L’eccesso di entusiasmo con cui l’Occidente ha accolto la primavera araba stride con la scarsa attenzione dedicata successivamente ai suoi, spesso incerti, esiti. Occorre invece continuare, come Obama ha dimostrato di voler fare, anche se a piccoli passi e nonostante le diverse priorità imposte dalla campagna elettorale, a perseguire la via della riconciliazione fra Islam e mondo occidentale.
Il movimento Occupy Wall Street probabilmente non sopravvivrà a lungo. Esso tuttavia ha avuto il merito di iniziare alla politica una nuova generazione di americani e di riportare al centro del dibattito politico statunitense una questione troppo a lungo trascurata: quella dell’enorme crescita delle diseguaglianze.
La riprogettazione del World Trade Center è frutto della mediazione tra una pluralità di istanze diverse, se non contrastanti. | Di Livio Sacchi per il focus "A dieci anni dall’11 settembre" del numero 7/2011.
Se c’è un ambito che più di altri appare rivelatore di un’acuta crisi della politica è proprio quello dei dilemmi operativi ed etici posti dall’intricato fascio di insicurezze contingenti e strutturali che investe e condiziona le società contemporanee. | di Pasquale Ferrara per il focus "A dieci anni dall’11 settembre" del numero 7/2011.
L’elezione di Obama ha segnato la crisi del paradigma securitario del dopo 11 settembre: oggi, la principale preoccupazione dei cittadini americani riguarda le prospettive economiche e lavorative. Per traghettare l’America in una fase nuova nella quale sia possibile dare una risposta politica a questi problemi, Obama deve sapersi destreggiare fra tre incognite: il ridimensionamento relativo degli Stati Uniti, la crisi sociale interna, la paralisi del sistema politico-istituzionale.
A dieci anni di distanza dagli attentati dell’11 settembre 2001 studiosi ed esperti continuano a interrogarsi sul reale impatto di quell’evento. Sui suoi effetti sulle relazioni internazionali così come sulla politica estera degli Stati Uniti. | Di Mario Del Pero per il focus "A dieci anni dall’11 settembre" del numero 7/2011.
La crisi che ha colpito l’economia mondiale ha portato a un riassestamento degli equilibri di forza tra paesi industrializzati e paesi emergenti. Non solo la Cina ha definitivamente raggiunto lo status di superpotenza, intensificando i rapporti bilaterali con gli Stati Uniti e offrendo prestiti ai paesi in crisi, ma soprattutto la governance internazionale ha trovato una nuova sede: il G20, che coinvolge anche i paesi emergenti nelle decisioni economiche a livello mondiale.
I risultati delle elezioni di metà mandato tenutesi negli Stati Uniti nel novembre del 2010 tracciano un quadro piuttosto chiaro delle sfide che Obama si troverà a fronteggiare nel prossimo biennio. Soltanto con un intervento incisivo a favore della ripresa economica e dell’aumento dell’occupazione il presidente potrà sperare di vincere le elezioni del 2012.
L’India è chiamata oggi a raccogliere le sfide poste dallo sviluppo e ad affrontare, di conseguenza, le grandi disparità economiche e sociali che la caratterizzano. Se dal punto di vista della politica estera la sua crescita è appoggiata dagli Stati Uniti, in politica interna risulta essere vincente l’approccio inclusivo del Partito del Congresso, che mira a creare un nuovo equilibrio tra l’India rurale e l’India all’avanguardia dei nuovi processi globali.