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HomeItalianieuropei 7/2011Displaying items by tag: welfare

Equità

“Equità” è diventato uno dei termini di riferimento del discorso politico. Ciò è positivo poiché è bene che nella discussione pubblica si impieghino termini di valore alla luce dei quali giudicare le politiche. Ma proprio mentre l’“equità” si afferma come uno dei criteri di valutazione comunemente usati, se ne diffondono interpretazioni fuorvianti o semplicemente mistificatorie.

Liberalizzazioni: si sarebe potuto fare di più

Sebbene il decreto Cresci Italia tocchi quasi tutti i settori bisognosi di intervento pro-concorrenziale, le misure previste non sempre si rivelano soddisfacenti. Occorre intervenire su assetti oligopolistici, privilegi e rendite di posizione accelerando sul terreno delle liberalizzazioni, intese nella loro accezione moderna e innovatrice, al fine di rendere più dinamica l’Italia e liberare risorse a sostegno della crescita economica e sociale.

Donne, tempi di vita e ritmi biologici

La sfasatura fra il tempo biologico, quello del lavoro e quello della cura familiare si ripercuote soprattutto sulle donne, giovani e meno giovani, con importanti conseguenze sugli equilibri familiari. Tenuto conto della costante contrazione dei servizi pubblici e del prolungamento dell’età pensionabile, sono quanto mai necessarie politiche di conciliazione e nuove forme di solidarietà sociale.

Il tempo del lavoro

A partire dalla Rivoluzione industriale il concetto di lavoro è cambiato, lentamente e inesorabilmente; oggi, con la facilità di reperimento fornita da cellulari e computer, il tempo del lavoro si è dilatato tanto da non essere più distinguibile, e quindi nemmeno tutelabile e tutelante. Lavorare è sì una necessità, ma deve diventare prima di tutto un diritto praticato.

Uno sguardo sull’istruzione in Italia

Nonostante timidi segnali di miglioramento, nel complesso la qualità delle scuole italiane rimane al di sotto della media OCSE. Per colmare la distanza e garantire progresso e crescita nel lungo periodo, l’Italia dovrà adottare misure volte a migliorare efficacia e rendimento dei propri sistemi formativi e a adeguare l’insegnamento a standard che non sono più nazionali ma globali.

A scuola: perché?

A partire dai dati contenuti in un’indagine su scala internazionale rivolta agli adulti, è possibile analizzare la particolare dimensione della diseguaglianza legata al possesso di competenze cognitive che comportano vantaggi non solo sul mercato del lavoro, ma anche in altri aspetti della vita, dalla salute alla partecipazione sociale.

Economia in crisi e riforma della scuola pubblica

La crisi nella quale il paese si trova in questo momento riguarda anche il settore educativo e della formazione. Per risolverla, il servizio scolastico, in tutte le sue componenti, deve garantire una adeguata preparazione per lo svolgimento delle attività produttive; così come deve far percepire alle nuove generazioni il significato morale dell’attività lavorativa che ciascuno è tenuto a svolgere. Per raggiungere tali obiettivi, lo Stato deve assicurare la presenza di un adeguato pluralismo scolastico, che consenta libertà di scelta ai genitori degli alunni, e renda funzionale ed efficiente anche la scuola pubblica, facendola diventare concorrenziale rispetto a quella privata.

Equa, robusta e sostenibile. Una ricetta per la crescita dell’Europa

L’intento di questo volume, che raccoglie i contributi di alcuni dei più qualificati studiosi in materia di sviluppo delle infrastrutture e di riforma del welfare, è di analizzare la cruciale questione della crescita europea in una prospettiva transnazionale, proponendo politiche e soluzioni che – tenendo nella giusta considerazione le differenze tra culture, background ed esperienze – possano essere adottate dagli Stati membri per innescare quel salto di qualità che l’Europa sta aspettando. | Scarica il volume

Un’Europa sociale dal basso

Per scongiurare una drammatica recessione e ritrovare stabilità, l’eurozona deve dotarsi di meccanismi redistributivi tali da consentire un equo perseguimento della giustizia sociale a livello comunitario. Ecco perché legami più stretti tra i cittadini europei, diversi meccanismi elettorali per l’Unione e l’uso dell’inglese come lingua franca diventano misure indispensabili per un’Europa sociale più partecipata.

Un nuovo piano del lavoro per la crescita

Se si vuole invertire la tendenza all’autoimpoverimento del sistema Italia, rafforzando la competitività del paese all’interno del nuovo modello sociale europeo, bisogna ripartire dal lavoro. Investire in istruzione e formazione, soprattutto in campo tecnico-scientifico, e ridare stabilità ai rapporti di lavoro: questi i pilastri di un nuovo Piano del lavoro, di cui non si può più fare a meno.

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