Pubblichiamo l'articolo di Susanna Camusso del numero 2/2012 di Italianieuropei, in edicola e in libreria dal 14 febbraio.
Eravamo arrivati a Bologna da tutte le province d’Italia. La maggior parte di noi proveniva dalle regioni del Sud: Puglia e Calabria in particolare; la minoranza invece si divideva tra Marche, Toscana, Veneto e chi, come me, aveva lasciato una provincia ai piedi delle Alpi che la crisi del tessile in pochi anni aveva spopolato.
Cesare era il nome di mio padre, nato nel 1915 in terra emiliana, provincia di Reggio Emilia. Figlio di Umberto Grisendi, contadino, da tutti chiamato Berto e di Adele Gualerzi, lui del 1881 e lei del 1886. I bisnonni paterni, anch’essi contadini, si chiamavano Ardemio e Luigia, nati nel 1848 e nel 1852. La famiglia era meglio conosciuta con uno scutmaj, un soprannome: Giavaréina.
Venerdì 14 ottobre, a Torino, l’Associazione Lavoro&Welfare e Italianieuropei organizzano il convegno “Lavoro e Riforme”. Intervengono Cesare Damiano, Giorgio Merlo, Carlo Chiama, Matteo Orfini.
La cooperazione di produzione e lavoro rappresenta oggi una realtà significativa per l’economia del paese, sia sotto il profilo quantitativo sia per le sue peculiarità storiche e per il ruolo che le cooperative stanno esercitando e potranno esercitare nell’economia del dopo crisi, soprattutto nei confronti delle giovani generazioni, aprendo nuove occasioni di auto-imprenditorialità in forma collettiva.
In Italia la crisi si è verificata in un contesto già segnato da bassa partecipazione e persistente debolezza delle donne nel mercato del lavoro, e ha colpito queste ultime più duramente che negli altri paesi. A questa difficile situazione, i policy makers offrono risposte che sembrano rifarsi a una visione stereotipica dei rapporti di genere e della famiglia, senza tenere invece conto del profondo mutamento avvenuto nel comportamento femminile rispetto al mercato del lavoro. | di Chiara Saraceno
Intendiamoci, a me Luciano Bianciardi mi fa una pippa. Prima ho visto il film “La vita agra” di Lizzani, con Ugo Tognazzi e Giovanna Ralli, poi ho letto il libro. Embè? Questo è niente, mi sono detto al termine della lettura, le tue disavventure nel mondo editoriale e culturale sono niente, caro Bianciardi, ovunque tu sia adesso. Ci sarà, no, un paradiso degli scrittori? Anzi no, ti vedo meglio in una specie di purgatorio o addirittura all’inferno.
Cesare era il nome di mio padre, nato nel 1915 in terra emiliana, provincia di Reggio Emilia. Figlio di Umberto Grisendi, contadino, da tutti chiamato Berto e di Adele Gualerzi, lui del 1881 e lei del 1886. I bisnonni paterni, anch’essi contadini, si chiamavano Ardemio e Luigia, nati nel 1848 e nel 1852. La famiglia era meglio conosciuta con uno scutmaj, un soprannome: Giavaréina.