Oltre donne-madonne e donne maddalene

Written by Francesca Izzo Thursday, 23 September 2010 12:30 Print
Oltre donne-madonne e donne maddalene Foto: hidden side

Pubblichiamo le riflessioni di Francesca Izzo sull’articolo di Nicla Vassalo, Donne-madonne, donne-maddalene, apparso sul n. 3/2010 di “Italianieuropei”.

Non è usuale, mi pare, per la rivista Italianieuropei aprire dibattiti sugli interventi ospitati. Poiché vengono espressi sugli argomenti principali punti di vista diversi e spesso contrastanti, la dialettica è assicurata in partenza. Si può discutere questa linea editoriale, ma ha una sua logica. Ma qualche eccezione dovrebbe essere consentita, specie quando viene fatta passare una precisa posizione su un argomento rilevante, anzi rilevantissimo, senza l’usuale contraddittorio. Mi riferisco all’articolo di Nicla Vassallo Donne-madonne Donne-maddalene. Inserito in una rubrica dedicata alla presenza del cristianesimo in Europa, doveva, presumo, dar conto criticamente dell’atteggiamento della Chiesa cattolica verso le donne. In realtà risulta un dogmatico e semplicistico abc di quel che l’autrice ritiene il giusto femminismo, da cui fa discendere altrettanto schematiche e vane condanne degli orientamenti della Chiesa cattolica. Ripetendo l’abusato mantra che c’est la faute alla Chiesa cattolica se l’Italia coltiva vizi e arretratezze sconosciute al resto d’Europa, la Vassallo si lancia in queste affermazioni, alfa e omega di tutto il suo discorso: “Ormai, è chiaro che insistere sulla differenza sessuale tra femmine e maschi danneggia le prime in più di un modo…” e “Da noi domina il femminismo della differenza sessuale, che spesso con la Chiesa cattolica procede…a braccetto”. Liquida così, in maniera affrettata, teorie, dibattiti, politiche, leggi che da un trentennio sono al centro della “rivoluzione più lunga” non solo in Italia, ma in tutta Europa, a cominciare dalla Francia, patria delle teorie della differenza sessuale e che con il cattolicesimo non hanno nulla a che spartire (la legge sulla parità è stata vinta superando l’ostacolo del repubblicanesimo universalista con le teorizzazioni delle differenza). Paladina del transgender e dell’eliminazione della scomoda realtà del corpo sessuato (il modello è Ipazia tutta scienza e ragione) riporta semplicisticamente la complessa elaborazione della differenza sessuale, nata sul terreno della conquista della piena uguaglianza alla riproposizione delle polarità natura/cultura, ragione/corpo.
Non la sfiora il sospetto che una cosa è la partizione del genere umano in due sessi e un’altra, ben diversa, sono le preferenze sessuali che riguardano i singoli individui, e sono molteplici, alcune tra l’altro oggettivamente criminali. Davvero curioso per una filosofa che dice di apprezzare San Tommaso non rilevare la diversità “ontologica” dei due ambiti. La teoria della differenza sessuale attiene all’ordinamento materiale e simbolico dell’intera forma di esistenza di una società, di una civiltà e chiede cambiamenti radicali affinché l’eguaglianza non significhi cancellazione, assimilazione, negazione. È una via lunga, complicata. Può sembrare più facile liquidare la differenza sessuale e dire che è meglio per tutti, uomini e donne, liberarsi del corpo e delle sue iscrizioni simboliche, accedere ad una dimensione dove, concentrati di puro spirito, prendiamo e dismettiamo a volontà maschere, identità. Un delirio di onnipotenza nell’aspirazione, in realtà un adattamento all’esistente dove non è necessario cambiare nulla nell’assetto sociale, economico politico e alle donne è chiesto di fare volta a volta, secondo le circostanze e le richieste, l’Ipazia, la Maddalena, la Madonna e di non contare nulla.

 

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