Diario da osservatore delle primarie parigine

Written by Sandro Gozi Tuesday, 11 October 2011 10:34 Print
Diario da osservatore delle primarie parigine Foto: Martine Aubry

Oltre 2 milioni di simpatizzanti si sono mobilitati domenica 9 ottobre al primo turno delle primarie per scegliere il candidato della sinistra francese alle presidenziali di maggio 2012.


Invitato come osservatore dalla Fondazione Terra Nova, il cui animatore, Olivier Ferrand è considerato, a ragione, uno dei padri di queste “primaires à l’italienne”, ho seguito da vicino la campagna a Parigi e in provincia dei sei candidati.

Francois Hollande, già segretario del Partito socialista e considerato il grande favorito dai sondaggi, si è presentato come il leader di un nuovo riformismo di sinistra, identificando il debito pubblico come “il nemico da abbattere” e pensando già ad attirare un elettorato centrista e deluso dalla destra nel secondo turno delle presidenziali. Sostenuto da deputati europeisti e dinamici come Pierre Moscovici o Aurélie Filippetti, non è però riuscito ad andare oltre il 40%.

Al secondo turno, domenica prossima, dovrà vedersela con l’attuale segretaria del PS, il sindaco di Lille Martine Aubry, che ha saputo attirare i voti di sindacati, militanti e probabilmente anche di alcuni elettori della “gauche de la gauche” criticando Hollande come esponente di una “gauche molle”.

Se domenica sera l’ambiente nel quartier generale di Hollande oscillava tra delusione e preoccupazione, l’aria era frizzante nella peniche sulla Senna dove la Aubry aveva stabilito il suo comitato elettorale.

L’arbitro tra i due sarà l’outsider Arnaud Montbourg, già portavoce della Royal nel 2007, che ha impostato una campagna a doppia matrice: attaccando gli “elefanti” Hollande, Aubry e Royal che “da 20 anni sono là con le stesse idee” e tendendo la mano alla sinistra no Global, con un discorso originale su “deglobalizzazione e nuovo protezionismo europeo”. Forte del suo 17%, gioca già oggi e in prospettiva un ruolo decisivo nelle dinamiche della sinistra francese. Malissimo è andata a Segolène Royal, che è precipitata dall’alto dei suoi 17 milioni di voti ottenuti alle presidenziali del 2007 ad un misero 6,7%. Dietro di lei, il giovane Manuel Valls, che si colloca alla destra del PS: Valls ha proposto una sinistra realista, che affronti con fermezza la crisi del debito e ridia ai francesi le sicurezze – fisiche, economiche e sociali – che la destra sarkozista non è stata capace di garantire. Candidatura di bandiera, infine, quella di Jean-Michel Baylet, dei radicali di sinistra, che non è arrivato all’1%.

Difficile capire quanto peseranno nel secondo turno, nel duello tra Hollande e Aubry, i giochi di alleanze tra i candidati: nessuno può dire di “possedere” dei voti e i votanti non vorranno certo rinunciare alla libertà di scelta che hanno dimostrato di apprezzare moltissimo con il voto del primo turno. Solo Manuel Valls si è subito schierato con Hollande, la sera stessa dell’annuncio dei risultati, coerentemente con la sua impostazione riformista e aperta ai centristi (Valls aveva scritto tempo fa un editoriale sul “Financial Times” in cui invitata il PS a cambiare discorso e nome, abbandonando il termine “socialista”…).

Vista in diretta, è stata una vera festa democratica che ha fatto molto bene non solo alla sinistra, ma a tutta la politica francese. Un successo anche mediatico, che ha tenuto incollati alla TV oltre otto milioni di persone con ben tre dibattiti televisivi e che ha permesso alla sinistra di occupare tutta la scena per un mese e mezzo. Alla sede del partito a Parigi, domenica sera erano tutti molto soddisfatti. I dirigenti storici per aver saputo vincere le proprie esitazioni iniziali e “les quadra”, i deputati quarantenni, che sono riusciti ad ottenere le primarie aperte, abbattendo il muro che per tanto tempo il PS aveva eretto tra iscritti e simpatizzanti. E soprattutto Harlem Désir, il segretario ad interim, che è riuscito a gestire un processo cha ha dato vita ad un vero confronto su diverse visioni e proposte di sinistra, senza scontri frontali o colpi bassi, essendo tutti i candidati ben consapevoli che l’avversario da battere non si trova all’interno del partito ma all’Eliseo.

Il PS ha preso anche alcuni accorgimenti che potremmo utilmente importare come buone prassi in Italia. Per non disperdere il patrimonio costituito da 2 milioni di cittadini che hanno deciso di votare, pagando almeno 1 euro e sottoscrivendo una dichiarazione dei valori della sinistra, tutti i votanti che lo desideravano potevano lasciare i loro dati compilando un modulo con penna elettronica, creando così automaticamente una lista unica nazionale. Lo stesso sistema è stato utilizzato per contare i voti e redigere i verbali, eliminando così i rischi di frodi.

Ora sarà interessante seguire l’ultima di campagna, prima del voto di domenica e della Convezione di investitura del vincitore che si terrà il 22 ottobre. Poi si aprirà una nuova sfida: come mantenere alto l’entusiasmo? Come continuare a mobilitare i votanti e i simpatizzanti nei prossimi mesi, prima dell’inizio della campagna ufficiale? Sarebbe infatti disastroso se la politica rivoltasse le spalle ai cittadini. Non sarà facile mantenere quell’élan dei 2.000.000 di cittadini che può però rivelarsi il miglior alleato nella lotta contro Nicolas Sarkozy.

 

 


Foto: Martine Aubry

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