Il rigore non basta a stimolare la crescita

Written by Gianni Pittella Tuesday, 07 June 2011 14:57 Print
Il rigore non basta a stimolare la crescita Foto: European Parliament

La riforma della goverance economica dell’Unione europea costituisce un passo molto importante. Eppure essa non fornisce gli strumenti necessari a stimolare gli investimenti. Il Parlamento europeo chiede che al rigore dei conti si accompagnino riforme in grado di stimolare la ripresa.


Una riflessione sulla riforma della governance economica europea, tuttora in discussione e che vede il Parlamento europeo implicato come codecisore, offre l'opportunità di fare il punto sui nodi politici che vanno sciolti per permettere un concreto rilancio economico. Risulta evidente che dalla distonia delle politiche economiche nazionali sono derivate e derivano grandi perdite di efficienza e problematiche gravi che minano la generale stabilità economico-finanziaria europea.

È da questa premessa che nasce la scelta di introdurre il cosiddetto "semestre europeo" che si traduce in un coordinamento ex ante e una più adeguata sorveglianza delle politiche economiche e di bilancio nell’eurozona e nell’UE a 27 da parte del Consiglio europeo e su impulso della Commissione, al fine di favorire una più incisiva guida politica e strategica da parte delle autorità europee nel periodo in cui le politiche e le decisioni di bilancio sono ancora in una fase di programmazione.

Credo però che una discussione sulla governance economica vada associata a quella di un'altra riforma necessaria e di pari importanza, quella del bilancio europeo. Se, infatti, con una governance economica comune possiamo essere in grado di coordinare le politiche di spesa armonizzando almeno i tempi e i modi della loro esecuzione a livello europeo, appare allora logico, ineludibile e auspicabile il passo successivo: la condivisione di un bilancio di dimensioni ben maggiori dell’attuale. In un contesto nel quale, considerata la situazione delle finanze pubbliche di molti Stati europei, non vi sono risorse nazionali da indirizzare a piani di investimento, risulta centrale poter contare su risorse "europee" da poter destinare a questo obiettivo. Da qui deriva la mia convinzione della necessità di introdurre gli Union bond, strumento in grado di recuperare dai mercati quelle risorse necessarie per finanziarie progetti di interesse europeo lanciando così un grande piano di investimenti, funzionale a stimolare crescita e consumi, che altrimenti sarebbe impossibile sostenere. Un punto quest'ultimo sostenuto fortemente dal Parlamento europeo ma che non riesce a trovare una sponda adeguata a livello degli Stati membri, con alcuni paesi, come la Germania, nettamente contrari.

Il Parlamento europeo, riguardo alla crisi e alla ricetta da utilizzare per rimettere in piedi l'economia europea, ha sin dall'inizio avuto una posizione di avanguardia.

Il cuore del ragionamento è semplice: le rigide politiche di consolidamento finanziario, volute da Commissione europea e Stati membri, impediscono di fatto ogni possibilità d'investimenti e crescita favorendo dinamiche recessive che rendono ancora più complicato per alcuni paesi far fronte alla crisi dei debiti sovrani. È giusto che si chiedano agli Stati membri con finanze pubbliche disastrate rigorosi aggiustamenti dei conti, ma bisogna essere attenti a saper bilanciare queste richieste, perché le sole politiche di rigore impediranno a molti paesi di poter programmare politiche d'investimento capaci di garantire un ritorno alla crescita. Si rischia così di mettere definitivamente in ginocchio le economie più deboli. Basta guardare alla Grecia per rendersi conto di come la migliore strada per sostenere il proprio debito sia tornare a crescere perché i prestiti dell'UE e del Fondo monetario internazionale offrono un po' di ossigeno alle casse di Atene ma non cambiano quella che è una situazione di enorme difficoltà. Considerate queste evidenze, il Parlamento europeo chiede che la discussione in atto sulla riforma della governance economica sia centrata non solamente sulle riforme necessarie a garantire il rigore dei conti ma anche su quelle riforme capaci di stimolare la ripresa. Anche perché il sistema della governance economica, tutto centrato sul consolidamento finanziario e la disciplina di bilancio trova il suo bilanciamento nella Strategia Europa 2020 che rappresenta il sentiero tracciato dall’Europa e gli Stati membri per creare crescita e occupazione. Il problema è che, se il pacchetto della governance è fondato su meccanismi vincolanti e sanzioni severe, la strategia per lo sviluppo economico è basata su un semplice sistema di coordinamento non vincolante tra gli Stati membri e, soprattutto, privo di risorse adeguate. Questo rappresenta un grave errore strategico perché EU 2020 resta lo strumento principale per spingere la Commissione europea, il Consiglio e i governi nazionali verso delle politiche economiche e sociali più equilibrate, che possano costituire un’alternativa alle sole politiche di consolidamento finanziario. Il compito del Parlamento europeo è proprio quello di sottolineare questo errore di impostazione e visione politica e modificare il cammino. In altre parole c'è il volet del rigore, manca quello della crescita.

Altrettanto necessario è un approccio particolarmente giudizioso alla riforma del Patto di stabilità e crescita proposta dalla Commissione europea e che prevede l'introduzione di criteri più stringenti sulla dinamica di rientro dal deficit e dal debito. Se ne sta discutendo in Parlamento e a livello dei governi e le implicazioni per l’Italia, nel caso passasse un'impostazione molto rigorosa del rafforzamento dei criteri di rientro, sono di non poco conto. Il motivo è semplice, il nostro paese è quello con il più alto livello di debito pubblico e quindi quello maggiormente “esposto” a una riforma che introduca criteri più stringenti sui percorsi di rientro dal debito.

 

 


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