Elezioni parlamentari in Turchia: il quarto decisivo

Written by Ekrem Eddy Güzeldere Friday, 08 May 2015 12:27 Print
Elezioni parlamentari in Turchia: il quarto decisivo Foto: AK Parti

Alle prossime elezioni in Turchia non sarà importante tanto chi vincerà ma se il quarto partito maggiore sarà in grado di superare la soglia di sbarramento del 10%. Da ciò dipenderà se, dopo tredici anni, verrà formato un governo di coalizione e se la Costituzione finirà assumere un carattere più presidenziale, come desidera il presidente Erdoğan.


A un mese dalle prossime elezioni parlamentari in Turchia, la campagna elettorale è a pieno regime. Le città sono piene di bandiere e striscioni, i pullman dei partiti si aggirano per piazze e distretti e fanno aumentare l’ordinario rumore del traffico cittadino. Fin qui tutto bene. Tuttavia, a differenza delle elezioni che si sono succedute dalla metà dello scorso decennio, per la prima volta Recep Tayyıp Erdoğan non è il candidato di punta dell’AKP e il filo curdo Partito Democratico dei Popoli (HDP) partecipa in quanto partito e non con candidati indipendenti. Per questa ragione, l’HDP ha bisogno di raggiungere il 10% dei consensi a livello nazionale. Al momento, secondo i sondaggi, dovrebbe conquistare tra il 9 e l’11% dei voti. Per guadagnarsi il sostegno di altri elettori, oltre al suo consueto nocciolo duro (circa il 7-8% degli aventi diritto), l’HDP si presenta come un partito “ombrello” per curdi, elettori di sinistra, socialisti e minoranze nella Turchia occidentale.

Il candidato di punta dell’AKP è l’attuale primo ministro Ahmet Davutoğlu. A un osservatore esterno questo potrebbe non apparire così scontato a giudicare dagli eventi politici, dai discorsi e dalla copertura mediatica. Il presidente Erdoğan continua a essere la figura dominante nelle news grazie a eventi di massa come l’inaugurazione di centri commerciali, autostrade o stazioni della metropolitana. In queste occasioni il presidente, che secondo la Costituzione dovrebbe essere politicamente neutrale e tenere la medesima distanza da tutti i partiti, ha chiesto ad almeno quattrocento deputati di un unico partito di cambiare la Carta costituzionale senza la fastidiosa opposizione.

Il 4 maggio a Siirt (nel Sud-Est del paese) ha attaccato parte dell’opposizione: «Il partito politico [HDP] sostenuto dal terrore [PKK] sta sfruttando i miei pii fratelli e sorelle curdi. Mi appello ai miei fratelli e sorelle curdi affinché pongano fine a questo gioco il 7 giugno». Il giorno seguente, ha affermato a Tekirdağ (in Tracia), 1500 km a ovest di Siirt, che «c’è chi dice che la nostra Kaaba è Taksim. Il partito che è sostenuto dall’organizzazione del terrore [PKK] dice questo». L’HDP ha fatto appello al Supremo Consiglio Elettorale (YSK) affinché lanciasse un avvertimento a Erdoğan per le violazioni al principio di imparzialità del presidente. Non sorprende che lo YSK abbia respinto la richiesta dell’HDP.

Comunque, c’è una ragione e, dalla prospettiva dell’AKP, anche una logica dietro questi attacchi. L’AKP ed Erdoğan hanno ben capito che con l’HDP in Parlamento la maggioranza dei tre quinti (330 voti) necessaria a cambiare la Costituzione non potrà essere raggiunta. C’è persino la possibilità che l’AKP non riesca a conquistare nemmeno la maggioranza assoluta (275 seggi). Ne consegue che il risultato dei due principali partiti di opposizione, il CHP (Partito Popolare Repubblicano) e l’MHP (Partito del Movimento Nazionalista), che secondo i sondaggi dovrebbe avere rispettivamente circa il 27 e il 17%, non dovrebbe essere così decisiva. E questo risparmia loro gran parte della furia di Erdoğan.

Più importante è, infatti, spingere l’HDP sotto il 10% collegandolo al terrorismo e alla violenza e identificandolo come anti-religioso, cosicché gli elettori conservatori-religiosi curdi e gli elettori turchi che risiedono nella parte occidentale del paese non votino per questo partito. Con l’HDP fuori dal Parlamento, l’AKP otterrebbe certamente la maggioranza assoluta e, molto probabilmente, anche una maggioranza dei tre quinti. In questa costellazione, il partito cambierebbe la Costituzione per rendere il sistema più presidenziale, come desiderato e promosso dal presidente Erdoğan nei mesi passati.


Il voto dei college esteri potrebbe essere decisivo

A differenza delle passate elezioni per il rinnovo del Parlamento, i cittadini turchi all’estero possono prendere parte a questa tornata elettorale. È successo per la prima volta lo scorso agosto in occasione delle elezioni presidenziali. Comunque, a causa di un complesso sistema di appuntamenti, solo 230.938 su 2.798.726 potenziali elettori si recarono alle urne.

Questa volta il sistema di appuntamenti è stato eliminato e le elezioni si terranno prima delle ferie estive. Per queste ragioni si ritiene che molti più elettori turchi all’estero prenderanno parte alle elezioni. I partiti hanno consapevolezza di questo e stanno facendo campagna elettorale specialmente in Germania, dove vivono molti turchi. Lo hanno capito i partiti, e naturalmente il presidente Erdoğan, che il prossimo 10 maggio parlerà nel corso di un evento a Karlsruhe, organizzato dall’UETD (l’Unione dei Democratici Turco-Europei) affiliata all’AKP, per «ringraziare gli elettori per il loro sostegno alle elezioni presidenziali». Ed Erdoğan ha tutte le ragioni per ringraziarli, visto che all’estero ha ottenuto il 62% delle preferenze contro un risultato generale del 52%. Le previsioni però indicherebbero che questa volta Erdoğan non tornerà dopo le elezioni per ringraziarli ancora.

 


Foto: AK Parti

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