All’inizio dello scorso anno l’anelito verso la dignità e la giustizia sociale aveva fatto riversare centinaia di migliaia di egiziani per le strade. Oggi l’Egitto ha un Parlamento democraticamente eletto, ma è lecito chiedersi se gli obiettivi della rivoluzione siano stati effettivamente raggiunti. Le elezioni hanno realmente sancito la fine del regime e la fine della rivoluzione?
L’eccesso di entusiasmo con cui l’Occidente ha accolto la primavera araba stride con la scarsa attenzione dedicata successivamente ai suoi, spesso incerti, esiti. Occorre invece continuare, come Obama ha dimostrato di voler fare, anche se a piccoli passi e nonostante le diverse priorità imposte dalla campagna elettorale, a perseguire la via della riconciliazione fra Islam e mondo occidentale.
Il 2011 sembra essere stato l’anno della fine di molti regimi, da Ben Ali, a Mubarak, a Gheddafi, a – qualcuno potrebbe essere tentato di aggiungere – Berlusconi. Esistono delle somiglianze fra gli eventi in Nord Africa e quanto accaduto in Italia. Sebbene di diversa natura, le pressioni esterne hanno giocato un ruolo importante in entrambi i casi.
Il voto per eleggere i membri dell’Assemblea costituente tunisina si è svolto, secondo tutti gli osservatori internazionali, nel pieno rispetto delle regole democratiche. La Tunisia, dunque, ha finora dato un segnale positivo, anche se rimane da vedere come riuscirà a coniugare la tradizione islamica e l’indispensabile modernizzazione del paese.
La primavera araba, il relativo ritiro americano dal Mediterraneo, le rinnovate ambizioni francesi e il risveglio turco stanno inevitabilmente cambiando gli equilibri di potere nel Mediterraneo. L’Italia sarà costretta a giocare in difesa.
Il destino della Libia rimane quanto mai incerto. La tenuta del Consiglio nazionale transitorio non è un affare scontato e non si può nemmeno escludere che il Rais riesca a giocare un ruolo destabilizzante anche in futuro. Ma ciò che più conta è che gli equilibri nel Mediterraneo sono in una fase di profondo cambiamento.
La questione cipriota rimane uno dei grandi nodi irrisolti europei. Nuovi negoziati promossi dal segretario generale delle Nazioni Unite fanno sperare in una soluzione condivisa, ma l’asprezza delle recenti dichiarazioni del premier turco Erdoğan rischia di deludere ancora una volta le aspettative di una riunificazione.
Il modello politico turco costituisce un punto di riferimento per i paesi nordafricani in transizione verso un sistemo democratico. L’Unione europea, che grazie ai negoziati per l’adesione della Turchia all’UE ha contribuito al processo di riforma di Ankara, oggi ha l’occasione di rafforzare quel modello proprio ridando slancio ai negoziati.
L’assassinio di Vittorio Arrigoni e l’accordo di principio raggiunto due giorni fa tra Hamas e Fatah hanno riacceso i riflettori sulla Palestina e su Gaza, e sulle terribili condizioni di vita in un disgraziato territorio dove, da 63 anni, si ammassa una popolazione del tutto sproporzionata alle sue dimensioni e risorse.