L’Eliseo può attendere. Il Front National verso il 2017

Written by Nicola Genga Thursday, 19 February 2015 12:28 Print
L’Eliseo può attendere. Il Front National verso il 2017 Foto: Blandine Le Cain

Nonostante le apparenze, il Front National di Marine Le Pen manca ancora di quel radicamento territoriale e delle risorse che gli saranno necessari per affrontare la lotta per l’Eliseo nel 2017.


Che cosa sta succedendo in Francia? Il Front National di Marine Le Pen è davvero alle soglie del potere? Sono in molti a chiederselo, soprattutto dopo il doppio exploit elettorale della scorsa primavera che ha visto il FN realizzare la sua migliore performance di sempre nel voto municipale e poi affermarsi come primo partito francese alle europee.

Ultimi in ordine di tempo sono arrivati i risultati positivi conseguiti dal partito della Le Pen in due legislative suppletive. Nel dicembre 2014 il candidato del Front Bruno Subtil ha guadagnato l’accesso al ballottaggio in una circoscrizione dell’Aube, cedendo poi nettamente all’UMP (64% a 36%) nel turno decisivo. Il 1° e l’8 febbraio 2015, nel Doubs, la frontista Sophie Montel ha sfiorato il successo: dopo aver concluso in testa il primo turno con il 32,6%, ha lasciato il passo al suo avversario socialista con un margine di quasi novecento voti.

Nel frattempo, gli eventi tragici del 7 gennaio hanno alimentato un clima di tensione in grado di influire sull’agenda pubblica in vista delle prossime scadenze elettorali. In Francia si voterà ancora a marzo, per le dipartimentali, e a dicembre, per le regionali.

Per analizzare il fenomeno Front National è necessario compiere uno sforzo di lucidità: non sottovalutare, ma neanche sovrastimare. Anzitutto, le municipali dello scorso anno appaiono, a uno sguardo più attento, tutt’altro che un trionfo della Le Pen. I candidati del FN hanno, infatti, conquistato 15 comuni su 36.000. Per dare un termine di paragone, i comunisti, ormai marginali nella vita politica francese, hanno ottenuto 145 sindaci solo nei centri urbani con più di 3500 abitanti.[1] Ora, è vero che il PCF gode di un radicamento municipale più consolidato, ma allora perché attribuire un valore nazionale a una consultazione amministrativa di questo tipo?

Si potrebbe eccepire sostenendo che c’è stata pur sempre una progressione nei consensi. E notare che i candidati del FN hanno partecipato al voto municipale solo in 597 casi, tra comuni e circoscrizioni. Ma, anche se si circoscrive il computo a queste competizioni, i frontisti arrivano al dato del 14,8%, percentuale rilevante ma in linea con quelle che il FN ottiene da circa vent’anni.[2] Inoltre, tale risultato è alterato dal fatto che, come è facilmente intuibile, il partito dei Le Pen si è candidato soltanto dove la sua presenza sul territorio era più consolidata. Occorre ricordare, infine, che l’astensione ha toccato vette senza precedenti per questo tipo di elezione (36,4%).

Quello delle europee è un risultato importante e molto visibile, messo in risalto dal sistema di voto proporzionale e dall’alta astensione (57,6%). Il FN è stato il partito di maggioranza relativa con il 25%. Tuttavia, vista la bassa partecipazione, questo punteggio equivale al voto di un elettore francese su dieci (10,1%). Ragionando in termini di voti assoluti, la destra lepenista ha raccolto 4.700.000 suffragi. Per conquistare l’Eliseo con il 51,6%, nel 2012 François Hollande ha invece avuto bisogno di 18 milioni di preferenze. È questo il livello di consensi necessario a vincere le presidenziali, elezioni caratterizzate di solito da un’alta affluenza, raramente inferiore all’80% degli aventi diritto. Dunque, la Le Pen deve ancora convincere almeno altri 13 milioni di francesi.

Oggi, qualsiasi previsione sull’esito delle presidenziali e delle legislative 2017 è prematura. In generale, è difficile fare pronostici con largo anticipo, senza conoscere il contesto in cui si svolge una campagna elettorale. Anche perché un evento che ha luogo a poche settimane, o addirittura a pochi giorni da un’elezione, può spostare i consensi in maniera significativa, a volte decisiva. Basti pensare a quello che è successo in Spagna dopo l’attentato dell’11 marzo 2004 alla stazione di Atocha. In ogni caso, le elezioni locali dei prossimi mesi rappresentano un test attendibile per le ambizioni della Le Pen. Nel biennio che ci separa dal doppio appuntamento del 2017 sapremo se la popolarità di Hollande risalirà e apprenderemo il nome del candidato dell’UMP all’Eliseo.

Allo stato attuale Marine Le Pen avrebbe buone probabilità di arrivare in testa al primo turno delle presidenziali. Ma il raggiungimento di questo traguardo simbolico non sarebbe garanzia di successo finale. Il sistema a doppio turno “alla francese” permette alle forze principali del sistema politico di fare sbarramento. In un ballottaggio contro l’UMP neogollista, i socialisti non farebbero mancare i propri voti, come è accaduto nel 2002 in occasione dello scontro Chirac-Le Pen, terminato 82% a 18%. In un duello tra socialisti e FN la lotta sarebbe più serrata, lo si è visto nel Doubs, anche in conseguenza dell’ambiguità dimostrata nell’occasione dai vertici del partito neogollista. Lo stesso si può dire delle legislative che si terranno a seguire, e in cui però eventuali triangolari o quadrangolari al secondo turno potrebbero complicare il quadro.

Al partito della Le Pen mancano ancora radicamento territoriale e risorse, materiali e di personale politico. Il FN è forte in alcune aree geografiche: nell’Est, tradizionale bastione del conservatorismo, nel Sud-Est e nel Nord. Molto meno in altre parti del paese. Ironia della sorte, il Front non è ancora riuscito a diventare un attore compiutamente “nazionale”, a dispetto del suo nome. Senza una struttura più solida e capillare il potenziale di Marine Le Pen e del suo progetto politico sono destinati a rimanere inespressi.

 



[1] Per le serie storiche si rimanda a R. Martelli, L’Archipel communiste. Une histoire électorale du PCF, Éditions Sociales, Parigi 2008.

[2] Dati del ministero dell’Interno elaborati da L. de Boissieu per france-politique.fr.

 

 


Foto: Blandine Le Cain

 

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