Per un’equa riforma del sistema pensionistico

Written by Elsa Fornero e Flavia Coda Moscarola Tuesday, 22 November 2011 18:10
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Per un’equa riforma del sistema pensionistico Illustrazione di Emanuele Ragnisco

Versione integrale dell'articolo del neoministro del Welfare Elsa Fornero, scritto insieme a Flavia Coda Moscarola alla fine di ottobre per il n. 10/2011 di Italianieuropei. Il nuovo numero della rivista uscirà in edicola e in libreria martedì 29 novembre.


Politica e opinione pubblica si dividono circa le misure da adottare per riformare il sistema pensionistico. In un’ottica strutturale e di lungo periodo occorre sostituire il metodo retributivo, generoso con le generazioni anziane ma penalizzante per le giovani, con quello contributivo; è l’unica via per garantire a tutti gli italiani una redistribuzione delle risorse equa e trasparente.


La recente riapertura del dibattito sulla necessità o meno di un nuovo intervento in materia previdenziale offre al paese l’occasione – che questa volta, data la situazione di grave crisi in cui versa, sarebbe davvero un peccato farsi sfuggire – per lasciarsi alle spalle la logica degli interventi “spezzatino” e adottare finalmente un approccio più ragionato, coerente e rigoroso alla ridefinizione delle regole del principale istituto del welfare State; un approccio che abbia se non le caratteristiche della “definitività”, almeno quelle dell’intervento strutturale e non dell’ennesimo aggiustamento di una transizione troppo lunga.

Soprattutto quando si parla di pensioni è infatti necessario abbracciare un’ottica di lungo periodo. Le regole previdenziali influenzano direttamente o indirettamente molte delle decisioni fondamentali che gli individui prendono durante la loro vita, a partire dalla giovane età: quanto a lungo studiare, quale professione intraprendere, quale profilo di consumo e risparmio adottare, a che età ritirarsi dal mercato del lavoro. Se le regole cambiano continuamente, diventa difficile fare piani ragionati per il futuro con chiare implicazioni sia sulla qualità della vita dei singoli cittadini, sia sulla crescita del sistema economico nel suo complesso.

Inoltre, se si vuole che le regole vengano condivise – e non solo subite – queste devono essere eque: deve essere garantita parità di trattamento agli individui; devono essere aboliti i privilegi. Se si intende effettuare una redistribuzione delle risorse, questa deve essere trasparente e deve avvenire dai più ricchi ai più poveri e non viceversa.

Questi principi, che sembrano banali, sono stati spesso largamente disattesi, nel periodo preriforma, ma anche successivamente, sia con la riforma Amato (1992), sia con la riforma Dini (1995), in modo particolare con la scelta di tutelare i “diritti acquisiti” dei lavoratori meno giovani, scaricando invece sulle nuove generazioni l’onere dell’aggiustamento. E hanno continuato a essere disattesi nel periodo successivo, a ogni nuovo intervento sulla transizione.

Il metodo contributivo di calcolo delle pensioni, introdotto nel 1995 in sostituzione del precedente metodo retributivo, costituisce (a nostro avviso) il punto di partenza imprescindibile su cui basare le modifiche dell’attuale assetto. Considerando la transizione, e semplificando, i lavoratori possono essere suddivisi in tre tipologie: i “salvati” del 1995, esonerati dall’applicazione del contributivo grazie all’artificiosa demarcazione introdotta tra coloro che, al 31 dicembre 1995, avrebbero raggiunto almeno diciotto anni di anzianità e gli altri; i “parzialmente protetti” (anzianità inferiore a diciotto anni nel 1996), la cui pensione sarà calcolata secondo il pro-rata, ossia in base alla regola retributiva per l’anzianità maturata al 1995 e a quella contributiva per l’anzianità accumulata dal 1996; gli “indifesi”, ossia gli assunti dal 1996, la cui pensione sarà interamente contributiva.

Il metodo retributivo, applicato per intero ai “salvati” e in pro-rata ai “parzialmente protetti”, si caratterizza per uno scarso collegamento tra contributi versati e prestazioni ricevute. Ne risulta un “rendimento” (analogo a un tasso di interesse annuo applicato al monte contributivo) troppo generoso, e cioè superiore a quello finanziariamente sostenibile, con conseguente sistematica violazione del criterio della sostenibilità e del principio dell’equità tra generazioni. Un sistema a ripartizione è, infatti, finanziariamente sostenibile quando restituisce al lavoratore, sotto forma di pensione, i contributi versati, capitalizzati a un tasso pari a quello di crescita dell’economia. Se il sistema è troppo generoso verso le generazioni attuali, accumula un debito implicito che ricadrà sulle generazioni giovani e su quelle future.

L’ammontare del “regalo” elargito dal retributivo non è uguale per tutti, ma differisce grandemente in base alla gestione previdenziale di appartenenza, all’età di pensionamento e ad altri parametri, come l’anzianità per l’accesso alle prestazioni, le aliquote contributive e il periodo retributivo di riferimento per il computo della pensione. Poiché la pensione retributiva è calcolata tenendo conto soltanto dell’ultima parte della carriera del lavoratore, le carriere più dinamiche – con maggiore progressione salariale, che coincidono di solito con quelle più ricche – ne risultano favorite.

Una stima del regalo può essere ottenuta per mezzo di un indicatore della generosità dei sistemi pensionistici, denominato in gergo tecnico Present Value Ratio (PVR). Questo indicatore misura, al momento del pensionamento, il “valore attuale atteso” dei benefici pensionistici ai quali l’individuo ha diritto – la somma oggi equivalente al valore complessivo dei trasferimenti previdenziali di cui l’individuo godrebbe data l’attuale aspettativa media di vita – a fronte del “montante contributivo” versato – ossia il saldo attuale disponibile di un ipotetico conto corrente in cui l’individuo abbia depositato, senza mai ritirarli, i contributi previdenziali versati lungo la vita lavorativa. Fatto pari a 100 euro il montante, nelle nostre simulazioni, un valore del PVR superiore a 100 indica che il sistema remunera i contributi corrisposti nella vita attiva a un tasso di rendimento superiore a quello che il sistema “può permettersi”. Ciò comporta una redistribuzione di risorse (ossia “un regalo”) alle generazioni anziane da parte delle generazioni giovani presenti e future.

La Tabella 1 mostra per l’appunto la generosità del metodo retributivo. Il trattamento più prodigo spetta ai lavoratori autonomi: a fronte di un montante di 100 euro di contributi versati, sono corrisposti benefici previdenziali per 346 euro, se uomini, e per 368 euro, se donne. I dipendenti pubblici (INPDAP) percepiscono in media due volte e mezzo quanto sarebbe giustificato sulla base dei criteri di equità attuariale (il PVR è pari a 268 per gli uomini e 249 per le donne). Per i dipendenti privati (INPS-FPLD) il regalo è meno consistente, ma ammonta comunque al 60-90% di quanto versato (il PVR è pari a 162 per gli uomini, 188 per le donne).

 

tabella_fornero1

 

I valori riportati nella Tabella 1 sono valori medi. L’entità del “regalo” dipende poi dall’età di pensionamento e dal profilo di carriera. A parità di assegno mensile e di contributi versati lungo la vita lavorativa, chi va in pensione prima gode di un regalo più alto perché beneficia di una pensione (in media) per più anni. Il sistema incentiva così il pensionamento anticipato e l’incentivo è tanto più alto quanto più elevate sono le pensioni. Non a caso, i dati INPS mostrano che al crescere della pensione media diminuisce l’età al pensionamento. Inoltre, a parità di età al pensionamento, le carriere più dinamiche godono di benefici più alti perché la pensione viene calcolata su una media delle ultime retribuzioni e prescinde dal montante dei contributi versati.

Il metodo contributivo che verrà applicato alle generazioni di “indifesi” garantirà all’opposto un PVR pari a 100. Ad essi non verrà elargito alcun “regalo” e scompariranno – fortunatamente – anche i trattamenti differenziali tra categorie. I “parzialmente protetti”, di conseguenza, trovandosi in una condizione intermedia tra le altre due categorie, beneficeranno pur sempre di un qualche regalo, ma di importo progressivamente meno cospicuo.

Sulle basi “oggettive” appena illustrate, riteniamo che una proposta di riforma coerente possa pertanto essere la seguente. Si tratterebbe di applicare, a partire dal 2012, il metodo contributivo prorata per tutti i lavoratori, rendendo subito effettive un’età minima di pensionamento pari a sessantatré anni (con il requisito dei vent’anni di anzianità oggi richiesto per le pensioni di vecchiaia) e una “fascia di flessibilità” che incoraggi il lavoratore a ritardare l’uscita fino ai sessantotto (settanta) anni, con un incremento di pensione che – secondo calcoli matematici, e non in base ad arbitrari criteri politici – tenga conto dei maggiori contributi versati e della maggiore età. I requisiti minimi e massimi sarebbero successivamente indicizzati alla longevità, così come già previsto dalla normativa vigente. Dovrebbero inoltre scomparire le “finestre”, cioè quei periodi (un anno per i lavoratori dipendenti e un anno e mezzo per i lavoratori autonomi) che si sommano oggi ai requisiti minimi di età/anzianità, senza peraltro aggiungere incrementi di pensione.

Mentre l’estensione dell’età minima di accesso al pensionamento e l’abolizione della pensione di anzianità, riguardando tutti i lavoratori, avrebbero come effetto principale quello di determinare risparmi di spesa consistenti nel breve e medio periodo, permettendo, come auspicato, di allentare gli stringenti vincoli di bilancio; l’estensione pro-rata del contributivo avrebbe come effetto principale quello di avvicinare i trattamenti tra le categorie (cosa che fa anche l’innalzamento del requisito di età, ma in maniera meno rilevante), promuovendo una maggiore equità del sistema.

I lavoratori coinvolti nell’estensione del prorata non sarebbero molti. Infatti il provvedimento riguarderebbe unicamente i “salvati” oggi ancora attivi nel mercato del lavoro, ossia i lavoratori nati tra il 1950 e il 1962. A titolo esemplificativo, la Tabella 2 illustra il caso di un dipendente privato della categoria dei “salvati” nato nel 1958. Per ipotesi, egli aveva vent’anni di anzianità nel 1996, una dinamica retributiva del 2,5% l’anno e nel 2010 è arrivato a percepire una retribuzione di 30.000 euro. Supponendo che maturi quarant’anni di anzianità nel 2018, con le regole attuali potrebbe andare in pensione a sessantuno anni (inclusa la finestra). La sua pensione ammonterebbe a 26.776 euro, con un “regalo” atteso nell’arco dell’intera vita pari al 43% dei contributi versati (162.000 euro). Applicando la nostra proposta, il pensionamento sarebbe posticipato al 2021, con una pensione superiore, pari a 28.999 euro, ma un “regalo” inferiore (il 33% dei contributi versati, ossia 146.000 euro), per effetto della più elevata età di pensionamento e del calcolo contributivo sugli ultimi anni.

Rispetto al mero innalzamento del requisito di età con regola retributiva invariata, la pensione erogata è solo lievemente più bassa: 28.999 euro verso i 29.523 euro. Gli anni in cui si applica il prorata, nell’esempio, sono infatti solo due. Si noti che, se venisse applicato il metodo contributivo all’intera vita lavorativa del soggetto – una misura davvero drastica, che peraltro nessuno propone – la sua pensione ammonterebbe a 21.869 euro e il “regalo” si annullerebbe.

 

tabella_fornero2

 

La fissazione dell’età minima a sessantatré anni comporterebbe, tuttavia, la possibilità per gli uomini di anticipare di due anni il pensionamento rispetto all’età oggi prevista (sessantacinque anni) per la pensione di vecchiaia. Alcuni in effetti uscirebbero prima (con una pensione ridotta, ma con un regalo proporzionalmente maggiore); altri sfrutterebbero la fascia di flessibilità e continuerebbero oltre i sessantacinque anni. La flessibilità nell’età di pensionamento è di fatto un’occasione per concedere, a quei lavoratori che si sentono ancora “produttivi”, di scegliere liberamente se e di quanto posticipare il momento del pensionamento.

Dal punto di vista aggregato, il nostro modello non consente una stima accurata dei risparmi. Ciononostante, i risparmi di spesa sarebbero tutt’altro che irrisori, potendo arrivare a qualche decina (3-4) di miliardi di euro nei primi cinque-sei anni di effettiva applicazione del provvedimento. La caratteristica del contributivo di garantire un trattamento equo sia all’interno delle generazioni, sia tra generazioni diverse presenti e future ne costituisce un indubbio punto di forza aggiuntivo rispetto al fatto che si tratta di un metodo di calcolo che migliora la sostenibilità finanziaria del sistema. Ovviamente, questo vale a condizione che la riforma in questione riguardi tutte le categorie di lavoratori alla stessa maniera, nessuna esclusa. In un momento in cui si è costretti a richiedere duri sacrifici alle famiglie con provvedimenti draconiani che colpiscono anche le fasce più deboli, non si può prescindere dall’abolizione delle ingiustificate posizioni di privilegio che perdurano per molte categorie difficilmente annoverabili tra i bisognosi, come i liberi professionisti con le loro casse e i politici con i loro vitalizi. È anche ovvio che una volta varato il provvedimento si potrebbero discutere, in modo trasparente e mirato, le uniche eccezioni ammissibili, ossia quelle nei confronti dei lavoratori sfortunati e non già di quelli privilegiati.

9 comments

  • Comment Link Federico Salari Saturday, 26 November 2011 19:37 posted by Federico Salari

    D'accordo con la Fornero,ma manca una disciplina transitoria per coloro che nel 2012 avrebbero maturato il diritto al pensionamento con la vecchia normativa e, tra questi, i disoccupati in mobilià. La proposta della Fornero non è incompatibile con la previsione di una età minima più bassa ( es. 61 anni), nè con la possibilità di uscita prima della età oggi indicata di 63 anni. In una precedente proposta resa pubblica dalla Fornero ad agosto, questa possibilità era espressamente prevista,a condizione che la pensione sia calcolata per intero con il metodo contributivo e risulti sueriore di 1,2 volte all'assegno sociale. Come mai è sparita ? A me sembra il minimo che si possa fare per venire incontro a coloro che sarebbero colpiti dall'aumento dell'età pensionabile da 61 ( finestra Tremonti compresa) a 63 anni e sono senza lavoro. Come vivono altri due anni ? Dopo aver stabilito l'età minima di 63 anni, si dia comuqnue la facoltà di uscita anticipata, alle indicate ( pesanti) condizioni, come era previsto nella riforma Dini. Altrimenti è inutile che la Fornero predichi la stabilità normativa e l'equità. E' equo alzare l'età pensionabile ad un mese dal 2012 ? Io penso proprio di no, in particolare per chi, come ho detto, nel 2012 sarebbe passato dalla mobilità alla pensione. Ci pensi il nuovo Ministro a questo aspetto, renderà più accettabile la sua riforma. Poi, francamente, non capisco cosa sia cambiato da agosto ad ottobre. Spero che sia una dimenticanza, perchè se non ci pensa lei, Fornero, è difficile che ci pensino i politici attuali. Cordiali saluti

  • Comment Link Roberto greco Sunday, 27 November 2011 05:18 posted by Roberto greco

    L'IMPOSTAZIONE CHE SI STA DANDO ALLA CRISI con la la priorità di voler risolverla con un nuova rivisitazione delle pensioni, evidenzia l'assunzione di indirizzi, che a detta della stessa Dottara Elsa Fornero, "influenzano direttamente o indirettamente molte delle decisioni fondamentali che gli individui prendono durante la loro vita" e poi "se le regole cambiano continuamente, diventa difficile fare piani ragionati per il futuro". In antitesi con quanto dalla stessa premesso, la Dottora Fornero, e non solo, intende cambiare ancora le regole raggiunte con estrema difficoltà di equilibrio da Amato e Dini, che all'epoca in condizioni economiche altrettanto critiche come quelle attuali, hanno con estrema fatica abilmente aggregato il pregresso ed il futuro. Ma sostiene la Dottora Elsa Fornero la scelta di tutelare i “diritti acquisiti” dei lavoratori meno giovani, si scarica invece sulle nuove generazioni, definite" GLI INDIFESI". I nuovi profeti dell'equità e della giustizia professano che i "SALVATI"dell'epoca devono ritornare al livello degli "INDIFESI" di ora, così GIUSTIZIA è raggiunta: POVERTA' PER TUTTI, TUTTI INDIFESI con ulteriore stress alla vita dei pregressi "SALVATI", ( In contrasto con quanto asserito in premessa). Si sta attuando una pericolosa strategia tesa a mettere le generazioni contro, i giovani contro la generazione dei padri. Attenzione questa è una politica che non paga e che ritorna contro in modo gravoso.I nuovi Robin Wood "che intendono garantire a tutti gli italiani una redistribuzione delle risorse equa e trasparente",non possono ignorare che non può esserci giustizia quando si toglie il diritto acquisito dei 40 anni raggiunti di Anzianità di servizio, per altro riscattato con denaro versato in proprio.Il vero problema sta nella grossa forchetta tra le pensioni di 500, 1200, 2000 contro quelle 20.000, 30.000, cumolo tra pensioni e tra pensioni e lauti stipendi di 6.800 milioni di Euro annui. Equità significa regole chiare e precise per tutti: contributivo adesso, se viene stabilito da adesso per tutti, e non retrottivo; Anzianità di servizio rispettata, secondo norme e leggi previste finora, che i cittadini hanno onorato con il loro lavoro, sicuri che un eventuale cambiamento, incluso anche un nuovo limite di età pensionistico, non possa ingiustamente investirli retroattivamente.

  • Comment Link ENRICO Sunday, 27 November 2011 09:44 posted by ENRICO

    INTERESSANTE SPERO NON MASSACRANTE.
    CI AGGIUNGIAMO, ANZI FACCIAMO PRECEDERE IL TUTTO DA UNA BELLA REGOLARE PATRIMONIALE?

  • Comment Link arnaldo Monday, 28 November 2011 10:21 posted by arnaldo

    Condivido quanto scritto da roberto greco, Non si può scrivere, poche righe prima che "Soprattutto quando si parla di pensioni è infatti necessario abbracciare un’ottica di lungo periodo. Le regole previdenziali influenzano direttamente o indirettamente molte delle decisioni fondamentali che gli individui prendono durante la loro vita, a partire dalla giovane età: quanto a lungo studiare, quale professione intraprendere, quale profilo di consumo e risparmio adottare, a che età ritirarsi dal mercato del lavoro. Se le regole cambiano continuamente, diventa difficile fare piani ragionati per il futuro con chiare implicazioni sia sulla qualità della vita dei singoli cittadini, sia sulla crescita del sistema economico nel suo complesso", e poi ipotizzare un sistema che ritardi il godimento della pensione di 4-5 anni da parte di chi ha lavorato 40 anni .Lo stesso esempio portato dalla Fornari lo dimostra: un uomo nato nel 1958, che nel 1996 abbia 20 anni di contributi, andrebbe in pensione con 40 anni di lavoro nel 2016 e non nel 2018, a 58 anni di età. Se deve aspettare fino a 63 anni per avere la pensione, dovrà lavorare altri 5(!!) anni e non 2. Se si considera un soggetto nato nel 1953 che abbia oggi 39 anni di contributi a 58 anni, questo, anziché 1 anno, dovrà aspettare 5 anni per andare in pensione, questo non crede la prof.ssa Fornari potrebbe destabilizzare chiunque? A questo punto è addirittura meglio il sistema delle finestre spostate di un anno: almeno uno può comunque considerarsi in quiescenza e decidere autonomamente se lavorare o meno nel periodo in cui non gli viene pagata la pensione. Un'ultima cosa: è proprio sicura la prof.ssa Fornari che la vita media degli italiani continuerà ad alzarsi? Io credo che questa lunga crisi, con tutti i suoi effetti sulla riduzione del welfare, sulla necessità di lavorare più a lungo, sullo stress che colpisce chi vede messi a rischio i risparmi di una vita di lavoro, inciderà in maniera pesante anche sull'aspettativa di vita (vedi età media negli USA più bassa che nei paesi europei- vedi anche dichiarazioni recenti di cardiologi che evidenziano come negli ultimi mesi siano aumentati in maniera esponenziale gli infarti miocardici anche in popolazione giovane) cordiali saluti

  • Comment Link Elena Fischio Monday, 28 November 2011 15:52 posted by Elena Fischio

    Il problema è molto complesso per raggiungere gli obiettivi di equità e di stabità del bilancio previdenziale.
    Concordo pienamente con gli indirizzi della dott.sa Forlero, pur trovandomi nella spiacevole situazione di essere tra quelli più penalizzati. Ma questo sacrificio dev'essere accompagnato da due riforme generalizzate:
    a)ai pensionati del vecchio regime, ai quali non possiamo ridefinire la pensione, dovranno sostenere delle imposte per riportarli a pensioni più coerenti ai tempi attuali (v. Dini, Amato, e altri dirigenti o parlamentari o magistrati già in pensione);
    b) di pari passo e non dalla prossima legislatura, equiparate al contributivo gli attuali parlamentari, magistrati o dirigenti pubblici.
    Solo questo diviene equo e redistributivo.
    Grazie per l'attenzione.

  • Comment Link libero lari Monday, 28 November 2011 18:14 posted by libero lari

    D' accordo che le apettative di vita media sono aumentate, ma bisogna , gentilissima Sig.ra Elsa Fornero tenere presente anche che non si può cambiare ad 1 mese dal 2012, anno in cui maturerò i requisiti per andare in pensione, le carte in tavola. Tutti i lavoratori quando stanno per maturare i requisiti si organizzano per la vita futura e all'improvviso si ritroverebbero a cambiare di nuovo cio che hanno programmato.NON E GIUSTO!!!, Tenga anche presente, Signor Ministro, che da tre anni a questa parte il mondo del lavoro sta sopportando una pesantissima crisi e quindi gli stipendi,nel mio caso provvigioni perche sono agente di commercio, hanno subito un taglio del 50% (ci sono le dichiarazioi dei redditi che lo documentano) e quindi gli ultimi tre anni mi penalizzano ulteriormente.
    Certo che da buona responsabile del welfare Lei terra certamente presente questi parametri negativi, Le auguro di fare una buona legge e non la solita pastina all'italiana. Grazie della lettura e buon lavoro

  • Comment Link Ghigo Elio Monday, 28 November 2011 22:52 posted by Ghigo Elio

    Articolo Fornero
    L’articolo della Fornero risulta molto discutibile per diverse questioni,esposte successivamente in dettaglio
    Mi sembra che la tabella 2 sia addirittura sbagliata: come fa un lavoratore ad avere 20 di anzianità nel 1995 e nel 2019 40 anni, sono 44 anni !!! e nel 2021 sono 46 !!!!!. Dalla tabella sembra che la pensione (lorda) sia più alta nel prorata ma l’articolo ti presenta in modo soft la fregatura:in realtà hai pagato i contributi per 2 anni in più (forse in un lavoro di cacca)e ti pagano la pensione per 2 anni di meno (doppia fregatura)
    La tabella 1, da cui parte tutto la sua invettiva sui “regali” ai pensionati, fa riferimento ad una situazione “pre 1992” inesistente attualmente perché superata dai tagli sulle pensioni fatti negli anni successivi. L’unica cosa chiara è che i dipendenti sono penalizzati rispetto agli autonomi (la categoria dove alberga l’evasione fiscale e contributiva) e che sono le pensioni più ricche a beneficiarne: visto che i pensionati non sguazzano nell’oro sarebbe meglio non fare tagli lineari “alla Tremonti” per tutti ma colpire dove veramente si annidano “regali e privilegi”. (politici e banchieri compresi che spesso sommano 2 o 3 pensioni ed un lauto stipendio)
    Precedentemente nell’articolo la nostra paladina dell’equità ha specificato che la “sostenibilità finanziaria” delle pensioni è basata su “calcoli matematici” e non su arbitrari criteri politici (che schifo la politica… invece noi professori…..!). L’oggettività dei suoi calcoli è smentita quando afferma che tutto il suo ragionamento è basato sui contributi versati “ capitalizzati a un tasso pari a quello di crescita dell’economia”; si tratta quindi di calcoli finanziari e non meramente matematici , in cui l’attribuzione di un tasso d’interesse (di questo si tratta) rispetto ad un altro cambia tutta la situazione.
    A me sembrerebbe finanziariamente più corretto rivalutare i contributi sulla base del tasso reale di inflazione o del rendimento dei BOT. In fondo, in via teorica, se non mi avessero costretto a versare i contributi avrei potuto, senza sforzare troppo la fantasia investirli in BOT, ottenendo una rendita che oltretutto è tassata solo al 12% (non il capitale ma il rendimento )mentre quando mi faranno” il regalo” della pensione mi tasseranno se va bene al 27% o al 38% (su tutto” il capitale” e non solo sul “rendimento” dei contributi versati). Per inciso se la ministra nella sua difesa dell’equità volesse intervenire con una tassazione equa sulle rendite finanziarie forse risolverebbe i problemi del debito italiano senza doversi arrampicare sugli specchi per dimostrare l’indimostrabile!
    Non essendo così oggettivi i dati di partenza, da cui il ministro parte per i suoi ragionamenti, non sono verità assolute nemmeno le sue analisi, le sue conclusioni e le sue ricette; certamente sono finalizzati a far pagare la crisi ai soliti noti. Ideologiche , fuorvianti ed offensive risultano quindi le sue teorie sulle pensioni come “regalo”
    Un’altra trovata ideologica è quella della contrapposizione tra giovani ed anziani: Sintetizzando la favoletta la Fornero (e non solo lei) dice che i vecchi sono protetti e percepiscono un regalo con la pensione pagata dai giovani socialmente “indifesi”; per essere equi, ma veramente equi, rendiamo i vecchi come i giovani (azione da Gerovital) cioè indifesi e con pensioni da fame… ovviamente non parla di rendere compatibili con una vita decente le pensioni dei giovani. Con la stessa favoletta vogliono adeguare le retribuzioni dei “vecchi” a quelle dei giovani, dopo che li hanno distrutti con una marea di contratti di assunzione (i professori la chiamano flessibilità) degni di una società mediovale.
    Visto che in Italia l’unico welfare che funziona è quello familiare distruggiamo anche quello: noi vecchi non saremo più in grado di aiutare i giovani per proseguire gli studi, nell’acquisto di una casa, per mettere su famiglia.
    Mettono gli uni contro gli altri per bastonare entrambi, bastonano una categoria sociale e/o anagrafica per poi , per equità dicono loro, penalizzare gli altri.
    Oltretutto se un vecchio occupa un posto di lavoro come faranno i giovani a trovarne uno?
    Poi diciamolo chiaro, i soldi risparmiati con le pensioni e quelli estorti con altri misure andranno a coprire il debito che le classi dirigenti in accordo con i poteri forti (banche, grande industria, alta finanza) hanno fatto in questi anni; le banche avranno maggiore fluidità e ricominceranno i giochetti finanziari che ci hanno portato sul lastrico (come è successo nel 2008 negli USA)
    Se vogliamo veramente uscire dal pantano ci vogliono almeno:
    • una patrimoniale seria che colpisca (questo si per equità) i grandi patrimoni (il 10% delle famiglie italiane possiede il 44% dei patrimoni)
    • misure antievasione fiscale e contributiva (stimata in 130-150 miliardi di euro all’anno) e anti elusione
    • un regime fiscale più equo sulle transazioni finanziarie e misure restrittive sulle transazioni che riguardano il debito degli stati (giocano in borsa sul nostro futuro) e sui cosidetti derivati finanziari
    Se vogliamo equità ci vuole giustizia sociale che diminuisca le differenze tra ricchi e poveri.

  • Comment Link Teodoro Zveifel Tuesday, 29 November 2011 17:56 posted by Teodoro Zveifel

    Ringrazio il sig. Ghigo Elio che, con lucidità e chiarezza, ha colto ed esposto tutta una serie di sviste e grossolanità! Mi atterrisce l'idea che chi è capace di tanta faciloneria debba, anche se è più corretto "voglia", metter mano all'ennesima riforma previdenziale. Per aiutare la prof.ssa Fornero, che nel formulare ipotesi e r aggiustandosele a più non posso si incarta e confonde, suggerisco di partire da un esempio reale, in carne ossa e sacrifici, il mio! Nato nel 1957 con 37,5 anni di contributi al 30 giugno 2011. Disoccupato e costretto a versarmi ancora 2,5 anni di contributi volontari perchè, che ci credano o no i ministri, lavoro non se ne trova. Partendo da questa condizione una domanda alla prof.ssa Fornero: Con l'attuale legislazione andrei in pensione nel luglio del 2015, lasciandoLe immaginare con che qualità di vita per tale periodo, con la Sua riforma quando pensa di mandarmici? E' in grado anche di suggerirmi come vivere per gli ulteriori anni senza reddito? Un cordiale saluto.

  • Comment Link paolo Wednesday, 07 December 2011 16:54 posted by paolo

    complimenti per la riforma delle pensioni
    riforma equa
    dov'e l'equita' ?! si parlava di quote- flessibilita' non ho visto niente di tutto cio' ed inoltre i 41 anni son diventati 42
    e' equo trattare allo stesso modo chi ha 35 anni doi contributi e chi ne ha 42
    significa equita' mandare in pensione chi raggiungera' i 35 anni di contributi e i 61 d'eta' entro il 31-12-11 mentre chi li raggiungera' entro l'1-1-12 dovra' attendere altri 7 anni e 7 mesi visto che ogni anno ci sara' un incremento di un mese e' questa l'equita' tanto decantata e' una riforma alquanto iniqua e crudele e che ne sara' di quei lavoratori che han perso il posto di lavoro ad 1 anno dalla pensione ed ora dovranno attenderne altri 7 e 7 mesi e quelli che han pagato i contributi volontari con i loro risparmi e la liquidazione per arrivare ai 35 di contributi ora saranno costretti alla fame alla faccia dell'equita' moltissimi ex lavoratori sono sprofondati in un baratro causa il vostro cinismo di una riforma all'insegna dell'iniquita' e della sistematica crudelta'
    e' una riforma alquanto aberrante ed avete avuto anche il coraggio di dire che questa riforma non era per far cassa no macche !!!

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