Una terapia europea per gli ulivi del Salento

Written by Massimo Paolucci Tuesday, 14 April 2015 15:26 Print
Una terapia europea per gli ulivi del Salento Foto: essenz_a

Il problema della Xylella che ha colpito gli ulivi del Salento non è un problema solo pugliese o italiano, ma europeo. Ed è a livello europeo che vanno cercate soluzioni condivise, senza chiusure.


Il 13 aprile scorso, a Oria, Salento settentrionale, cuore della Puglia, sono stati abbattuti i primi sette ulivi affetti dalla Xylella fastidiosa. Non saranno gli unici purtroppo. Per alcuni, l’abbattimento totale della pianta infetta è una terapia insufficiente. Per altri, addirittura, inutile. E comunque si tratta di un colpo al cuore per la Puglia e per il Salento. Della Xylella fastidiosa si hanno informazioni ancora incomplete. Su come affronterà l’emergenza, l’Unione europea, pienamente coinvolta nel problema, si giocherà un pezzo della sua credibilità.

 

Xylella fastidiosa, questa sconosciuta 

La Xylella fastidiosa è un batterio che colpisce circa 150 specie vegetali. Si insedia nei vasi conduttori e può produrre danni, anche letali. Esistono quattro sottospecie di Xylella fastidiosa. Quella che ha colpito il Salento è la subspecie Pauca. Attacca gli ulivi, provocandone il disseccamento, fino alla morte. Questa variante della Xylella non si trasmette, fortunatamente, ad altre importanti varietà agricole del Salento, come gli agrumi e le viti. Non sono ancora del tutto chiari i meccanismi di contagio. Così come non esiste un protocollo di contrasto.

Sappiamo che la Xylella fastidiosa è arrivata nel Salento attraverso l’importazione, dopo il 2010, di piante ornamentali provenienti dal Costa Rica. È esplosa nel 2013. C’è, quindi, una responsabilità delle istituzioni locali che hanno tardato a dare l’allarme, ma una altrettanto evidente inefficacia delle normative comunitarie sui controlli e sulle importazioni.

 

Le iniziative di contrasto 

Il 7 marzo scorso, il commissario di governo per l’eradicazione della Xylella, il comandante del Corpo forestale Giuseppe Silletti, ha presentato il piano di contrasto che prevede l’abbattimento delle piante infette e la loro bruciatura in loco, unitamente all’aratura del terreno con le ruspe e al conseguente uso di pesticidi per eliminare ogni residuo. Una metodologia molto invasiva, costosa e la cui piena efficacia non è certificata.

 

Le nostre proposte

Rispondendo a una nostra interrogazione (con i colleghi De Castro e Gentile), il commissario europeo alla Sanità e la sicurezza alimentare Vytenis Andriukaitis ha assicurato una linea di finanziamento specifica sul programma Horizon 2020 per fare ricerca e sperimentazioni applicate al fine di trovare un rimedio certo ed efficace per questa patologia. Sostenere la ricerca è la via maestra: vanno sviluppati progetti, come quello fondato sulle nanotecnologie a cura del Distretto tecnologico agroalimentare della Regione Puglia in collaborazione con l’Università di Lecce.

E poi va vanno effettuati interventi mirati: pulizia biocompatibile dell’ecosistema (tranciare erbe, sfrondare chiome e antiparassitari naturali) e creazione di un’area cuscinetto a Nord del Salerno. Ridurre, quindi, gli abbattimenti allo stretto necessario. In questo quadro bisogna continuare la delicata trattativa con l’Europa per concordare interventi effettivamente utili, non dettati da atteggiamenti irrazionali o opportunistici. Il governo italiano deve, poi, farsi carico di sostenere, attraverso indennizzi rapidi e certi, gli agricoltori e le aziende colpite.

 

Superare i particolarismi

Pochi giorni fa la Francia ha bloccato l’importazione dalla Puglia di 102 specie vegetali. Una scelta del tutto immotivata. Si blocca l’importazione dal Salento di piante e prodotti agricoli di eccellenza che nulla hanno a che vedere con la patologia. Più che la guerra alla Xylella, sembra un’iniziativa francese per riposizionare sul mercato i propri prodotti agroalimentari approfittando di emergenze e difficoltà altrui. Non è così che si affronta il problema. L’esperienza dovrebbe avercelo insegnato. Pensiamo al caso della mucca pazza. Aver recluso il problema nei confini inglesi ha contribuito alla sua esplosione. Si è vinta la sfida quando il problema è diventato una questione europea.

La globalizzazione insieme ai cambiamenti climatici non chiede chiusure ma strumenti e capacità di intervento sempre più adeguati alle sfide che abbiamo davanti. Nell’anno dell’Expo in Italia dedicato alla nutrizione del pianeta, l’Europa deve porsi questo problema. Di fronte all’emergenza Xylella siamo tutti europei, pugliesi e salentini. Volgere lo sguardo altrove è inutile e dannoso.

 

 


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