A occhio, il rapido avvicinarsi dell’anniversario dei 150 anni dell’Unità d’Italia avvierà ben presto a portare con sé, insieme alle celebrazioni, un carico assolutamente indesiderato e indesiderabile di polemica, pompa e retorica che arriverà a deviare l’attenzione e ad annoiare tutti molto prima che le italiane e gli italiani possano apprezzare l’importanza e il peso di questa straordinaria ricorrenza.
Un modello di impresa che coniuga mercato e funzione sociale, dove i soci sono al centro della vita della cooperativa: è questa la forza delle cooperative agricole e agroalimentari aderenti a Fedagri-Confcooperative che, anche in questa fase di crisi, sono riuscite a tutelare il lavoro degli associati e la qualità delle produzioni, confermandosi garanzia di sviluppo del territorio, capisaldi a difesa del reddito agricolo e strumenti di buona occupazione.
Negli ultimi tre decenni, le cooperative italiane che operano nei servizi all’impresa e alla persona sono state protagoniste di un indiscusso successo economico. Questo è stato possibile anche grazie all’adozione di un modello organizzativo significativamente differente da quello di coope - rative di altri settori merceologici, fra elementi virtuosi e altri di maggiore problematicità.
La diversità come motivo di orgoglio ma al tempo stesso causa di pregiudizi. Viaggiano su questo asse l’attualità e il futuro della cooperazione di consumatori nel nostro paese. Nate più di centocinquant’anni fa a Torino, le cooperative di consumo possono contare oggi su un fatturato considerevole e su una base sociale di oltre sette milioni e mezzo di persone. Impresa e associazione, valore e mercato.
In India le aziende italiane hanno costituito una presenza importante sin dai primi anni dopo l’indipendenza, in particolare grazie alla presenza di grandi gruppi, a cui è seguita, a partire dagli anni Ottanta, anche una forte crescita delle PMI. Dopo le riforme economiche introdotte in India negli anni Novanta, anche in seguito alla preminenza assunta nell’economia indiana dai servizi rispetto alle attività produttive, il sistema italiano ha perso posizioni. A partire dal 2003 la presenza italiana è cresciuta soprattutto nel settore manifatturiero, che sta conoscendo una ripresa anche in India e promette interessanti prospettive di collaborazione e sviluppo.
Edoardo Nesi, autore del romanzo “Storia della mia gente”, edito da Bompiani, ha vinto il Premio Strega 2011. In questa occasione pubblichiamo il suo racconto “L’Italia e i suoi giovani” apparso su Italianieuropei 5/2010.
Il tasso di lavoro irregolare in Italia è rimasto pressoché costante negli ultimi venticinque anni, nonostante i provvedimenti di repressione, prevenzione, emersione e sanatoria che si sono succeduti. Il sommerso nazionale ha saputo adattarsi a tutte le novità sopraggiunte e alle modifiche strutturali subite dall’economia, compreso il processo di terziarizzazione. Gran parte del lavoro irregolare è infatti concentrato oggi nel settore dei servizi. Ciò dimostra che non siamo di fronte ad un fenomeno legato a effetti congiunturali o conseguenze della globalizzazione, ma ad un problema più generale di cultura della legalità per combattere il quale sarebbe necessario stringere un nuovo patto di civiltà fra tutti gli attori sociali coinvolti.
Il caso dello stabilimento Fiat di Pomigliano è per molti versi del tutto peculiare per via del contesto ambientale in cui si colloca e delle anomalie nella gestione dei rapporti di lavoro che lo caratterizzano. Nonostante ciò esso presenta numerose implicazioni di ordine generale e può anzi essere considerato emblematico di come le pressioni competitive globali impongano al nostro paese scelte difficili fra diversi tipi di protezioni e fra varie aree di welfare.
Nella moderna organizzazione produttiva, la questione della sicurezza nei luoghi di lavoro si intreccia quindi con quella della sicurezza del posto di lavoro. Sicurezza sul lavoro e sicurezza del lavoro costituiscono due terreni che tendono a sovrapporsi e su cui si sta giocando una delle sfide più delicate del moderno riformismo italiano ed europeo.
Aumentare la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili consentirebbe all’Italia non solo di rispettare gli obblighi internazionali che il paese ha assunto, ma anche di diversificare il finora ristretto mix produttivo italiano. Considerato, inoltre, il regime di incentivi previsto dallo Stato, le fonti rinnovabili costituiscono anche un’importante opportunità per gli investitori, tanto privati quanto istituzionali.