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Perché rilanciare l'opzione nucleare

Written by Claudio Scajola Thursday, 09 October 2008 18:27 Print
Di fronte alla sfide rappresentate dai rischi per la si­curezza dell’approvvigionamento energetico, dal-l’aumento del costo dell’energia e dal cambiamento climatico globale dovuto alle emissioni di gas con ef­fetto serra, il governo intende puntare sulla diversi­ficazione delle aree di approvvigionamento e delle fonti energetiche, puntando sulle fonti rinnovabili, sul carbone pulito e, in particolare, sull’energia nu­cleare. Il governo si pone quindi l’obiettivo ambizio­so di rendere possibile l’inizio dei lavori di realizza­zione di un gruppo di centrali di generazione elettri­ca nucleare entro la legislatura.

Il governo sta affrontando con determinazione la questione della particolare vulnerabilità e della emergenza energetica che caratterizzano da anni il nostro paese. Siamo esposti a tre grandi sfide: i rischi per la sicurezza dell’approvvigionamento, l’esigenza di contenere i costi e i prezzi dell’energia per le famiglie e le imprese, il problema del cambiamento climatico globale dovuto alle emissioni di gas con effetto serra provenienti soprattutto dalle attività energetiche.

La prima sfida è garantire certezza e continuità alle forniture di petrolio e di gas naturale a condizioni favorevoli. Rispetto alla media europea, i consumi di energia in Italia indicano un maggior ricorso a petrolio e gas naturale importati e quindi siamo molto più esposti ai prezzi elevati e instabili dei mercati internazionali. La bolletta energetica italiana pesa per 60 miliardi di euro e rende negativa la nostra bilancia commerciale.

Tra i fattori di rischio per la sicurezza dell’approvvigionamento vi è la progressiva concentrazione delle risorse di petrolio e di gas a basso costo in paesi spesso segnati da tensioni politiche e sociali. Il 42% delle riserve accertate di petrolio su scala mondiale si trova in tre paesi, Arabia Saudita, Iran e Iraq, e ancora tre paesi, Federazione Russa, Iran e Qatar, possiedono il 56% delle riserve di gas naturale. Si aggiunge la crescente competizione a livello planetario per il controllo delle risorse energetiche e per l’accesso a nuove aree e progetti di produzione di petrolio e di gas da parte delle economie in rapido sviluppo dell’Asia.

La seconda sfida è la necessità di salvaguardare la competitività del sistema produttivo nazionale, minacciata da prezzi e tariffe dell’energia generalmente più elevati nel confronto europeo e internazionale. I prezzi dell’elettricità e del gas per le imprese in Italia sono superiori di un terzo ai prezzi dei maggiori paesi dell’Unione europea.

Terza sfida sono gli obblighi del Protocollo di Kyoto, che impongono di ridurre le emissioni di gas con effetto serra nell’atmosfera per evitare il surriscaldamento del pianeta. L’Unione europea chiede agli Stati membri che entro il 2020 le emissioni di gas serra siano inferiori del 20% rispetto ai valori del 1990, che entro lo stesso anno il contributo delle energie rinnovabili copra almeno il 20% della domanda interna e che i consumi vengano ridotti di almeno il 20% a parità di altre condizioni. Nella risposta al cambiamento climatico, l’Italia è in posizione di svantaggio rispetto ad altri paesi europei a motivo degli obiettivi estremamente severi di riduzione delle emissioni che deve rispettare. Né è da prevedere che nel lungo termine vengano decisi vincoli meno stringenti.

Di fronte a queste sfide formidabili il governo intende puntare sulla diversificazione delle aree di approvvigionamento e delle fonti energetiche, sull’ammodernamento delle infrastrutture, sull’efficienza e sul risparmio energetico.

Dobbiamo diversificare le aree geografiche di approvvigionamento e le fonti di energia sviluppando le nuove opzioni tecnologiche: le fonti rinnovabili, il carbone pulito e in particolare l’energia nucleare. Vi è una significativa analogia tra energia nucleare e fonti rinnovabili: entrambe le opzioni comportano emissioni di gas con effetto serra nulle o trascurabili. Pertanto è necessario puntare su entrambe le forme di energia nei nostri programmi.

Ai fini della diversificazione, occorre sostenere le iniziative di internazionalizzazione delle nostre imprese energetiche affinché vengano valorizzate le collaborazioni, le interdipendenze e gli accordi con i paesi esportatori di energia.

Dobbiamo, come seconda direzione di impegno, accelerare l’ammodernamento delle strutture esistenti, costruire nuove infrastrutture energetiche, realizzando rigassificatori e sistemi di stoccaggio per il gas naturale e potenziando le reti di trasporto interne e le interconnessioni per migliorare l’integrazione del sistema energetico nazionale nel mercato europeo dell’energia e nell’area mediterranea.

Per rilanciare gli investimenti il governo vuole semplificare gli iter autorizzativi e promuovere il dialogo con il territorio, prevedendo compensazioni per le popolazioni interessate dai nuovi insediamenti.

Dobbiamo anche, come ulteriore e terza direzione di impegno, potenziare gli strumenti per l’uso efficiente e il risparmio dell’energia attraverso gli automatismi fiscali, l’estensione degli incentivi, la formazione di un sistema diffuso di centri per l’informazione e l’offerta di servizi. Il programma di innovazione industriale “Industria 2015”, che riprende le indicazioni del Piano triennale da noi presentato nel 2005, è stato strutturato per assicurare la più ampia partecipazione possibile delle imprese ai bandi per l’efficienza energetica e la mobilità sostenibile.

Ereditiamo inefficienze e gravi ritardi, accumulati nel corso dei venti anni trascorsi dall’ultimo piano energetico razionale. Affinché il paese, le sue amministrazioni e le sue imprese possano avere dei riferimenti e un orizzonte certo entro cui operare, il decreto legge del 25 giugno 2008 chiede al governo di definire una Strategia nazionale contenente priorità, indirizzi, strumenti di attuazione per il breve e il lungo periodo. La preparazione della Strategia prevede la consultazione e il dibattito pubblici attraverso una conferenza nazionale per l’energia e l’ambiente che verrà organizzata nel corso della prossima primavera.

In questo quadro non è eludibile la definizione di un programma di azioni che consenta il ritorno dell’energia nucleare.

L’esperienza di tutti i maggiori paesi industrializzati indica che solo gli impianti nucleari sono in grado di produrre energia elettrica su larga scala, in modo sicuro, a costi competitivi e nel rispetto dell’ambiente. Tutti i paesi del G8, salvo l’Italia, hanno l’energia nucleare nel loro futuro. È perciò necessario rilanciare subito l’opzione nucleare, ricostruire competenze e istituzioni, formare la necessaria filiera imprenditoriale e tecnica, prevedere soluzioni credibili per i rifiuti radioattivi. Ritengo che si tratti di una scelta da compiere nell’interesse del paese e che anche le forze politiche più attente e responsabili dell’opposizione vogliano condividere questo obiettivo contribuendo con idee e proposte. L’abbandono dell’energia nucleare ha avuto per l’Italia costi economici e politici immensi.

La produzione di energia elettrica nel nostro paese è oggi costituita per il 50% da gas naturale, per il 17% da fonti rinnovabili (compreso l’idroelettrico), per il 14% da carbone, per il 19% da olio combustibile e fonti ad esso assimilabili. Per contro, la produzione elettrica media europea (dell’Unione europea a 15 Stati membri) proviene per il 30% dall’energia nucleare, per il 25% dal carbone, per il 22% dal gas naturale, per il 16% dalle fonti rinnovabili, per il 6% dal petrolio e suoi derivati. Occorre anche ricordare che l’Italia, per soddisfare la domanda nazionale, importa circa il 14% dell’energia elettrica necessaria. Le importazioni consistono certamente per più della loro metà di energia nucleare. Con tali dati è evidente che il nostro grado di dipendenza da fonti energetiche importate nel sistema elettrico è molto maggiore che in altri paesi europei con i quali dobbiamo confrontarci.

Per il lungo periodo, orientativamente per gli anni attorno al 2030, dobbiamo puntare a un mix energetico più equilibrato, che ci consenta di recuperare sicurezza, competitività e capacità di affrontare la sfida del cambiamento climatico globale. Questo mix elettrico potrebbe essere costituito dal 25% di energia nucleare, dal 25% di fonti rinnovabili, dal 50% di fonti fossili, tra cui gas naturale e carbone pulito. Ritengo che il programma nucleare italiano dovrà essere realizzato nell’ambito di un mercato per l’energia elettrica liberalizzato e concorrenziale. Le imprese di produzione di energia elettrica saranno responsabili della costruzione degli impianti di generazione e della scelta delle soluzioni tecnologiche più adatte. Le stesse imprese provvederanno a finanziare gli investimenti avvalendosi degli strumenti necessari, tra cui anche i contratti di fornitura di lungo periodo. La realizzazione delle centrali nucleari non graverà dunque sul bilancio dello Stato.

Le imprese che saranno responsabili per l’esercizio e la gestione delle centrali nucleari dovranno far fronte a tutti i costi e pertanto sostenere mediante accantonamenti, a valere sul prezzo di vendita dell’energia, anche i costi per la sistemazione del combustibile nucleare irraggiato e per lo smantellamento delle centrali nucleari a fine vita. Questa impostazione viene seguita in tutti i paesi industrializzati che fanno uso dell’energia nucleare nella loro produzione di energia elettrica.

Compito del governo è creare le condizioni e le opportunità perché tutto ciò possa accadere, definendo un quadro di norme, procedure e istituzioni stabile, trasparente e credibile. In particolare, dobbiamo poter disporre di un’Agenzia nazionale per la sicurezza nucleare che svolga le funzioni e i compiti di autorità nazionale per la regolamentazione tecnica, il controllo e l’autorizzazione ai fini della sicurezza e della tutela ambientale delle attività concernenti gli impieghi pacifici dell’energia nucleare. A tale scopo abbiamo predisposto le norme necessarie in un disegno di legge. L’obiettivo ambizioso che ci siamo posti è quello di rendere possibile l’inizio dei lavori di realizzazione di un gruppo di centrali di generazione elettrica nucleare entro la legislatura.

Le centrali nucleari che le imprese costruiranno in Italia saranno quelle di ultima generazione, detta anche terza generazione, che vede i primi impianti in fase di allestimento in alcuni paesi europei, in primo luogo Francia e Finlandia.

Il precedente governo affermò di voler impegnare i centri di ricerca nazionali nello sviluppo di reattori di quarta generazione, che dopo la costruzione e prova di reattori prototipo ancora da definire, potrebbero essere pronti per la commercializzazione fra venti o trent’anni. È nostra intenzione promuovere la partecipazione alle collaborazioni tecnologiche europee e internazionali per la ricerca sui reattori di quarta generazione, ma a mio giudizio non ha alcun senso mantenere il paese in una situazione di precarietà e di elevati costi energetici rinunciando alle opzioni che già oggi sono disponibili, in attesa di un futuro tecnologico indefinito e incerto.

L’esperienza dei paesi che basano la loro produzione elettrica sull’energia nucleare dimostra che i suoi costi sono inferiori a quelli di ogni altra fonte. La prova è che in nessun paese dotato di impianti nucleari questi vengono chiusi e dismessi per ragio- ni economiche. L’energia nucleare è tuttavia una forma di energia ad alta intensità di capitale. Ciò significa che il costo di produzione dell’energia elettrica nucleare è in larga misura (fino all’80%) costituito dall’investimento necessario per la costruzione degli impianti. L’altra parte del costo (orientativamente il 20%) è essenzialmente dovuta all’acquisto del combustibile nucleare, alla sua sistemazione dopo l’uso, alle attività di esercizio e manutenzione degli impianti.

A sua volta l’entità degli investimenti occorrenti per la realizzazione degli impianti nucleari dipende dal contesto. I costi tendono a crescere se i tempi necessari per la realizzazione degli impianti si allungano, ad esempio a causa di incertezze normative e procedurali e di imprevisti. È essenziale dunque il consenso delle popolazioni interessate affinché siano prevedibili tempi e condizioni: a questo fine prevediamo misure compensative e incentivi di cui ho detto all’inizio per le popolazioni e le imprese dei territori che ospiteranno le future centrali.

L’esperienza mostra anche che i costi diminuiscono se vi sono economie di scala, vale a dire se si costruiscono più impianti tra di loro simili perché caratterizzati dalle stesse tecnologie e si condividono i costi delle infrastrutture del ciclo del combustibile. È nostra intenzione creare le condizioni perché ciò possa accadere. Economie di scala ancor più significative potrebbero verificarsi se il programma italiano potesse avvalersi di forme di coordinamento istituzionale e di collaborazioni tra imprese e centri a livello europeo. Anche questa è una direzione che intendiamo percorrere. Viene obiettato che prima di avviare un programma nucleare in Italia occorre risolvere il problema della sistemazione dei rifiuti radioattivi prodotti nelle attività nucleari che l’Italia ha svolto nel passato. Crediamo che la sistemazione dei rifiuti radioattivi debba essere parte e non condizione necessaria del nuovo programma nucleare italiano. Dovranno dunque essere intensificate e meglio organizzate le azioni avviate per la definizione di depositi provvisori e la gestione sicura di rifiuti e materiali nucleari irraggiati, definendo tempi, tecnologie e strumenti. Altri obiettano che la costruzione degli impianti nucleari in Italia crea altre dipendenze tecnologiche. È vero che l’Italia non possiede le tecnologie necessarie. Verranno definite le collaborazioni e le alleanze imprenditoriali opportune. Ciò accade anche per altri casi, come per gli impianti eolici, i cicli combinati a gas naturale, i pannelli fotovoltaici, settori in cui le imprese italiane lavorano utilizzando conoscenze e licenze sviluppate da altri. Siamo in un’economia aperta e globalizzata: le imprese italiane imparano sul mercato nazionale ed entrano su altri mercati, questo percorso potrebbe applicarsi anche al caso nucleare. La ricerca dell’autarchia tecnologica ci porterebbe al disastro.

Altri ancora sottolineano il tema della sicurezza. Ho già detto che intendiamo realizzare un’Agenzia nazionale per la sicurezza nucleare che sia forte, autorevole e indipendente, inserita nella rete di sicurezza europea per la quale proponiamo un miglior coordinamento e l’armonizzazione di norme e procedure. Ma qui occor- re una riflessione più approfondita. Nessuna attività umana è esente da rischi, dunque neppure l’attività nucleare. Tuttavia, questa attività è sottoposta a tali controlli e salvaguardie che è considerata la più sicura tra le fonti energetiche. I malfunzionamenti che si sono verificati negli ultimi mesi in centrali in Slovenia e Francia, e che sono stati particolarmente enfatizzati dai nostri giornali e telegiornali, sono tutti rimasti al di sotto della soglia minima di pericolosità e non hanno causato danni né alla salute né all’ambiente. Per di più, le nuove centrali sono dotate di sistemi di sicurezza per i lavoratori e per la popolazione la cui affidabilità è estremamente elevata e non sono neppure paragonabili a quelli alle centrali di prima e seconda generazione. Anche per questo Umberto Veronesi, oggi senatore del PD, uno scienziato che ha speso la sua vita per il miglioramento della salute e del benessere, ha giudicato indispensabile il ricorso al nucleare, anche per ridurre le emissioni di gas con effetto serra, queste sì certamente e gravemente nocive per la salute.

In conclusione, il rilancio dell’opzione nucleare in Italia è parte di una strategia energetica e industriale che ha l’obiettivo di riportare il paese sullo scenario europeo e internazionale in condizioni di parità, recuperare competitività e credibilità tecnologica, contrastare il cambiamento climatico globale, consentire alle nostre imprese e alle nuove generazioni di sperare in un avvenire migliore.

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