Presidenziali francesi: la “dinamica” comincia adesso

Written by Gianluca Briguglia Monday, 23 April 2012 18:38 Print
Presidenziali francesi: la “dinamica” comincia adesso Foto: Guillaume Gautreau

All’indomani del voto al primo turno delle presidenziali francesi, appare chiaro a tutti che  per la vittoria finale la somma dei voti ottenuti dai vari candidati non è un dato particolarmente decisivo. La vera sfida comincia adesso.

 

Del primo turno delle presidenziali francesi si possono dire molte cose, ma la parola magica adesso sembra essere “dinamica”, almeno per chi, come me, non è un politologo ma un semplice osservatore.

La campagna per il secondo turno è infatti lo sforzo, a partire dai dati elettorali, di creare una “dinamica elettorale” a favore di un candidato o dell’altro. La semplice somma dei risultati dei vari candidati del primo turno non è un dato particolarmente decisivo.

In pratica si ricomincia, e si ha a che fare con il panorama mutato, ma fluido, e con la nuova percezione di sé che il paese ha espresso. Interpretare a proprio favore questa percezione (e corroborarla) e soprattutto indirizzare questa fluidità è la sfida dei prossimi quindici giorni.

Sarkozy aveva detto di «sentire un’onda che monta» e Hollande aveva risposto «l’onda monta e Sarkozy la prenderà di faccia». Ma più che di un’onda qui si tratta di un vortice, di un mulinello. Per il presidente uscente «tutto comincia ora», prima c’era «un candidato contro nove», adesso è «uno contro uno», un po’ Orazi e Curiazi al quadrato, e ha già lanciato la sfida a Hollande: tre faccia a faccia anziché uno solo.

Ma i dati più che prospettare un’onda indicano appunto un mulinello di interpretazioni, con un presidente uscente che per la prima volta nella quinta Repubblica non è in testa al primo turno, una forza di estrema destra che fa un bottino di voti ricchissimo a cui l’ex presidente potrebbe attingere, Hollande che si piazza primo (per un punto e mezzo percentuale) e Mélenchon che fa un risultato discreto ma delude rispetto alle altissime aspettative. Il centro, Bayrou, che per alcuni avrebbe potuto essere il primo ministro di un Sarkozy riconfermato, crolla sotto il 10%, ma è una riserva di voti utilissima per entrambi i candidati (e se fosse invece primo ministro di Hollande?).

Tutto dipende, allora, dalla “dinamica” che si riuscirà a mettere in moto a partire da questa situazione leggibile in modi diversi e orientabile in diverse situazioni.

Il voto del primo turno indica una sconfessione drammatica del presidente o uno spostamento a destra? Hollande è la forza tranquilla che come Mitterrand riesce a federare le anime della sinistra (tutti i sondaggi lo danno ampiamente vincente) o ha bisogno ora di convincere il centro e potrebbe non farcela? L’assottigliarsi del consenso di Bayrou indebolisce le posizioni del centro o in un contesto del genere gli elettori gli hanno dato il ruolo di ago della bilancia (Bayrou ha annunciato di volersi «prendere le proprie responsabilità sul secondo turno» nei prossimi giorni)?

Insomma, come si vede la Francia alla luce dei risultati del primo turno e delle interpretazioni che se ne possono dare? I due candidati dovranno lavorare in queste ore e in questi giorni a un’interpretazione che spieghi alla Francia come essa stessa si vede – non è un paradosso – e nel fare questo saranno importanti gli endorsement degli altri candidati, l’utilizzo retorico dei dati e dei sondaggi. Certo dovranno spostarsi su un versante o sull’altro a caccia dei voti rimasti orfani, dimostrare di avere programmi, e programmi realizzabili; si affronteranno in un faccia a faccia che sarà un momento di verità per entrambi i candidati, ma dovranno anche convincere gli elettori che un’onda c’è e che sta prendendo forza, che va in una direzione piuttosto che in un’altra, in maniera spontanea e quasi ineluttabile. Chi ci riuscirà, tenendo insieme tutti gli elementi, le sensibilità, le possibilità, avrà creato la “dinamica” e con essa, forse, anche l’onda.

 


Foto: Guillaume Gautreau

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