Quanta xenofobia c’è nella Germania di oggi?

Written by Michael Braun Monday, 15 November 2010 10:58 Print
Quanta xenofobia c’è nella Germania di oggi? Foto: Patty Maher

 

Negli ultimi anni molti paesi europei hanno dovuto fare i conti con la nascita e l’affermazione di partiti populisti di destra. In Austria, in Danimarca, nei Paesi Bassi, in Italia si sono addirittura formati governi che o vedono al loro interno la presenza di partiti xenofobi – e soprattutto islamofobi – o dipendono dal voto di tali partiti in Parlamento. In questo panorama la Germania poteva sembrare un’isola felice. Negli ultimi anni tutti i tentativi di vari improvvisati leader populisti di creare una simile forza sono miseramente falliti. Né al Bundestag né al Parlamento europeo si trovano deputati assimilabili ai Wilders o ai Borghezio.
Ma è bastato un libro, uscito pochi mesi fa, a sfatare il mito di una Germania immune alle sirene populiste e xenofobe: il libro dell’ex membro del direttorio della Bundesbank Thilo Sarrazin dal titolo allarmista “Deutschland schafft sich ab” (“La Germania si distrugge da sola”). E allarmista è la tesi del libro. Sarrazin, personaggio con un lungo passato nella SPD (per la quale è stato pure assessore alle Finanze nella città-Land di Berlino), vede una Germania sommersa da milioni di immigrati musulmani, turchi e arabi, che a suo dire non hanno voglia di integrarsi ma di creare la loro società parallela e di procrearsi – a spese del welfare tedesco – finché non domineranno la Germania.
Quel libro ha avuto, con milioni di esemplari venduti, un enorme successo di mercato. E, peggio ancora, Sarrazin gode della simpatia di vastissimi strati della popolazione, anche all’interno dell’elettorato di sinistra. Ad esempio, quando la SPD annunciò di voler espellere Sarrazin dal partito, alla segreteria nazionale del partito arrivarono migliaia di mail e di chiamate di iscritti – nella gran maggioranza a favore di Sarrazin.
Molti osservatori, in Germania e nel mondo, rimasero di stucco. «È questa la stessa Germania che solo l’estate scorsa conquistò le simpatie del mondo con la sua squadra multietnica ai mondiali del calcio?» si chiesero. Ma quella che sembra un’amara sorpresa è una situazione ben radicata. Un’approfondita ricerca commissionata dalla Fondazione Friedrich Ebert, pubblicata in ottobre, già con il titolo ci dice che le posizioni populiste, xenofobe, persino estremiste di destra sono tutt’altro che marginali nella società tedesca. “Die Mitte in der Krise. Rechtsextreme Positionen in Deutschland 2010” (“Il centro nella crisi. Posizioni estremiste di destra nella Germania del 2010”) si basa su un ampio sondaggio; sono stati intervistati più di 2.400 tedeschi dai 14 ai 90 anni.
E le opinioni che i cittadini tedeschi esprimono si possono riassumere in una costatazione preoccupante: anche in Germania le posizioni apertamente xenofobe non sono affatto marginali ma vengono espresse da una buona fetta di cittadini che a tutti gli effetti fanno parte del “centro” della società tedesca, che votano per un partito moderato di centrodestra come la CDU, ma anche per la SPD o Die Linke, che sono iscritti ai sindacati, che frequentano la messa. Inoltre, la ricerca ci dice che quelle posizioni si sono rafforzate con la crisi economica, invertendo un trend che dal 2002 al 2008 ha visto una costante diminuzione delle posizioni estremiste di destra.
Un quarto dei tedeschi desidera «un partito forte che da solo rappresenti l’insieme della comunità nazionale (Volksgemeinschaft)», e più del 10% vuole addirittura un «Führer che governi la Germania con mano forte per il bene di tutti».
Anche nel rapporto con il mondo circostante crescono quelle che la ricerca definisce «posizioni scioviniste» sul posto e il potere «che spetta alla Germania nel mondo». Ma preoccupa ancora di più la posizione dei tedeschi verso gli immigrati. Più del 30% si dice sicuro che gli immigrati «vengono per sfruttare il welfare tedesco», che andrebbero rispediti nei loro paesi in caso di mancanza di posti di lavoro, che la loro «massiccia presenza» è un pericolo per la cultura tedesca.
Ma le domande sugli immigrati musulmani sono quelle che raggiungono il massimo dei consensi. L’affermazione «capisco bene che molte persone si trovano a disagio con degli arabi» ottiene il 55% di consensi. Addirittura un 58% condivide la tesi che l’esercizio della religione dovrebbe essere fortemente limitato per i musulmani in Germania (nei Länder dell’Est si raggiunge addirittura un 75% di sì). Gli autori della ricerca sottolineano che quella tesi è maggioritaria anche fra quelli che rifiutano i “classici” stereotipi razzisti cari alla destra estrema.
Ma anche quella destra estrema “tradizionale” è sempre ben radicata in Germania, sebbene non abbia trovato (ancora?) un’espressione politica. Ben l’8,6% della popolazione, secondo la ricerca, è da classificare come estremista di destra, come persone, insomma, che preferirebbero a tutti gli effetti una dittatura. E il 17% condivide ancora oggi stereotipi antisemiti come l’affermazione: «anche oggi gli ebrei detengono troppo potere nel mondo».
Ma va detto che il 90% dei cittadini tedeschi difende i valori della democrazia. Un terreno fertile per l’avanzamento di posizioni populiste si trova, però, nel fatto che molti di loro sono convinti che la politica attuale non conceda spazi di influenza ai cittadini, che quindi «non ha senso impegnarsi in politica» (affermazione condivisa da più del 90% degli intervistati!).
Colpisce che molte delle posizioni “di destra estrema” sono trasversali al voto politico. Ad esempio, anche un 20% degli elettori della Linke vanno classificati come xenofobi; fra gli elettori della CDU quel valore raggiunge il 23,5 – ma l’elettorato della SPD con un 24,3% si denota come quello più esposto alle sirene xenofobe. Ed è interessante notare che anche gli iscritti ai sindacati, con un 26,8% di xenofobi superano i non-iscritti (24,1%). Ecco spiegato il grande consenso trasversale raggiunto da Sarrazin con il suo bestseller xenofobo e anti-islamico; ed ecco anche spiegato il fatto che la SPD deve adoperarsi come, forse addirittura più di altri partiti, per contrastare la diffusione di atteggiamenti estremisti di destra: atteggiamenti infatti che non si trovano ai margini, ma al centro della società e dell’elettorato.

 

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Foto di Patty Maher

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