Gheddafi e Chávez: hermanos in nome del petrolio e della retorica contro gli USA

Written by Rossana Miranda Monday, 07 March 2011 13:15 Print
Gheddafi e Chávez: hermanos in nome del petrolio e della retorica contro gli USA Foto: Prensa Miraflores

Le relazioni fra paesi arabi e America Latina sono molto più strette e cordiali di quanto comunemente si sappia. Ciò spiegherebbe perché, mentre la crisi libica diventava sempre più drammatica, voci anche autorevoli davano Gheddafi in volo per il Venezuela.

 

Era un silenzio assordante quello di Chávez. Soprattutto a causa delle voci, accreditate dalla diplomazia inglese, secondo cui Muhammar Gheddafi e sua figlia Aisha erano scappati dalla Libia nell’isola venezuelana di Margarita. L'isola dove, nel settembre 2009, si era svolto il secondo vertice America Latina-Africa, all'Hilton in seguito espropriato. Hugo Chávez disse che Gheddafi è «per la Libia quello che Bolivar è per il Venezuela». Un padre spirituale, non solo un condottiero. Alla fine, Hugo Chávez ha rotto il silenzio sulla rivolta libica con un messaggio di ottanta battute su Twitter: «Viva la Libia e la sua indipendenza! Gheddafi deve affrontare una guerra civile». Dietro il messaggio, sostengono fonti a lui vicine, c’è il sospetto da parte del presidente venezuelano che gli Stati Uniti stiano infiltrando elementi di destabilizzazione in Libia per giustificare un’invasione. «Gli Stati Uniti esagerano la crisi per invadere Libia» ha dichiarato Chávez lo scorso 1° marzo. Due giorni dopo, il capo di Stato venezuelano si è proposto come possibile mediatore per mettere fine alla crisi libica con una commissione che faccia dialogare i leader dell’opposizione con il governo. Peccato che l’esperimento fatto in casa (nel 2002, dopo il colpo di Stato contro il governo di Chávez) non diede risultati neanche dopo molti mesi di intenso lavoro.

D'altra parte tra il continente latinoamericano e il mondo arabo si sono creati forti legami che hanno proprio in Chávez l'attore principale. All’inizio del 2000, con Hugo Chávez appena insediato alla presidenza, il Venezuela ha organizzato a Caracas il (secondo) vertice dell’OPEC. Un fatto storico visto che il paese sudamericano era l’unico membro non arabo dell’organizzazione dei paesi produttori di petrolio. Durante la visita dei capi di Stato e rappresentanti arabi nella capitale venezuelana, si sono confrontati due mondi culturalmente diversi ma “fratelli”, hermanos, legati dalla profonda retorica antinordamericana e dalla gestione geopolitica di sconfinate ricchezze petrolifere da parte di governi che hanno spesso nella forza militare il proprio punto fermo.

Chávez vuole valorizzare gli aspetti comuni ai paesi produttori di petrolio, per rafforzare ulteriormente una coalizione già forte e influente. Molti i suoi viaggi a Tripoli, a trovare Gheddafi. Chávez è stato persino il primo capo di Stato democraticamente eletto a far visita, nel 2000, a Saddam Hussein, dopo la prima guerra del golfo (1991). Ha incontrato Bashar el Assad a Damasco, sostenendo che Venezuela e Siria hanno la stessa missione: combattere l’imperialismo nordamericano. Ha più volte appoggiato politicamente Hamas, per la liberazione della Palestina, denunciando come atto di follia terrorista l’attacco israeliano a Hezbollah. Da leader dell'area socialista sudamericana, ha rafforza i legami tra i paesi arabi e il resto del continente. Nel nome del petrolio e dell'anti-nordamericanismo che si estende agli alleati degli Stati Uniti, come Israele.

A Caracas, è ospite abituale il presidente dell’Iran Mahmud Ahmadinejad che il 13 febbraio del 2007 diede il via al suo tour in America Latina, per saldare un’alleanza strategica con Chávez, salutare il Nicaragua di Daniel Ortega, l’Ecuador di Rafael Correa – un paese che vuole far tornare nell’OPEC – e poi il Perù. I rapporti fra Iran e Venezuela sono così stretti che Chávez ha persino difeso il diritto di Teheran ad possedere armi nucleari.

Il 14 febbraio, Ahmadinejad era a Managua, in Nicaragua, dal presidente Ortega, marxista, ex leader della guerriglia sandinista, nemico giurato di Washington. «Non è una visita di protocollo», disse Ortega in quella occasione, sottoscrivendo il discorso di Ahmadinejad: «I due popoli hanno interessi comuni, nemici comuni, sfide comuni». Quella di guardare verso l’America Latina, comunque, è una scelta criticata in Iran dall'area riformista. Il quotidiano "Etemad Melli" ha sostenuto che l’America Latina non è un’area strategica per l’Iran, mentre bisogna ripensare i rapporti con il Medio Oriente e il Golfo Persico.

Nel 2009, sempre a Tripoli, durante la conferenza intitolata “Rivoluzione del XXI secolo” nel Centro mondiale di studi e ricerche sul Libro Verde, Chávez aveva lanciato una proposta di integrazione fra Sud America e Africa «nella completezza delle forze e in una maggiore profondità dell’unione dei popoli» e da realizzare attraverso un Manifesto Socialista dei Popoli. «Perché il socialismo è il cammino della salvezza dei nostri popoli. Socialismo o barbarie, non vogliamo la barbarie per i nostri figli. Vogliamo patria, un mondo giusto, dove regna l’uguaglianza, e quel mondo si chiama socialismo», aveva detto Chávez. Un legame non solo ideologico. Quest'idea di “socialismo” si è consolidata con una serie di accordi energetici, economici e commerciali tra i due governi. Ma la salvezza dei popoli, quello libico soprattutto, sembra minacciata dal suo presunto "salvatore".

 


Foto: Prensa Miraflores

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