Si tira a campare: Angela Merkel di fronte alla crisi europea

Written by Dörte Dinger Monday, 05 September 2011 12:18 Print

Il problema della politica europea di Berlino oggi è la mancanza di una strategia coerente, di obiettivi chiari e di una sana dose di passione. Angela Merkel manca del vigore necessario per porre fine a battibecchi all’interno della sua stessa coalizione? Oppure preferisce cedere di fronte alle pressioni interne piuttosto che impegnarsi in una soluzione sostenibile della crisi dell’eurozona?


La politica europea della Germania è forse uscita fuori dai binari? Questa sembrerebbe essere l’impressione data dal governo Merkel nel corso della scorsa estate, in cui la crisi del debito di alcuni paesi membri dell’Unione europea è diventata una crisi dell’intera unione monetaria. In una situazione così difficile, Berlino ha impiegato mesi per decidere alla fine di dare il proprio sostegno al Meccanismo europeo di stabilizzazione finanziaria prima e al Meccanismo europeo di stabilità poi. Le esitazioni della Germania non solo hanno accresciuto i costi finanziari del salvataggio dei paesi in crisi dell’eurozona, ma hanno anche acuito le insicurezze dei partner europei.

In passato, il mantenimento di un’inequivocabile posizione filoeuropea era come una legge naturale per i governi tedeschi che si sono succeduti al potere. Quei tempi sono ormai lontani. La Germania non fa coincidere più i propri interessi nazionali con quelli dell’Europa. Questo è, giunti a questo punto, un dato di fatto. E in effetti, quanto possiamo osservare nel corso della crisi attuale non è una nuova forma tedesca di euroscetticismo. Il problema della politica europea di Berlino oggi è la mancanza di una strategia coerente, di obiettivi chiari e di una sana dose di passione.

Per diversi anni, il moderato stile di governo di Angela Merkel è stato anche la chiave del suo successo. Il cancelliere cristiano-democratico tende ad aspettare lo svolgersi degli eventi, è piuttosto avversa a correre rischi e preferisce lasciare che siano gli altri a farlo, posponendo le decisioni fino all’ultimo momento. Angela Merkel non indirizza l’opinione pubblica, ma la segue. Non formula messaggi univoci, ma permette che si sviluppi una cacofonia fra i membri del suo governo. Ma quel che è peggio per mesi ha detto una cosa intendendone un’altra. Invitata a parlare al comitato europeo del Bundestag, ha confermato il proprio convinto europeismo. Mentre nello stesso periodo, durante un evento del partito nella Renania Settentrionale-Vestfalia, ha accusato i popoli dell’Europa meridionale di essere pigri, alimentando in tal modo i risentimenti antieuropei.

La mancanza di orientamento politico e di leadership del cancelliere tedesco dipende probabilmente dall’erosione di potere che deve affrontare nell’arena politica nazionale. In effetti, la coalizione di governo formato da CDU/CSU e dal Partito liberal democratico (Freie Demokratische Partei, FDP) era sotto pressione già prima che scoppiasse la crisi dell’eurozona. L’insoddisfazione dell’elettorato tedesco causata dalla performance del governo e dalle sue continue inversioni di marcia è in costante aumento. Da alcuni mesi il consenso popolare dell’FDP è sceso sotto il 5%: il che significa che se ci fossero elezioni oggi, il Partito liberal democratico non riuscirebbe nemmeno ad ottenere seggi in Parlamento. In una tale situazione, le reazioni alla crisi dell’eurozona sono in un certo senso isteriche. In particolare l’FDP si concede degli atteggiamenti populisti, dichiarando che una linea ferma contro ulteriori aiuti finanziari potrebbe accrescere la credibilità e popolarità del partito. Anche nella CDU, tradizionalmente fedele ai propri impegni nei confronti del processo di integrazione europea, sono in aumento le forze centrifughe. Già più di venti membri del Bundestag, appartenenti alla corrente del cancelliere, hanno già annunciato che voteranno contro il Meccanismo europeo di stabilità, e hanno ribadito la loro ferma opposizione all’istituzione degli eurobond. Per non parlare della CSU, “sorella” bavarese della CDU, che si è autoproclamata sentinella contro ulteriori integrazioni e trasferimenti di sovranità. A dire il vero, il ministro delle finanze Wolfgang Schäuble sembra essere l’ultimo europeista sopravvissuto.

Angela Merkel manca del vigore necessario per porre fine a questi battibecchi all’interno della sua stessa coalizione. Oppure, più semplicemente, preferisce cedere di fronte alle pressioni interne piuttosto che impegnarsi in una soluzione sostenibile della crisi dell’eurozona. In ogni caso, il cancelliere lascia correre proprio quando è il momento di agire.

Non sorprende che agendo in questo modo, Merkel ha scatenato le critiche dell’opposizione. L’ex ministro degli esteri Frank-Walter Steinmeier, oggi a capo del gruppo socialdemocratico al Bundestag, ha ripetutamente chiesto che la Germania esprimesse una coerente politica europea e che sviluppasse iniziative per affrontare la crisi. I leader socialdemocratici Steinmeier, Peer Steinbrück and Sigmar Gabriel già lo scorso giugno hanno avanzato delle proposte contro la crisi, assicurando al cancelliere il proprio sostegno nel caso in cui avesse adottato una ferma linea filoeuropea.

Non sono le contestazioni dell’opposizione ad allarmare il cancelliere tedesco (che, per inciso, non ha mai risposto alla proposta presentata dai leader socialdemocratici). Infatti, le critiche hanno assunto un tono diverso sin da quando sono state formulate da autorevoli e rispettati rappresentanti del suo stesso partito. In particolare, l’ex cancelliere Helmut Kohl ha attaccato il governo per la mancanza di una bussola in materia di politica estera e per invocare il ritorno alla vecchia affidabilità. Lo stesso giorno, il presidente federale Christian Wulff (anch’egli membro della CDU) ha denunciato l’inattività del governo che fa apparire la politica come uno stolto alle prese con i mercati.

Certamente, le esitazioni di Angela Merkel sono in accordo con lo spirito dei tempi. Gli elettori tedeschi sono riluttanti a vedere le proprie tasse utilizzate per salvare la Grecia. Anche se, in termini generali, continuano ad esprimere sostegno per l’Unione europea, ogni entusiasmo svanisce quando si tratta di pagare il conto. Quando la SPD decise di sottoscrivere la proposta di emettere eurobond, cittadini furiosi inondarono gli uffici del partito con lettere di protesta.

Ma le circostanze attuali richiedono un maggiore, piuttosto che un minore, impegno nei confronti dell’Europa: questa non sarebbe la prima volta, del resto, che un passo avanti sulla via dell’integrazione europea è compiuto nonostante l’opinione pubblica tedesca. I tedeschi hanno rinunciato con riluttanza al marco, e hanno esitato anche di fronte all’allargamento verso Est. Ciò nonostante, i predecessori della Merkel, Kohl e Schröder, accettarono la sfida, argomentando a favore di una maggiore integrazione, spiegando le ragioni e, alla fine, convincendo l’elettorato.

È giunto il momento che il cancelliere Merkel affronti le sue responsabilità – forse ancor di più in quanto non può contare sul suo ministro degli Esteri Guido Westerwelle, la cui unica preoccupazione al momento sembra essere preservare la sua posizione. È dovere di Angela Merkel, ma forse è anche la sua occasione per fare del suo meglio in un momento in cui il governo sembra essere “al suo peggio”. Il cancelliere deve superare il mero pragmatismo e iniziare a risolvere i problemi, formulare un disegno coraggioso per l’Europa e andare avanti per realizzarlo. Non solo i socialdemocratici tedeschi, ma molti partner europei sarebbero al suo fianco.

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