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Costruire un futuro progressista per il XXI secolo

Written by George A. Papandreou Friday, 01 September 2006 02:00 Print

Il futuro della socialdemocrazia nel XXI secolo è al centro di uno spietato dibattito, e tuttavia essa giocherà indubbiamente un ruolo storico cruciale. In passato, l’Unione Sovietica, a causa del suo autoritarismo e della sua tendenza a concentrare il potere statale, ha svalutato l’idea di socialismo. Recentemente gli Stati Uniti hanno perseguito politiche in Iraq e nel resto del Medio Oriente, o su questioni quali la «guerra al terrorismo», il riscaldamento del pianeta, Guantanamo, le torture, i diritti umani che potrebbero svalutare anche l’idea di democrazia.

Il futuro della socialdemocrazia nel XXI secolo è al centro di uno spietato dibattito, e tuttavia essa giocherà indubbiamente un ruolo storico cruciale. In passato, l’Unione Sovietica, a causa del suo autoritarismo e della sua tendenza a concentrare il potere statale, ha svalutato l’idea di socialismo. Recentemente gli Stati Uniti hanno perseguito politiche in Iraq e nel resto del Medio Oriente, o su questioni quali la «guerra al terrorismo», il riscaldamento del pianeta, Guantanamo, le torture, i diritti umani che potrebbero svalutare anche l’idea di democrazia.

I socialisti e i democratici devono ridare validità a entrambi questi concetti. Il mondo ha bisogno di valori quali la solidarietà, l’eguaglianza, la democrazia, la partecipazione, la responsabilità, la trasparenza, lo stato di diritto e la giustizia. I movimenti ispirati alla socialdemocrazia hanno rappresentato questi valori per molte decadi. Oggi ogni società di questo pianeta ha bisogno di questi stessi valori per mantenere vive le proprie speranze. Altrimenti in molti cercheranno rifugio nel fondamentalismo religioso, e si rivolgeranno a leader fanatici o populisti.

Questi valori sono validi oggi più che mai, perché per la prima volta nella storia dell’uomo, abbiamo le tecnologie, le conoscenze e la ricchezza necessarie a colmare il vuoto che divide ricchi e poveri, a fermare il riscaldamento del pianeta, a ridurre la mortalità infantile, a migliorare i sistemi di assistenza sanitaria, a interrompere il traffico di essere umani, e a garantire l’uguaglianza fra uomo e donna. Ciononostante la comunità internazionale non è ancora stata in grado di raggiungere questi obiettivi.

La socialdemocrazia italiana può giocare un ruolo decisivo nella costruzione di una società globale per il XXI secolo. La costituzione del nuovo Partito Democratico italiano potrà avere conseguenze positive per la socialdemocrazia europea. Ma quali sfide dovranno affrontare la socialdemocrazia europea e quella italiana? E quali opportunità saranno offerte loro? Come dovremo rispondere collettivamente ad esse? Di seguito sono elencate alcune idee che potrebbero essere d’aiuto alla socialdemocrazia italiana nel momento in cui essa si accinge ad affrontare il difficile compito di costituire un nuovo Partito Democratico.

 

Democratizzare la globalizzazione

La prima importante sfida che ci troviamo ad affrontare è quella di democratizzare la globalizzazione. I progressisti non rifiutano la globalizzazione o l’importanza dei mercati in sé. Il nostro obiettivo è rendere la globalizzazione più democratica e civile. Non può esservi reale democrazia quando il capitale e il potere sono concentrati nelle mani di pochi. Non vi può essere reale democrazia se le multinazionali calpestano e usurpano l’autorità di rappresentanti democraticamente eletti. Non vi può essere vera democrazia quando lo Stato interferisce con le libertà civili. Affinché emerga una sana democrazia partecipativa, il cittadino deve essere al centro di tutte le attività politiche, economiche e sociali a livello locale e nazionale.

Democratizzare la globalizzazione significa rendere il cittadino protagonista anche a livello globale. La voce e gli interessi del cittadino devono essere posti al centro del processo di globalizzazione. Oggi, istituzioni internazionali quali il Fondo monetario internazionale o la Banca mondiale non possono essere considerate democratiche, se il loro lavoro si basa sul principio «un dollaro, un voto». Le istituzioni multilaterali che regolano l’economia globale devono essere più responsabili e devono rispondere delle loro decisioni di fronte ai cittadini del mondo.

Questo principio si applica ugualmente alle istituzioni dell’Unione europea. I cittadini sentono di non essere pienamente rappresentati dalle istituzioni europee e non hanno influenza sulle decisioni prese a Bruxelles, decisioni che hanno effetti diretti sulla loro vita quotidiana. Sebbene le istituzioni dell’UE siano chiamate europee, esse non rappresentano una comunità statale o un demos europei; esse sono piuttosto un miscuglio di rappresentanze nazionali. Le forze progressiste d’Europa devono compiere tutti gli sforzi necessari per ridurre il deficit democratico e per costituire istituzioni che siano veramente europee – attraverso, ad esempio, il ricorso a una sorta di plebiscito europeo che permetta a tutti i cittadini di sentirsi parte di un’unica famiglia. In caso di fallimento, l’«eurofobia» dilagherà e il processo di integrazione verrà messo in pericolo.

Il nostro deve essere un progetto per un nuovo mondo più giusto: nazioni diverse ma reciprocamente solidali, che formino una comunità di valori e interessi, nel quale il rispetto del diritto internazionale sia garantito, e che cerchino efficaci soluzioni collettive alle sfide e alle minacce comuni. Questo obiettivo deve essere al centro di un progetto progressista.

 

Cittadini globali per una «società giusta»

L’esperimento europeo rappresenta un modello per altri angoli del nostro pianeta; esso è un modello progressista per il mondo. L’obiettivo finale è la costruzione di una giusta società dei valori, non una società delle élite. Al fine di accelerare il processo di democratizzazione della globalizzazione, i progressisti devono innanzitutto ristabilire l’equilibrio fra produttività economica, solidarietà sociale e libertà democratiche. Una società che non privilegi pochi potenti ma sostenga, riconosca e premi il duro lavoro, l’onestà, l’iniziativa, la produttività, la creatività, l’innovazione e la partecipazione. Questo è il tipo di società che i socialdemocratici devono costruire e rappresentare. Una delle nostre priorità è quella di raggiungere uno sviluppo equilibrato per tutti. Abbiamo bisogno di realizzare un modello di sviluppo basato sulla creatività e l’innovazione, che investa nei cittadini, nella loro sicurezza e nel loro futuro. Un’altra priorità dovrebbe essere la redistribuzione della ricchezza. L’istruzione, la sanità, un sistema pensionistico decoroso e buone opportunità di lavoro sono diritti fondamentali che non possono essere ignorati o compromessi. Una terza priorità deve essere la costruzione di uno Stato al servizio dei cittadini, non di cittadini al servizio dello Stato. È necessario stabilire un rapporto di fiducia forte e sincero fra cittadini e Stato. I socialdemocratici devono trovare nuovi metodi per combattere il clientelismo, la burocrazia e la corruzione. Questi fenomeni stanno dilagando in molte aree del pianeta a causa sia dell’emergere di nuovi attori potenti e danarosi, sia a causa dell’esistenza di istituzioni democratiche deboli e impreparate ad affrontare il processo di globalizzazione. Questi nuovi attori spesso mettono a repentaglio la democrazia, i diritti dell’uomo e l’eguaglianza, e allo stesso tempo sostengono forze politiche autoritarie o populiste.

È difficile, tuttavia, che un modello di sviluppo equilibrato venga raggiunto unilateralmente o individualmente dagli Stati nazionali. Abbiamo bisogno di lavorare insieme a livello regionale e globale. Sono quattro le questioni cruciali che devono essere affrontate al fine di costituire società giuste in tutte le aree del mondo: a) la mancanza di adeguati standard lavorativi in una parte del globo sta mettendo in pericolo il benessere sociale dei lavoratori in altre regioni; b) i flussi migratori di massa dai paesi più poveri alle nazioni sviluppate ha creato paura e sentimenti xenofobi nei paesi più ricchi, specialmente nelle classi operaie; c) il libero commercio ha alimentato l’ostilità reciproca fra gli agricoltori e i lavoratori del terziario dei paesi in via di sviluppo e quelli dei paesi più sviluppati; d) le preoccupazioni sull’ambiente si sono trasformate in un reciproco «scaricabarile». Mentre i paesi più sviluppati temono che le risorse vitali del pianeta vengano inesorabilmente ridotte dai paesi in via di sviluppo, questi ultimi accusano le regioni economicamente più avanzate di distruggere l’ambiente per la pura ricerca del profitto economico.

La globalizzazione ha ampliato le distanza fra Nord e Sud, fra Est e Ovest. Da una parte i cittadini dei paesi più sviluppati si percepiscono sempre di più come gli oggetti di una società consumistica. Dall’altra, i cittadini dei paesi in via di sviluppo combattono una lotta quotidiana per la sopravvivenza. In entrambi i casi, i cittadini si sentono impoveriti e soggiogati. Dobbiamo ispirare e coinvolgere i nostri cittadini affinché agiscano. Abbiamo bisogno di sviluppare una cultura politica che renda partecipe la società civile a ogni livello dell’attività politica.

 

Coinvolgere i nostri cittadini, riformare i nostri partiti

Sfortunatamente, benché abbiamo i mezzi, la tecnologia e la capacità per creare un futuro più sicuro per tutti, i nostri cittadini si sentono meno forti, meno sicuri, sempre più lasciati ai margini, sempre più alienati. In molte società l’esclusione è la regola piuttosto che l’eccezione. Il razzismo e la xenofobia permeano queste società. Ne consegue un crescente disimpegno politico da parte degli individui. A meno che non si agisca rapidamente, i nostri cittadini diventeranno sempre più cinici e arrabbiati, fino a che ricorreranno all’estremismo, al fondamentalismo e alla violenza.

Per sconfiggere razzismo e paura sarà necessario sviluppare delle politiche di integrazione e partecipazione. Politiche che coinvolgano gli immigrati nelle nostre società e nei nostri partiti politici. Una cittadinanza eterogenea può condurre, attraverso libere decisioni e partecipazione pubblica, a una reciproca comprensione sui principi e le procedure che guidano tutte le attività sociali, politiche ed economiche delle nostre moderne democrazie. Tutti i nostri cittadini dovrebbero godere di eguali libertà civili e di eguali diritti alla partecipazione politica, così come di eguali diritti sociali e culturali. Per raggiungere questo obiettivo, l’istruzione è essenziale. L’istruzione dovrebbe coltivare i principi del rispetto e della tolleranza, del dialogo e della partecipazione. È esattamente questo l’obiettivo che si intende raggiungere con la formazione di cittadini consapevoli.

Abbattere i muri che tengono la gente lontana dalla politica significa che la nostra missione in quanto partiti politici deve essere cambiata. Dobbiamo combattere l’esclusione dai nostri partiti, esattamente come combattiamo l’esclusione dalla nostra società. Avere un partito aperto significa far spazio a immigrati e minoranze. Negli ultimi anni, il Movimento socialista panellenico (PASOK) ha lanciato una serie di riforme di vasta portata per aprire il nostro partito a tutti i cittadini greci. Riforme volte a creare network decentralizzati, forum decisionali, meccanismi miranti a migliorare la trasparenza, e a sostenere il volontariato, l’istruzione a tutte le età e la diretta partecipazione dei cittadini al processo decisionale e alla scelta dei candidati.

I partiti progressisti devono sviluppare meccanismi per lo scambio di idee, procedure e metodi miranti a rinnovare e riformare i nostri partiti. La società civile – il crescente «terzo settore» – offre ai progressisti un’importante opportunità per creare nuove alleanze globali. Possiamo lavorare con diversi gruppi di interesse e movimenti sociali su una vasta gamma di questioni, come la realizzazione della transizione verso fonti di energia rinnovabile, la definizione di confini per la scienza in modo tale che essa contribuisca allo sviluppo della socialdemocrazia, o la riorganizzazione del sistema di istruzione per un mondo interdipendente.

 

Lavorare insieme per fare la differenza

Le differenze, nel sistema dei valori così come nella metodologia, fra socialdemocratici e conservatori sono notevoli. Le nostre opinioni su questioni quali l’immigrazione, i diritti umani, le minoranze, l’istruzione, la sanità non sono intercambiabili. I conservatori parlano di paura; noi parliamo di sicurezza. Loro costruiscono muri; noi costruiamo ponti. Loro impongono ultimatum; noi chiediamo il dialogo. Loro parlano «dell’unica via possibile»; noi sappiamo che c’è sempre un’altra strada. Loro parlano di nazioni buone e nazioni cattive, religioni buone e religioni cattive; noi parliamo di politiche buone o politiche cattive. Loro parlano di guerre preventive; noi parliamo di diplomazia preventiva. Loro vogliono imporre dei cambiamenti in base ai loro interessi; noi vogliamo cambiare il mondo insieme ai nostri cittadini. Loro sono felici quando la società è apatica; noi crediamo nella partecipazione. La socialdemocrazia implica l’azione, non l’apatia. L’unico modo per fare realmente la differenza è attraverso un’azione collettiva. I partiti progressisti devono stare insieme per costruire una società globale per il XXI secolo. Crediamo fermamente che i nostri cittadini in tutto il mondo possano cambiare il loro destino se lavorano insieme, sistematicamente, con una mente aperta ed eguali diritti. Questo è l’unico modo per istituire una democrazia globale.

I socialdemocratici trarranno vantaggio da un forte e unito movimento progressista italiano. Le forze italiane che si richiamano a ideali socialdemocratici possono giocare un ruolo centrale nel processo di democratizzazione della globalizzazione e nello sviluppo della socialdemocrazia, in modo tale che essa possa rispondere efficacemente alle sfide del XXI secolo. La costituzione di un nuovo Partito Democratico italiano può essere un catalizzatore per rinnovare gli sforzi miranti a rafforzare l’integrazione politica e sociale dell’Europa. Il ruolo centrale dell’Italia negli affari europei offre ai progressisti italiani un’opportunità unica per modellare il futuro dell’Europa in modo positivo. Dobbiamo compiere uno sforzo collettivo per dare nuova forza alla socialdemocrazia in modo tale che essa possa giocare un ruolo costruttivo negli affari internazionali e che possa realizzare la nostra visione di un’Europa unita per tutti i suoi cittadini.

La globalizzazione non è una strada a senso unico. Possiamo dare alla globalizzazione una forma che serva gli interessi dei cittadini del mondo, non gli interessi delle multinazionali. Lavorando insieme, possiamo fare la differenza.

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