Elezioni in Brasile: Marina incalza Dilma

Written by Fabio Porta Monday, 08 September 2014 14:04 Print
Elezioni in Brasile: Marina incalza Dilma Foto: Cacá Meirelles

Lo scorso 13 agosto, in un tragico incidente aereo, è deceduto Eduardo Campos, uno dei candidati alle elezioni presidenziali brasiliane. Marina Silva ne ha preso il posto nella corsa alla presidenza, stravolgendo tutti i pronostici che davano per certa la riconferma di Dilma Rousseff. Al momento del drammatico evento il n. 5/2014 di “Italianieuropei”, che include un’ampia rubrica sul voto in Brasile, era già andato in stampa e non è stato dunque possibile aggiornare gli articoli con i più recenti avvenimenti. Pubblichiamo qui di seguito una breve analisi di Fabio Porta che riassume gli sviluppi delle ultime settimane.

Il tragico incidente aereo che lo scorso mese di agosto ha causato la morte di Eduardo Campos, uno dei tre candidati alle prossime elezioni presidenziali brasiliane, ha avuto l’effetto di un vero e proprio terremoto su una campagna elettorale che, fino a quel momento, appariva abbastanza tiepida e sembrava destinata a concludersi con un prevedibile ed “ennesimo” secondo turno tra i candidati di PT (Partido dos Trabalhadores) e PSDB (Partido da Social Democracia Brasileira), l’attuale presidente Dilma Rousseff e l’ex presidente della Camera e governatore di Minas Gerais Aécio Neves.

Nonostante rappresentasse l’unica «vera novità di queste elezioni», 1 Campos non era ancora riuscito a capitalizzare quella diffusa voglia di cambiamento esistente nel paese che le manifestazioni del luglio del 2013 – moltiplicatesi in occasione della Confederations Cup e alla vigilia della Coppa del mondo di calcio del 2014 – avevano espresso con forza.

La morte di Campos ha funzionato così come un detonatore, anche se l’effetto esplosivo è conseguenza di un secondo e fondamentale evento: la designazione di Marina Silva, fino a quel momento silenziosa e opaca candidata alla vicepresidenza, a candidata ufficiale del PSB (Partido Socialista Brasileiro) a presidente del Brasile.

Marina Silva, erede del seringueiro2 Chico Mendes, è un simbolo della lotta ambientalista brasiliana. Prima senatrice del PT per il piccolo Stato di Acre e poi ministro dell’Ambiente del primo governo Lula, Marina (come familiarmente tutti la chiamano oggi in Brasile) a causa di divergenze e contrasti si dimise da quell’incarico, per candidarsi successivamente alle elezioni presidenziali del 2008. In quell’occasione, pur non arrivando al ballottaggio, ottenne un sorprendente terzo posto grazie a un “capitale” politico di quasi venti milioni di voti.

Nei sondaggi più recenti, Marina Silva arriva quasi a contendere il primato a Dilma Rousseff: entrambe raggiungono il 30% circa dei consensi, superando e praticamente eliminando dalla scena il candidato del PSDB Aecio Neves, rappresentante delle forze più conservatrici e – almeno fino a poche settimane fa – dei grandi interessi delle élite economiche e finanziarie.

Quest’ultimo è forse il dato più rilevante e significativo, anche se l’inaspettato e repentino exploit della candidata del PSB e la sua possibile vittoria al secondo turno su Dilma (sempre secondo gli ultimi rilevamenti) hanno finito per oscurare la straordinaria débâcle di Aecio Neves.

A questo punto, mentre appare quasi certo un secondo turno tra Dilma e Marina, due donne profondamente diverse nel carattere ma simili nella tenace determinazione in politica, ugualmente incerto sembra essere l’esito finale.

Se a favore di Marina giocano infatti l’effetto “sorpresa e speranza”, oltre che la probabile acquisizione al secondo turno di una buona parte dei voti del candidato del PSDB (in chiave prevalentemente “anti-PT”), a favore di Dilma potrebbero invece rivelarsi determinanti una più potente macchina politica e organizzativa (il governo e il partito, unitamente ai movimenti sociali) e l’emergere di alcune forti contraddizioni insite al progetto politico della sua rivale. Se appaiono chiare, infatti, le scelte in materia sociale e ambientale come anche quelle concernenti la riforma politica ed elettorale, meno nitide sono apparse finora le sue posizioni di politica economica e sui diritti civili, rispetto alle quali Silva sembra essere meno credibile e coerente.

Potremmo quindi assistere a una vittoria al fotofinish. Determinante potrebbe essere ancora una volta la figura di Luiz Inácio Lula da Silva, deciso a impegnarsi in prima persona a sostegno della candidata del PT attraversando tutto il grande Brasile in queste ultime settimane di campagna. Anche se non sarà facile per il “metallurgico” di São Bernardo attaccare duramente l’ex analfabeta della lontana Amazzonia, anche lei figlia (come Lula) di quel Brasile povero ed escluso che oggi rivendica con orgoglio e determinazione un ruolo di attore globale nel mondo e una qualità della vita degna della sesta potenza del pianeta.



[1] Mi scuso per l’autocitazione, tratta dal mio recente articolo “Le forze in campo nelle elezioni in Brasile”, ma si tratta di una delle poche affermazioni a non essere stata stravolta da quanto successo lo scorso agosto in Brasile.

[2] Operaio che estrae il lattice dall’Hevea brasiliensis per la produzione della gomma.

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