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Netanyahu, i sauditi e il ritorno dell’Iran

L’accordo di Vienna sul dossier nucleare iraniano avrà ripercussioni inevitabili sugli equilibri mediorientali. L’Iran si candida infatti a diventare un protagonista della scena regionale e internazionale, costringendo gli Stati vicini – soprattutto Israele e Arabia Saudita, ma non solo – ad adattarsi ai nuovi equilibri.

USA-CUBA: Washington sigilla il suo ritorno in America Latina

La riapertura delle rispettive ambasciate rappresenta un passo importante non solo nel disgelo fra Cuba e gli Stati Uniti – che segna la fine dell’ultimo capitolo aperto della guerra fredda – ma nelle relazioni di Washington con l’intera regione latinoamericana, caratterizzate spesso da tensioni che l’Amministrazione Obama sembra decisa ad allentare.

 

Nucleare iraniano: negoziato logorante per un accordo storico

Dopo un lunghissimo e logorante negoziato, i P5+1 e l’Iran hanno concluso un accordo che, se accettato dal Congresso statunitense e dal Parlamento di Teheran, porrà fine all’annosa controversia sul nucleare iraniano. Ma soprattutto l’accordo di Vienna, accolto con entusiasmo dal popolo iraniano, potrebbe permettere a Teheran di uscire da un isolamento politico ed economico durato quasi quaranta anni.

La vittoria di Netanyahu e l’oscuro futuro di Israele

Dopo la chiara vittoria ottenuta alle elezioni della Knesset della scorsa settimana, Netanyahu si appresta a formare un nuovo governo. Le dichiarazioni che hanno preceduto il voto fanno però temere che le prospettive per una soluzione del conflitto israelo-palestinese siano sempre più cupe.

Lotta per il potere e ingerenze esterne nell'inferno libico

Tra milizie islamiste e antislamiste, tribù e ingerenze esterne, la lotta per il controllo della Libia coinvolge oggi un intricato puzzle di forze. In questo contesto un intervento da parte occidentale con forze convenzionali non è fattibile nel breve periodo. Ciò tuttavia non esonera l’Occidente dal dovere di sostenere il popolo libico, purché sotto l’egida delle Nazioni Unite.

Todos somos Americanos

Il riavvicinamento fra L'Avana e Washington, dopo oltre cinquant'anni dall'interruzione dei rapporti diplomatici, avrà certamente un impatto economico sul paese caraibico, anche se nel breve periodo di portata limitata. Importati tuttavia saranno anche gli effetti che esso avrà sugli equilibri politici del continente sudamericano, in cui negli ultimi anni sono emersi nuovi importanti player.

La dittatura dell’assenza di alternative

– Riceviamo e volentieri pubblichiamo –

La rivoluzione in Egitto è definitivamente fallita? Gli uomini di Mubarak sono stati scagionati, le prigioni si riempiono degli attivisti che affollarono piazza Tahrir e al governo c’è un regime che trae la sua legittimazione internazionale anche dalla lotta al terrorismo.

Disoccupazione, diseguaglianza e instabilità. L'impatto del TTIP

Il TTIP fra USA e UE, attualmente in fase di negoziazione, costituisce una nuova forma di trattato commerciale che, concentrandosi sulle barriere non tariffarie, va al di là della semplice riduzione delle tariffe doganali. Se per l’UE esso pone non pochi problemi di natura politicosociale ed economica – quali quello di uniformare le regolamentazioni europee a quelle americane, di norma meno stringenti, o quello della riduzione del costo del lavoro – e rischia di produrre effetti negativi su occupazione e stabilità economica, per gli Stati Uniti dovrebbe portare, almeno nel breve e medio termine, alcuni vantaggi economici. Tuttavia, una strategia di crescita, come quella statunitense, incentrata su una sempre più difficile espansione commerciale e che non cerchi di porre rimedio alle sempre più ampie diseguaglianze sociali non sembra poter condurre, nel lungo periodo, a una crescita sostenibile.

Lo Stato Islamico: fattore rivoluzionario o di riequilibrio regionale?

La guerra allo Stato Islamico si inserisce in un contesto regionale estremamente complesso, in cui l’intrecciarsi di conflittualità – sciiti e sunniti, turchi e curdi, regime di Assad e ribelli siriani – e di reciproche diffidenze rende difficile l’individuazione e definizione di fronti chiari.

Si allungano i tempi per un accordo sul dossier nucleare iraniano

Alla fine di novembre i P5+1 e l’Iran, bloccati in una impasse, hanno deciso di prorogare fino al prossimo marzo i tempi per giungere a un accordo, del quale tanto Washington quanto l’Iran hanno bisogno, gli uni per intervenire sugli equilibri regionali, gli altri per accelerare la revoca delle sanzioni.

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