Guardando al Brasile 2014

Written by Francesca D'Ulisse Tuesday, 06 November 2012 12:28 Print
Guardando al Brasile 2014 Foto: Ze Carlos Barretta

Le elezioni amministrative che si sono tenute lo scorso ottobre in oltre 5.500 città brasiliane hanno sancito un passaggio essenziale della storia del paese latinoamericano. Il processo di transizione democratica può ormai dirsi concluso: una nuova generazione di personalità politiche che, per ragioni anagrafiche, non hanno preso parte alla lotta contro la dittatura si sta ormai imponendo. Tra questi astri nascenti potrebbe celarsi il futuro presidente del Brasile.


Domenica 28 ottobre si è tenuto il secondo turno delle elezioni amministrative in Brasile. Al di là delle alleanze adottate, delle percentuali di voto ai candidati e ai singoli partiti, gli spunti di riflessione offerti sono diversi. In particolare, ci pare che valga la pena esplorare una linea specifica di ricerca: verificare se e in quali proporzioni la competizione locale abbia messo in luce nuove personalità politiche o abbia contribuito a farle assurgere a un profilo nazionale.

La prima considerazione è che questa tornata elettorale ha messo definitivamente in ombra i protagonisti di quella generazione che ha combattuto la dittatura: anche in Brasile si assiste, dunque, alla fine della transizione alla democrazia e al tramonto di quelle personalità che l’hanno vissuta. Il paese, in altri termini, si accinge a interpretare il nuovo tempo e il nuovo ruolo geostrategico acquisito con un rinnovo generazionale della classe politica. L’esempio più evidente di questa tendenza è quel che è accaduto a San Paolo dove Fernando Haddad ha battuto José Serra (Partido da Social Democracia Brasileira). Politico di grande prestigio e tradizione, già sindaco e governatore di San Paolo, deputato, senatore e ministro, Serra non ha saputo imporre la sua storia a una generazione paulista che si è formata negli anni Novanta e che lo ha percepito come un candidato ormai stanco e logoro. Bene ha fatto, quindi, l’ex presidente Lula che ha assunto il ruolo di spin doctor e mentore del più giovane Haddad quando era praticamente uno sconosciuto ai più. In alcuni mesi di campagna, Haddad si è imposto come uno dei quadri più promettenti della cosiddetta generazione PT 3.0 del Partido dos Trabalhadores. Lula, d’altra parte, ha deciso il come, il quando e il dove lanciare il rinnovamento del PT e ha avuto ragione della sua scelta: vincendo nella capitale economica e finanziaria del paese – così come fece due anni fa con la vittoria della semisconosciuta Dilma Rousseff alla presidenza – ha mostrato al suo popolo, al suo partito e al mondo intero che il fiuto politico è sempre lo stesso e che può essere ancora il riferimento del progressismo brasiliano pur non avendo alcun incarico formale.

Esce altrettanto bene da queste elezioni proprio la figura di Dilma Rousseff. Non basta a confutare questa ipotesi il fatto che il candidato del PT nella sua Belo Horizonte, Patrus Ananias de Sousa, abbia perso. Dilma è scesa nell’agone politico e ha fatto campagna per il partito con il risultato che, una volta e per tutte, dirigenti e militanti “petisti” l’hanno vista come una di loro. E non è poco, considerando che la presidente era stata alternativamente definita come un tecnico prestato alla politica, come un’invenzione di Lula o al massimo come una brava amministratrice.

Rimanendo al sud, in Minas Gerais, lo Stato della presidente, si consolida la figura dell’ex governatore e ora senatore Aecio Neves. Il suo candidato ha vinto a Belo Horizonte contro il candidato di Dilma e la sconfitta di Serra lo lancia definitivamente come l’unico politico in grado di interpretare il rinnovamento del Partido da Social Democracia Brasileira (PSDB).

Proseguendo il viaggio verso nord, aumenta oltre misura il peso politico di Eduardo Campos. Il suo partito, il Partido Socialista Brasileiro (PSB), è tra quelli che sono più cresciuti in termini di consenso negli ultimi anni e queste amministrative non hanno fatto eccezione: candidati del partito hanno vinto a Belo Horizonte, Recife, Fortaleza, Cuiabà e Porto Velho (oltre a Campinas, Petrópolis e Duque de Caxias, dove il PSB aveva appoggiato candidati di altre formazioni). Campos esce dalla competizione elettorale come il terzo incomodo nella disputa tra PT e PSDB alle presidenziali del 2014 o tutt’al più a quelle del 2018 (se Dilma, come crediamo, sarà la candidata alle prossime elezioni nazionali). Giovane, con una buona immagine nell’opposizione, capace di un’amministrazione innovativa e dai risultati eccellenti, apprezzato e corteggiato da manager e industriali (la Fiat ha deciso di costruire la sua seconda fabbrica brasiliana proprio in Pernambuco, Stato del quale il politico socialista è governatore dal 2007), Campos è il nuovo golden boy della politica brasiliana.

Con luci e ombre esce invece Gilberto Kassab, ex sindaco di San Paolo che ha da poco fondato il suo partito, il Partido Social Democrático (PSD). Sconfitto proprio a San Paolo, dove si era schierato a favore di Serra nel ballottaggio, il suo partito diventa però il quarto come numero di sindaci eletti nel paese, aumentando quindi il proprio peso politico al Congresso e diventando ago della bilancia su molti dei temi in agenda.
Con queste amministrative esce poi dal cono d’ombra nel quale pareva caduto senza speranza il Partido Democrático Trabalhista (PDT), che elegge tre sindaci: a Porto Alegre, a Natal e a Curitiba. Non siamo tornati ai fasti e al prestigio dei tempi di Leonel Brizola ma questa rinascita, dovuta soprattutto al grande attivismo politico dell’ex ministro Carlos Lupi, pare aver risvegliato l’orgoglio dei militanti.

Sparisce invece un nome, quello di Marina Silva, che uscita tumultuosamente dal Partito Verde con cui aveva raggiunto il terzo posto alle ultime presidenziali, non pare saper incidere a sufficienza in queste amministrative, scomparendo almeno per ora anche dal panorama politico nazionale.

È tra questi nomi, crediamo, che il Brasile sceglierà il suo prossimo presidente. Lula ha detto che Dilma è la candidata del PT per vincere ancora. E, lo abbiamo visto a San Paolo, resta lui il politico che meglio incarna e capta le speranze e le attese del popolo brasiliano. Vedremo se anche questa volta avrà ragione.

 

 


Foto: Ze Carlos Barretta

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