Un futuro migliore per l'Italia: da dove ripartire. L'innovazione

Written by Italianieuropei Tuesday, 02 November 2010 16:43 Print


Il ritardo dell’Italia nelle politiche di sostegno all’innovazione rischia di compromettere la nostra capacità di agganciare la ripresa economica e di pregiudicare le possibilità del paese di vincere la sfida della competizione economica internazionale. Da ciò l’urgenza di ideare una nuova generazione di politiche per l’innovazione che tengano conto delle attuali ristrettezze di bilancio e utilizzino più efficacemente le risorse già disponibili.

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L’economia italiana cresce poco e male. Che cresca poco è confermato con chiarezza dalle recenti stime fornite dalla Commissione europea, che prevedono per il nostro paese una crescita pari all’1,1% del PIL: un dato che dovrebbero scatenare reazioni allarmate, o quantomeno preoccupate, e non, come sta accadendo, autocompiacimento.
Cresce male perché le deludenti prestazioni dell’economia italiana si susseguono ormai da anni, e si affiancano ad una costante perdita di competitività del sistema economico nel suo complesso, frutto prevalentemente della sua limitata capacità di innovazione.
È quindi lecito chiedersi: quale sarà, fra dieci anni, il posto dell’Italia nella divisione internazionale del lavoro? Saprà il nostro paese vincere la sfida della competizione economica internazionale? Se non si procederà rapidamente ad un’inversione di tendenza nelle politiche economiche e di sviluppo del paese la risposta a questo interrogativo rischia di essere negativa.
All’appuntamento con la ripresa del ciclo economico internazionale l’Italia si presenta infatti con un ritardo strutturale in materia di politiche di sostegno dell’innovazione che rischia di compromettere la nostra capacità di cogliere le possibilità di crescita offerte dalla congiuntura economica. Da ciò l’urgenza di ideare una nuova generazione di politiche per l’innovazione che tenga conto delle peculiarità del sistema industriale italiano, composto in maggioranza di piccole e medie imprese, e delle ristrettezze in cui versa il bilancio pubblico. È quindi necessario elaborare nuove strategie che non facciano affidamento su grandi quantità di risorse aggiuntive, ma che puntino sull’efficace utilizzo delle risorse già oggi disponibili o su quelle che possono essere recuperate attraverso la semplificazione e l’ammodernamento delle infrastrutture amministrative e di governance.
Sostenere l’innovazione significa intervenire, per migliorarli, sugli ambiti che influenzano la capacità d’innovazione e quindi: garantire un più solido ambiente istituzionale e una maggiore certezza del quadro normativo e giuridico; favorire l’uso dell’Information and Communication Technology; promuovere la formazione del capitale umano e l’inclusione sociale; sostenere l’attività di Ricerca&Sviluppo.
Questi obiettivi richiedono, in termini generali, un più forte coordinamento tra le politiche in capo ai diversi ministeri e un miglioramento della governance delle politiche dell’innovazione, ossia una maggiore coerenza delle politiche tenendo conto dell’innovazione in quanto componente centrale della politica di governo tanto a livello nazionale, quanto a livello regionale e locale. È inoltre necessario attuare quelle azioni legislative, normative e di semplificazione amministrativa che, senza aumento dei costi, sono in grado di liberare grandi quantità di energia innovativa. Tra queste, in particolare, vi è la necessità di arricchire e qualificare la dotazione delle amministrazioni regionali di strumenti operativi di pianificazione, valutazione e gestione dei progetti e delle politiche.
Un ruolo strategico è ricoperto dall’adeguato sostegno alle infrastrutture della conoscenza e alle attività di ricerca. Su questo fronte l’Italia deve fare i conti con le conseguenze dell’azione sistematica di smantellamento del sistema di infrastrutture e competenze di ricerca cui si è assistito negli ultimi anni e che, se non verrà rapidamente invertita la tendenza, rischiano di avere effetti devastanti sulla capacità del sistema della ricerca pubblica di sostenere la capacità innovativa delle nostre imprese.
L’Italia è infatti, fra i paesi avanzati, fra quelli con il più basso livello di spesa in R&S in rapporto al PIL (1,2% a fronte del 2,5% della Germania, del 2,1% della Francia o del 2,7% degli Stati Uniti).
È necessario quindi, da un lato garantire un adeguato livello di investimenti pubblici in ricerca e sviluppo, dall’altro migliorare il governo e la gestione degli istituti di ricerca nella consapevolezza che essi costituiscono un’importante infrastruttura a servizio dell’innovazione del paese.

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Documenti:


World Economic Forum The Global Competitiveness Report 2010-2011

OECD Innovation Strategy

Europa 2020

The Innovation for Development Report, 2009-2010 - A cura di Augusto Lòpez-Claros

Rapporto annuale sull’innovazione, Roma 2009 - Fondazione COTEC

 

Interventi:


Editoriale di Francesco Profumo | Dal numero 1/2010  “i Quaderni di Italianieuropei”

L’indice di capacità d’innovazione: fattori, politiche e istituzioni che stimolano l’innovazione di Augusto López-Claros | Dal numero 1/2010  “i Quaderni di Italianieuropei”

Nuove dimensioni e nuove politiche per l’innovazione di Pier Carlo Padoan | Dal numero 1/2010  “i Quaderni di Italianieuropei”

La competizione tecnologica internazionale: Italia ed Europa a confronto di Francesco Crespi | Dal numero 1/2010  “i Quaderni di Italianieuropei”

Una nuova generazione di politiche per l’innovazione di Mario Calderini | Dal numero 1/2010  “i Quaderni di Italianieuropei”

La politiche pubbliche per l’innovazione in Italia di Maurizio Sobrero | Dal numero 1/2010  “i Quaderni di Italianieuropei”

Ricerca e innovazione: una sfida per il sistema universitario e la formazione professionale di Francesco Profumo | Dal numero 1/2010  “i Quaderni di Italianieuropei”

Innovazione e modello di specializzazione dell’industria italiana di Pietro Modiano | Dal numero 1/2010  “i Quaderni di Italianieuropei”

L’innovazione nella pubblica amministrazione: tra gerarchia e contratto di Giuseppe della Rocca | Dal numero 1/2010  “i Quaderni di Italianieuropei”

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