano come acquisiti.

Così sono state vinte le elezioni. Il PASOK al governo ha davanti a sé quattro sfide principali. In primo luogo, dovrà articolare le specificità delle proprie promesse elettorali in modo tale da differenziarle dalle proposte sterili del centrodestra. Il che comporta l’impegno verso la realizzazione di servizi pubblici migliori, un’economia rivitalizzata, una riduzione del debito pubblico, una politica per l’ambiente più vigorosa e una capace gestione quotidiana degli affari di Stato. Non è un compito facile. Un insuccesso sarebbe pagato a caro prezzo. Il PASOK in sostanza afferma che è possibile gestire l’economia in modo tale che tutti possano trarne vantaggio: correggendo gli errori di gestione e combattendo la corruzione, investendo nei nuovi mercati e sfruttando al meglio i vantaggi competitivi offerti dalla Grecia nei settori economici in cui è più concorrenziale. I segnali colti nelle prime due settimane sono incoraggianti, ma è ancora troppo presto per trarre conclusioni definitive.

Le imprese che hanno visto ridurre le imposte nel quadriennio precedente ma che sono state spietate nei confronti dei lavoratori durante la crisi e che hanno presentato bilanci imbarazzanti sono tenute a restituire qualcosa per contribuire ad alleviare le difficoltà immediate dei meno abbienti. Tuttavia una misura del genere deve essere accompagnata da un serio sforzo di razionalizzazione dell’apparato burocratico e di tutti gli ostacoli posti alle imprese. Inoltre, una distribuzione di denaro in sé non risolverebbe gran che sul lungo periodo. I socialdemocratici greci devono garantire che le ingenti somme di denaro spese nei servizi pubblici assicurino una qualità corrispondente dei servizi erogati.

Per di più, un’imposta sui profitti delle attività borsistiche, con i suoi pro e i suoi contro, non andrà necessariamente a vantaggio della maggioranza. I cittadini, in generale, devono avere la possibilità di investire i propri risparmi in azioni. Senza contare che i progressi tecnologici rendono possibile l’applicazione di un’imposta del genere nei confronti dei piccoli investitori, perché i portafogli dei grandi utilizzano strumenti differenziati che non sono facili da tassare. Qualcosa che a prima vista dunque sembra vantaggioso per il pubblico, può non esserlo a un esame più attento.

Uno Stato socialdemocratico deve restituire a gran parte della popolazione la speranza di poter condividere la ricchezza che ha contribuito a produrre. Dovrebbe farlo in modo da non ostacolare l’innovazione, ma nello stesso tempo garantendo un’attenzione verso obiettivi specifici, come la salvaguardia del soddisfacimento dei bisogni essenziali per la sopravvivenza e la vita sociale; per tutti.

Una seconda sfida riguarda la necessità di operare bene in modo da assicurare il soddisfacimento dei bisogni essenziali anche di chi non è cittadino, come gli immigrati che non hanno diritto di voto e nei cui confronti l’opinione pubblica non sempre ha un atteggiamento amichevole. L’impegno del nuovo governo volto a garantire quantomeno i diritti fondamentali, in questo caso, deve precedere qualsiasi altra considerazione.

In terzo luogo, i socialdemocratici greci dovrebbero contribuire al dialogo europeo sul futuro della socialdemocrazia con particolare attenzione al tema importantissimo della giustizia sociale internazionale. La crisi finanziaria globale ha colpito duramente le classi medie europee, ma questo è niente rispetto al peggioramento dello standard di vita provocato nei paesi in via di sviluppo dal boom dei prezzi delle materie prime.

La quarta difficoltà che il centrosinistra deve affrontare riguarda il nuovo fenomeno degli elettori della classe operaia che si sono orientati verso formazioni diverse da quelle del centrosinistra. Ciò è in gran misura dovuto al fatto che la retorica dei diritti privati offre poche risposte alle esigenze collettive della classe operaia. Anche se le nuove classi medie superano per numero la classe operaia tradizionale, il centrosinistra non dovrebbe dimenticarsi di quest’ultima. I suoi valori non lo permettono.

Vi è poi una quinta sfida, che concerne il dialogo e l’utilizzo dell’energia sprigionata dai movimenti giovanili che deve essere sfruttata per svecchiare le idee, acquisire nuove competenze e costruire la solida base degli elettori di domani. Nei cinque anni in cui il PASOK è stato all’opposizione ha saputo avvicinarsi ai giovani con varie iniziative. In generale, i passi importanti in tal senso sono stati quattro. Per prima cosa, si è impegnato a rendere più aperto, più facile e meno esclusivo l’accesso al proprio assetto istituzionale. In secondo luogo, ha dato più peso a vari centri di riflessione, alle ONG, collaborando con loro in modo costruttivo. In terzo luogo, ha creato gruppi di discussione a livello locale e nazionale, per incoraggiare il dialogo su varie questioni come il problema delle basse retribuzioni ai giovani. Infine, ha dimostrato la volontà di utilizzare le nuove tecnologie sia per la promozione e la diffusione delle proprie idee sia per raccogliere informazioni sui temi sociali e i dibattiti in corso.

Per concludere è bene ammettere che l’inadeguatezza dell’opposizione ha contribuito alla vittoria elettorale della socialdemocrazia; ma non è tutto. La scarsa idoneità degli avversari era anche dovuta a ragioni meno contingenti dell’incapacità di quello specifico partito a gestire i problemi che andavano affrontati. Il centrodestra non è riuscito a dare speranza agli elettori, poiché ha tentato di offrire soluzioni politiche relative a questioni diverse da quelle che, agli occhi dei cittadini, andavano risolte per prime.

Il centrosinistra, nella campagna elettorale, ha proposto un orientamento politico generale, senza essere troppo esplicito negli aspetti specifici. Tale orientamento generale era caratterizzato da una miscela di pragmatismo e utopismo, unita alla comprensione dei timori dell’elettorato. Ne è prova il fatto che i principali ambiti di attività del nuovo governo riguardano l’economia, l’ambiente, la sicurezza, l’ordine pubblico, la trasparenza delle procedure statali, con la massima attenzione al miglioramento dei servizi pubblici. Date le sue caratteristiche, non è facile per il centrosinistra fornire una ricetta sicura con la quale si possa replicare con successo anche in altri paesi la vittoria conseguita in Grecia. La giusta miscela di tutte le correnti teoriche e di tutte le convinzioni politiche, unita alle loro espressioni locali, è infatti diversa da caso a caso ed è frutto di abilità politiche e di convinzioni specifiche.

Il fatto certo, in ogni caso, è che un partito socialdemocratico deve offrire ai propri membri gli strumenti per presentarsi agli elettori garantendo una prospettiva di governabilità adattabile alle esigenze del nostro tempo e, possibilmente, del tempo che verrà. I dati non scontati sono l’incapacità dell’opposizione e l’intelligenza politica dei suoi membri. Ma questi dovrebbero essere gli aspetti semplici da trattare.

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